Il decreto del ministro Giuseppe Valditara del 2 settembre 2026 destina 20 milioni di euro all'acquisto di dispositivi di raffrescamento per le aule. Divisi tra i 33.825 edifici scolastici attivi censiti dal Ministero, valgono 591 euro a struttura: meno del prezzo di un singolo condizionatore split da parete.
I 20 milioni divisi per 33.825 edifici
Il contributo, annunciato con l'Avviso ministeriale n. 63557 del 4 settembre, è destinato all'acquisto di apparecchi di raffrescamento. La platea è fissata dall'Anagrafe dell'Edilizia Scolastica: 42.292 edifici totali, di cui 33.825 effettivamente attivi. Un climatizzatore split da 12.000 BTU costa fra 500 e 900 euro solo di apparecchio, a cui vanno aggiunti installazione, opere murarie e collaudo elettrico. Mario Rusconi, presidente dell'ANP Roma, ha citato in diretta televisiva un caso concreto: la sostituzione degli infissi in un solo istituto superiore della capitale sarebbe costata oltre 100.000 euro, cioè cinque volte il totale nazionale disponibile per ogni singolo edificio. Il 55% degli edifici censiti è stato costruito prima del 1976, quando la coibentazione non era prevista dalle norme edilizie.
Il paletto dei 200 giorni di lezione
Sul rinvio dell'inizio delle lezioni, invocato dalla FLC CGIL e da alcune sigle studentesche, Rusconi si è detto scettico. La ragione è normativa: il Decreto legislativo 297/1994 su Normattiva all'articolo 74 comma 3 stabilisce che «allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni». Un anno scolastico ordinario, con inizio a metà settembre e chiusura fra 8 e 12 giugno, oggi ne conta 208-210 al netto di domeniche e festività nazionali. Il margine effettivo per posticipare l'avvio senza cambiare la legge è quindi di 5-8 giorni, non i 15-20 discussi in queste ore. Oltre quella soglia servirebbe intaccare le vacanze di Natale o Pasqua, con l'effetto collaterale sul turismo che Rusconi ha messo in cima alle sue obiezioni.
Le regioni hanno competenza sul calendario scolastico regione per regione e i decreti chiave, ma non possono scendere sotto la soglia dei 200 giorni fissata dallo Stato. Il calendario adottato dalla Regione Lazio per il 2026/27, per esempio, prevede lezioni dal 15 settembre 2026 al 10 giugno 2027 per 205 giorni effettivi: un posticipo di cinque giorni riporterebbe l'attività appena sopra la soglia minima ma cancellerebbe qualsiasi margine per giornate perse per maltempo, scioperi o chiusure d'urgenza. La Regione Sicilia ha già escluso un rinvio generalizzato, delegando ai singoli territori la valutazione del disagio da calore.
Cosa cambia per gli istituti
Le scuole interessate ai fondi devono presentare domanda secondo la procedura descritta nel comunicato del Ministero dell'Istruzione sui 20 milioni per il raffrescamento. Il perimetro copre solo l'acquisto di apparecchi, non gli interventi strutturali: sostituzione infissi, coibentazione dei tetti e ventilazione meccanica restano a carico degli enti proprietari, cioè Comuni per il primo ciclo e Province o Città metropolitane per gli istituti superiori. La distinzione pesa perché il caldo nelle aule dipende più dall'involucro edilizio che dalla presenza di uno split.
Sul fronte edilizia il PNRR ha aggiunto capacità di offerta con oltre 200 nuove scuole in vista del 2026/27, ma il ricambio del patrimonio resta marginale rispetto ai 42.000 edifici esistenti. Le famiglie, nel frattempo, si trovano davanti a un calendario che già perde quattro festività nel 2026/27 rispetto agli anni precedenti: qualsiasi ulteriore taglio a Natale o Pasqua andrebbe negoziato in Conferenza Stato-Regioni. Il Ministero ha promesso anche un piano più ampio di efficientamento energetico degli edifici, ancora senza copertura finanziaria dedicata.
Il passaggio politico successivo è la manovra di bilancio autunnale, in discussione al Parlamento entro il 20 ottobre: Rusconi ha chiesto un intervento pluriennale sull'edilizia scolastica, senza il quale i 591 euro pro edificio resteranno una toppa stagionale, buona per un anno ma non per il ricambio strutturale del patrimonio.
Domande frequenti
A quanto ammonta il contributo destinato alle scuole per il raffrescamento delle aule?
Il contributo è di 591 euro per ciascuno dei 33.825 edifici scolastici attivi, per un totale complessivo di 20 milioni di euro destinati all'acquisto di dispositivi di raffrescamento.
Cosa copre esattamente il finanziamento per il raffrescamento scolastico?
Il finanziamento copre esclusivamente l'acquisto di apparecchi di raffrescamento, come condizionatori, ma non include i costi per installazione, opere murarie, collaudo elettrico o interventi strutturali come infissi o coibentazione.
È possibile posticipare l'inizio delle lezioni per evitare il caldo eccessivo?
Il posticipo è limitato dalla legge che stabilisce almeno 200 giorni di lezione annuali. Attualmente il margine effettivo per spostare l'inizio è di soli 5-8 giorni, oltre i quali bisognerebbe ridurre le vacanze di Natale o Pasqua.
Chi è responsabile degli interventi strutturali sugli edifici scolastici?
Gli interventi strutturali, come la sostituzione degli infissi o la coibentazione, restano a carico degli enti proprietari: i Comuni per il primo ciclo e le Province o Città metropolitane per gli istituti superiori.
Qual è la situazione del patrimonio edilizio scolastico in Italia?
Oltre il 55% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1976, spesso senza coibentazione, e il ricambio del patrimonio è molto limitato rispetto ai 42.000 edifici esistenti, nonostante i nuovi progetti previsti dal PNRR.
Le regioni possono modificare liberamente il calendario scolastico?
Le regioni hanno competenza sul calendario scolastico, ma non possono scendere sotto la soglia minima di 200 giorni di lezione fissata dallo Stato, e ogni variazione significativa richiede accordi in sede di Conferenza Stato-Regioni.