Cinquecento euro l'anno. Tanto vale la Carta del docente, il beneficio per la formazione professionale degli insegnanti. Per oltre un decennio gli insegnanti a tempo determinato ne sono stati esclusi per legge, e molti hanno dovuto ricorrere al giudice per ottenere cio' che spettava ai colleghi di ruolo. Adesso che il contenzioso e' chiuso, i dati del Ministero raccontano il conto finale: 184,3 milioni di euro gia' rimborsati su 112.258 sentenze eseguite dal 2022, con una media di 1.641 euro per ciascuna esecuzione.
La smentita del MIM e i numeri al centro della polemica
Il 16 maggio 2026 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato una nota ufficiale MIM del 16 maggio 2026 in risposta all'articolo de Il Manifesto del 15 maggio, che ipotizzava un rischio di danno erariale e spese legali fino a 1,5 miliardi di euro. I capi dipartimento Carmela Palumbo e Simona Montesarchio hanno definito quella stima "del tutto priva di fondamento", citando i dati interni: 150 milioni di euro complessivi in tre anni, pari a 50 milioni l'anno di media.
Il dettaglio decisivo e' pero' in una precisazione della stessa nota: i 150 milioni non riguardano solo la Carta del docente, ma comprendono tutti i contenziosi gestiti sia dal Ministero sia dalle scuole per altre situazioni. Dalla documentazione pubblica disponibile non e' possibile isolare con precisione quanto di quella cifra sia attribuibile esclusivamente ai ricorsi dei precari per il beneficio formativo.
184 milioni rimborsati: il costo della norma del 2015 in cifre
I dati piu' concreti vengono dai rimborsi gia' erogati: 184.363.741 euro, distribuiti tra le 112.258 sentenze eseguite da fine 2022. La divisione porta a una media di 1.641 euro per esecuzione, su un beneficio originario di 500 euro l'anno. La differenza si spiega con il fatto che molte sentenze hanno coperto piu' annualita': anni di esclusione accumulati dal 2015, quando la norma discriminatoria fu introdotta, al momento in cui ciascun docente ha ottenuto il riconoscimento giudiziale.
La radice del contenzioso e' una legge del 2015 che aveva assegnato il beneficio esclusivamente agli insegnanti a tempo indeterminato. I tribunali hanno nel tempo riconosciuto quella scelta come discriminatoria nei confronti del personale precario, aprendo la strada a decine di migliaia di ricorsi. Il Governo ha poi chiuso il problema stanziando 281 milioni aggiuntivi per estendere il beneficio a tutti i docenti a tempo determinato: cifra che si avvicina ai 184 milioni gia' restituiti in rimborsi da sentenze.
Per l'anno scolastico 2025-2026 la platea dei beneficiari e' di oltre un milione di docenti, 253.000 in piu' rispetto alla platea originaria. Il Ministero ha dichiarato di aver eliminato definitivamente il contenzioso, prevenendo la formazione di nuovi ricorsi. Parallelamente, il dialogo tra il MIM e le organizzazioni sindacali prosegue su altri fronti del lavoro scolastico: l'incontro tra Ministero e sindacati sull'avvio dei corsi di specializzazione per il sostegno ne e' un esempio recente.
Cosa cambia per i docenti precari
Con la platea ampliata, i docenti a tempo determinato con contratto fino al 30 giugno o al 31 agosto sono ora inclusi tra i beneficiari. Il beneficio vale 500 euro per anno scolastico e si spende su piattaforme dedicate per acquistare libri, iscriversi a corsi di aggiornamento e acquistare materiali didattici. Per orientarsi nelle modalita' di gestione delle spese scolastiche, utile anche la guida alle erogazioni liberali e ai pagamenti su PagoOnline.
Per i precari che hanno gia' vinto una causa, i rimborsi proseguono: le 112.258 esecuzioni completate dal 2022 includono situazioni con piu' annualita'. Chi e' ancora in attesa di liquidazione puo' rivolgersi all'ufficio scolastico regionale competente per verificare lo stato della propria pratica.
Il quadro delle condizioni di lavoro dei docenti va oltre la sola questione economica: episodi come l'aggressione a una docente a Padova che ha preoccupato il mondo scolastico ricordano che i problemi della categoria non si esauriscono nelle dispute sui rimborsi.
La disputa sulle cifre tra il Ministero e Il Manifesto non e' del tutto risolta: quanto delle spese legali ministeriali sia imputabile specificamente al beneficio formativo dei precari resta un dato che i documenti pubblici disponibili non permettono di isolare. I 184,3 milioni gia' erogati sono pero' una misura concreta del costo che ha avuto, per le casse pubbliche, aver escluso per anni i precari da 500 euro annui di formazione.
Domande frequenti
Che cos'è la Carta del docente e a chi spetta ora?
La Carta del docente è un beneficio annuale di 500 euro destinato alla formazione professionale degli insegnanti. Ora spetta anche ai docenti a tempo determinato con contratto fino al 30 giugno o al 31 agosto, oltre che ai docenti di ruolo.
Perché i docenti precari sono stati esclusi dalla Carta del docente e cosa è successo dopo?
Dal 2015 una norma aveva escluso i docenti precari dal beneficio, riservandolo ai soli insegnanti di ruolo. Questa scelta è stata ritenuta discriminatoria dai tribunali, portando a migliaia di ricorsi e successivi rimborsi da parte dello Stato.
Quanto è costato finora allo Stato il contenzioso relativo alla Carta del docente per i precari?
Sono stati già rimborsati 184,3 milioni di euro su 112.258 sentenze eseguite dal 2022, con una media di 1.641 euro per esecuzione. Questa cifra rappresenta il costo concreto delle sentenze favorevoli ai precari esclusi dal beneficio.
Come possono utilizzare la Carta del docente i precari inclusi?
I docenti precari possono spendere i 500 euro annuali su piattaforme dedicate per acquistare libri, iscriversi a corsi di aggiornamento e acquistare materiali didattici. È disponibile una guida pratica alle modalità di gestione delle spese scolastiche.
Cosa deve fare un docente precario che ha vinto la causa ma non ha ancora ricevuto il rimborso?
Il docente può rivolgersi all'ufficio scolastico regionale competente per verificare lo stato della sua pratica e ottenere informazioni sulla liquidazione del rimborso.
La disputa sulle cifre tra Ministero e Il Manifesto è stata chiarita?
Non completamente: il Ministero ha smentito le stime di danno erariale avanzate dalla stampa, ma i dati pubblici disponibili non permettono di isolare con precisione le spese legali attribuibili solo ai ricorsi dei precari per la Carta del docente.