Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal palco di Fenix il 20 settembre 2026, ha annunciato una norma che introdurrà la denominazione di 'liceo' anche per gli attuali istituti tecnici e professionali. Il testo è atteso al Consiglio dei ministri di giovedì 24 settembre, insieme al tetto del 30% di studenti stranieri per classe e al divieto di burqa a scuola.
L'annuncio e la norma in arrivo
Meloni ha parlato davanti ai ragazzi di Gioventù Nazionale di 'pari dignità' fra i percorsi: "Chiariamo fin dal nome che sono scuole di pari valore". Il ministro Giuseppe Valditara, pochi giorni prima intervistato da Skuola.net, aveva anticipato che la proposta arriverà con un prossimo decreto legge, dentro la cornice della riforma 4+2 già in vigore. Il testo non è ancora pubblico: non è chiaro se il cambio di denominazione riguarderà tutti gli indirizzi tecnici e professionali o solo alcune filiere considerate strategiche.
Nel provvedimento del 24 settembre confluiscono altre due misure che toccano direttamente la scuola: il limite di alunni stranieri per classe e il divieto del velo integrale. Per il capitolo 'liceo per tutti', invece, il decreto dovrebbe agire su denominazione e percezione, senza modificare quadri orari e piani di studio, che restano regolati dal decreto ministeriale 29 del 19 febbraio 2026 sui nuovi tecnici.
I numeri che raccontano la disparità
Il travaso verso il liceo è in corso da almeno dieci anni. Per il 2026/27 sceglie il liceo il 55,9% degli studenti, un tecnico il 30,8% e un professionale il 13,3%. Nello stesso decennio i licei hanno guadagnato oltre 100mila iscritti e i professionali ne hanno persi 103mila, a fronte di un totale delle superiori statali rimasto sostanzialmente invariato: sono le cifre del dossier Save the Children sui divari fra licei, tecnici e professionali.
Il problema non è solo di iscrizioni ma di percorso. Il tasso di abbandono nei professionali è al 5,3%, quattro volte quello dei licei (1,3%) e superiore al 3,7% dei tecnici. La dispersione complessiva in Italia si ferma all'8,2%, poco sotto la media UE del 9,1%, ma i dati ISTAT su istruzione e dispersione mostrano un divario territoriale netto: 13,7% nelle Isole contro il 6,8% nel Nord Est.
La scelta ha anche una geografia. In Lazio, Sicilia, Abruzzo, Campania, Molise e Umbria oltre il 60% delle famiglie sceglie il liceo; in Veneto ed Emilia-Romagna prevalgono ancora tecnici e professionali; in Lombardia la distribuzione è quasi paritaria. Sulla dispersione pesano poi background familiare e cittadinanza: la quota di giovani fuori dai percorsi formativi sale al 20,7% quando i genitori hanno la sola licenza media e al 26,2% tra i giovani con cittadinanza straniera, contro l'1,1% dei figli di laureati.
Anche la riforma 4+2, che il governo cita come volano dei nuovi tecnici, tocca ancora una quota minoritaria degli iscritti. Le iscrizioni 2026/27 negli istituti tecnici vedono il tecnico al 30,84% delle prime, mezzo punto in meno dell'anno precedente, e il quadriennale 4+2 raddoppia gli iscritti (10.532 contro 5.449) fermandosi però all'1,9% del totale. Il ministero rivendica il successo del modello, ma il quadro complessivo mostra una domanda che si sposta verso i licei e, in misura molto minore, verso i percorsi corti collegati agli ITS Academy.
Cosa cambia davvero nelle aule
Un cambio di nome non tocca quadri orari, esami di Stato, sbocchi universitari o rapporti con le imprese. Il ministero è già intervenuto nella stessa direzione simbolica a settembre, quando Valditara ha annunciato che i tecnici dell'economia del mare saranno riclassificati come licei nella campagna di orientamento, pur mantenendo lo stesso ordinamento. La denominazione anticipa una promessa di riequilibrio che il resto della macchina scolastica non ha ancora messo a terra: risorse per il tempo pieno, orientamento reale in terza media, contrasto all'abbandono negli indirizzi più deboli.
Il Consiglio dei ministri del 24 settembre dirà se il decreto arriverà davvero e con quale perimetro. Nel frattempo la scelta delle famiglie continua a spostarsi verso il liceo, e sono i numeri sull'abbandono a segnare la vera distanza tra un percorso e l'altro.
Domande frequenti
Cosa prevede la proposta di Meloni riguardo la denominazione degli istituti tecnici e professionali?
La proposta di Meloni prevede di introdurre la denominazione di 'liceo' anche per gli attuali istituti tecnici e professionali, con l'obiettivo di riconoscere pari dignità a tutti i percorsi scolastici.
Il cambio di nome comporterà modifiche ai piani di studio o agli esami di Stato?
No, il cambio di denominazione non comporterà modifiche ai quadri orari, ai piani di studio, agli esami di Stato o agli sbocchi universitari; si tratta di una misura di natura simbolica.
Come si distribuiscono le scelte degli studenti tra licei, tecnici e professionali per l'anno 2026/27?
Per il 2026/27, il 55,9% degli studenti ha scelto il liceo, il 30,8% un istituto tecnico e il 13,3% un istituto professionale.
Quali sono le principali criticità evidenziate nei percorsi tecnici e professionali rispetto ai licei?
I principali problemi riguardano il più alto tasso di abbandono scolastico nei professionali (5,3%) rispetto ai licei (1,3%) e ai tecnici (3,7%), oltre a una minore attrattività di questi percorsi rispetto ai licei.
Il cambio di denominazione interesserà tutti gli indirizzi tecnici e professionali?
Non è ancora chiaro se il cambio di denominazione riguarderà tutti gli indirizzi tecnici e professionali o solo alcune filiere considerate strategiche; il testo definitivo del decreto non è ancora pubblico.
La riforma 4+2 sta incidendo significativamente sulle iscrizioni agli istituti tecnici?
La riforma 4+2, pur avendo visto un aumento degli iscritti, riguarda ancora una quota minoritaria degli studenti, rappresentando solo l'1,9% del totale delle prime iscrizioni negli istituti tecnici.