Il ministero dell'Istruzione respinge le ricostruzioni di un taglio da 193 milioni al Fondo nazionale 0-6 e indica una dotazione in crescita per il 2026. Secondo il MIM le risorse passano da 275,7 milioni del 2025 a 288,8 milioni del 2026, con ulteriori 2 milioni previsti in ciascuna delle annualità 2027 e 2028. La contestazione riguarda un articolo apparso sulla stampa che aveva ricondotto la manovra a un ridimensionamento del fondo dedicato ai servizi educativi per la fascia 0-6 anni.
I numeri della smentita
Le precisazioni arrivano da Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, e da Simona Montesarchio, Capo Dipartimento per le risorse, l'organizzazione e l'innovazione digitale nonché Direttore Generale reggente dell'unità di missione per il PNRR. Le due dirigenti sostengono che non esiste alcun taglio da 193 milioni al Fondo 0-6 e collegano la cifra circolata sulla stampa alla rimodulazione del criterio legato agli utenti effettivi dei servizi educativi già attivati in tutte le regioni, quantificata in 29 milioni. Il resto della dotazione, ricordano, resta ancorato alla funzione ordinaria del fondo. Nel confronto tra i due esercizi, il differenziale positivo tra 2025 e 2026 supera i 13 milioni di euro, mentre l'aggiornamento riguarda anche il 2027 e il 2028 con un incremento annuo di 2 milioni.
Il nodo del riparto tra regioni
Il ministero distingue il Fondo nazionale 0-6 dal Fondo speciale per l'equità del livello dei servizi (FESL): il primo, chiariscono Palumbo e Montesarchio, non nasce per aprire nuovi nidi ma per la gestione degli asili già in funzione e per la qualità dell'offerta educativa alla fascia 0-6 anni. Per questo, aggiungono, è sbagliato leggere la proposta di riparto come indicazione sull'attivazione di nuovi posti. Il criterio in discussione recepisce una richiesta di ANCI e Coordinamento delle Regioni di ancorare le risorse alle spese effettivamente sostenute per l'offerta del servizio, aumentate anche grazie ai posti attivati con l'impiego dei fondi PNRR. Il piano, ricordano ancora le due dirigenti, è in fase di mera istruttoria ed è stato elaborato da un gruppo di lavoro tecnico composto da rappresentanti del ministero, del Coordinamento delle Regioni e di ANCI, a seguito di lunghe interlocuzioni tra le parti coinvolte.
Il documento sarà definito in Conferenza Unificata, sede in cui il ministero, le regioni e i comuni negozieranno i contenuti finali del riparto. Il MIM ricorda inoltre che il precedente Piano d'azione nazionale 2021-2025, adottato dal precedente governo, già prevedeva la decadenza della quota perequativa in caso di risorse non programmate entro i termini condivisi. Le risorse pubbliche, aggiungono le dirigenti, vanno assegnate agli enti locali per offrire servizi ai cittadini anziché restare ferme nel bilancio dello Stato. Sull'esito del passaggio in Conferenza Unificata si misurerà la ripartizione effettiva tra i territori e la traduzione operativa del nuovo criterio proporzionale ai servizi attivi.
Domande frequenti
Il Fondo nazionale 0-6 subirà davvero un taglio nei prossimi anni?
No, secondo il Ministero dell'Istruzione non ci sarà alcun taglio; anzi, le risorse aumenteranno passando da 275,7 milioni nel 2025 a 288,8 milioni nel 2026, con ulteriori incrementi previsti per il 2027 e 2028.
A cosa sono destinate le risorse del Fondo nazionale 0-6?
Le risorse sono destinate alla gestione degli asili e al miglioramento della qualità dell'offerta educativa per la fascia 0-6 anni, non all'apertura di nuovi nidi.
Qual è la differenza tra il Fondo nazionale 0-6 e il Fondo speciale per l'equità del livello dei servizi (FESL)?
Il Fondo nazionale 0-6 finanzia i servizi educativi già in funzione e la qualità dell'offerta educativa, mentre il FESL ha finalità diverse legate all'equità dei servizi.
Come viene stabilito il riparto delle risorse del Fondo 0-6 tra le regioni?
Il riparto è in fase di discussione e tiene conto delle spese effettivamente sostenute per i servizi già attivi, anche grazie ai posti creati con i fondi PNRR. La proposta sarà definita in Conferenza Unificata tra ministero, regioni e comuni.
Cosa succede se le risorse non vengono programmate entro i termini previsti?
Il Piano d'azione nazionale 2021-2025 prevede la decadenza della quota perequativa in caso di mancata programmazione delle risorse entro i termini condivisi, così da garantire l'effettivo utilizzo dei fondi per i servizi ai cittadini.
Qual è il ruolo di ANCI e del Coordinamento delle Regioni nella definizione dei criteri del fondo?
ANCI e il Coordinamento delle Regioni hanno chiesto di ancorare le risorse alle spese effettivamente sostenute per l'offerta del servizio, contribuendo all'elaborazione dei nuovi criteri attraverso un gruppo di lavoro tecnico.