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Guerra in Iran, ipotesi Dad per le scuole? Valditara chiude la porta: «Non è contemplata»
Scuola

Guerra in Iran, ipotesi Dad per le scuole? Valditara chiude la porta: «Non è contemplata»

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La crisi energetica e il caro-vita legati al conflitto iraniano riaccendono il dibattito sulla didattica a distanza. Ma il fronte del no è compatto: dal Ministero ai sindacati, dalle associazioni dei genitori alle reti per la scuola in presenza.

Lo scenario: tra caro-carburante e fine anno scolastico

La guerra in Iran sta producendo effetti a catena che arrivano fin dentro le aule scolastiche italiane. Non bombe, fortunatamente, ma qualcosa di altrettanto insidioso per la quotidianità delle famiglie: scarsità di carburante, rincari energetici e un caro-vita che erode i bilanci domestici settimana dopo settimana. In questo contesto, con le ultime settimane dell'anno scolastico 2025/2026 ancora da completare, qualcuno ha rievocato lo spettro della didattica a distanza come possibile soluzione per alleggerire i costi di spostamento e ridurre i consumi.

Una proposta che, stando a quanto emerge dal dibattito pubblico di queste ore, non ha trovato praticamente nessun sostenitore tra i protagonisti del mondo dell'istruzione.

Valditara: la Dad non è nel piano del governo

Il primo a pronunciarsi è stato il diretto interessato. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tagliato corto con una dichiarazione netta: la didattica a distanza non è contemplata nel piano del governo per fronteggiare le ricadute della crisi iraniana sulla vita scolastica.

Nessuna ambiguità, nessuna porta lasciata socchiusa. Una posizione coerente, va detto, con la linea che il titolare di Viale Trastevere ha tenuto fin dal suo insediamento, quando ha più volte ribadito la centralità della scuola in presenza come pilastro educativo. Lo stesso ministro, del resto, è impegnato su più fronti nella ridefinizione del sistema scolastico, come dimostra il Ritorno alla valutazione per i dirigenti scolastici: il nuovo decreto del ministro Valditara, segno di un approccio che punta a rafforzare la struttura organizzativa degli istituti, non a svuotarla.

La presa di posizione ministeriale ha raccolto il plauso di Suor Anna Monia Alfieri, figura di riferimento nel dibattito sulla libertà educativa e sulla parità scolastica, che ha elogiato pubblicamente la fermezza del ministro. Per Alfieri, tornare alla Dad significherebbe commettere lo stesso errore che si è commesso durante la pandemia: sacrificare i più fragili sull'altare di una presunta praticità.

Le associazioni in trincea: mai più a distanza

Se dal Ministero il messaggio è chiaro, dal mondo associativo arriva un coro altrettanto univoco. La Rete della scuola in presenza, che raccoglie genitori, insegnanti e pedagogisti, ha ribadito la propria contrarietà assoluta a qualsiasi ipotesi di ritorno alla Dad.

Le motivazioni sono note, ma non per questo meno urgenti. Le associazioni citano il disagio psicologico che la didattica a distanza ha provocato negli studenti durante gli anni della pandemia: isolamento sociale, calo della motivazione, aumento dei disturbi d'ansia e dell'abbandono scolastico. Ferite che, a distanza di anni, non si sono ancora del tutto rimarginate.

"La Dad ha rappresentato un'emergenza nell'emergenza", è la sintesi che circola tra i rappresentanti della Rete. E un'emergenza, per quanto grave, non può diventare la risposta predefinita a ogni nuova crisi. Il rischio, avvertono, è quello di normalizzare uno strumento che dovrebbe restare eccezionale.

Peraltro, il sistema scolastico italiano è oggi chiamato a confrontarsi con sfide di innovazione didattica ben più strutturali, come quelle legate all'integrazione dell'intelligenza artificiale nella scuola e alla revisione delle Indicazioni Nazionali per la didattica. Sfide che richiedono presenza, relazione, laboratorio. Non schermi accesi in cameretta.

Anief: la presenza non si tocca

Anche il fronte sindacale si è schierato senza esitazioni. Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief, ha affermato che la scuola non dovrebbe mai sospendere le lezioni in presenza, nemmeno di fronte a scenari emergenziali come quello attuale.

Una posizione che non nasce oggi. L'Anief è stata tra le organizzazioni sindacali più critiche nei confronti della Dad durante il periodo pandemico, denunciando le disuguaglianze digitali tra studenti, l'inadeguatezza delle infrastrutture tecnologiche di molti istituti e il sovraccarico di lavoro per i docenti, costretti a reinventare la propria professionalità senza formazione adeguata e senza strumenti.

Pacifico ha insistito su un punto cruciale: se il problema è il caro-carburante che impedisce alle famiglie di accompagnare i figli a scuola o che grava sui costi del trasporto pubblico locale, la risposta deve essere economica e sociale, non didattica. Sussidi, agevolazioni, potenziamento del trasporto scolastico. Non la chiusura delle aule.

Il nodo irrisolto: come affrontare l'emergenza senza chiudere le scuole

Resta però la domanda di fondo, che nessuna dichiarazione di principio può eludere del tutto: come si garantisce il diritto allo studio quando una famiglia fatica a permettersi il pieno di benzina per portare i figli a scuola?

Il fronte del no alla Dad è compatto e motivato. Ma la compattezza del rifiuto non equivale, di per sé, a una soluzione. Le ultime settimane dell'anno scolastico 2025/2026 si avvicinano, gli scrutini sono dietro l'angolo, e per molti studenti, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri mal collegati, il problema della mobilità è concreto, quotidiano.

Il governo, a questo punto, è chiamato a mettere in campo risposte operative. Il ministro Valditara ha escluso la Dad, e su questo c'è consenso trasversale. Ma escludere non basta. Servono misure di sostegno mirate, un raccordo con gli enti locali responsabili del trasporto scolastico, eventualmente fondi straordinari per le famiglie in difficoltà.

La scuola in presenza è un valore. Su questo, per una volta, sono tutti d'accordo. Ora si tratta di renderlo un valore accessibile a tutti, anche in tempi di guerra.

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 07:21

Domande frequenti

Perché si è parlato di un possibile ritorno alla didattica a distanza (Dad) nelle scuole italiane?

La proposta è emersa a causa degli effetti indiretti della guerra in Iran, come l'aumento del costo del carburante e delle difficoltà economiche che colpiscono le famiglie, inducendo alcuni a pensare alla Dad come soluzione per ridurre i costi di trasporto scolastico.

Qual è la posizione del Ministro Valditara riguardo alla Dad come risposta all'emergenza attuale?

Il Ministro Valditara ha dichiarato chiaramente che la didattica a distanza non è contemplata dal governo per fronteggiare la crisi, ribadendo la centralità della scuola in presenza come pilastro educativo.

Quali sono le principali critiche delle associazioni e dei sindacati alla Dad?

Le associazioni e i sindacati sottolineano i danni psicologici e sociali causati dalla Dad durante la pandemia, come isolamento, calo della motivazione e aumento dell'abbandono scolastico, oltre alle disuguaglianze digitali e all'inadeguatezza delle infrastrutture.

Quali alternative alla Dad vengono proposte per affrontare il caro-carburante e le difficoltà di trasporto scolastico?

Le organizzazioni suggeriscono misure economiche e sociali, come sussidi, agevolazioni e potenziamento del trasporto scolastico, invece di ricorrere alla Dad, per sostenere le famiglie e garantire la scuola in presenza.

Come si intende garantire il diritto allo studio per gli studenti che hanno difficoltà a raggiungere la scuola?

Il governo è chiamato a mettere in campo soluzioni operative, come il raccordo con gli enti locali e l'erogazione di fondi straordinari, per assicurare che tutti gli studenti possano frequentare la scuola in presenza anche in tempi di crisi.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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