Dal 2027/2028 nelle classi prime di primaria, media e superiore gli alunni con cittadinanza non italiana e senza alcuni anni di scuola in Italia non potranno superare il 30% per aula. Lo prevede il D.L. 170/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre. I COBAS parlano di «meccanismo di controllo» sui genitori stranieri, ma i numeri raccontano una geografia asimmetrica: la norma impatta quasi solo le scuole del Nord.
Cosa dicono gli articoli 12 e 13
Il Decreto-Legge 170/2026 su Gazzetta Ufficiale interviene su due fronti. L'articolo 13 fissa il tetto del 30% nelle classi prime a partire dal 2027/2028: alla primaria il limite riguarda gli alunni stranieri non nati in Italia e senza almeno due anni di scuola dell'infanzia, alle medie e superiori gli studenti che non hanno frequentato con esito positivo almeno tre anni di scuola italiana. In caso di sforamento, gli Uffici scolastici territoriali ridistribuiscono gli iscritti tra istituti vicini, rispettando la prossimità al domicilio.
L'articolo 12 obbliga le scuole a segnalare ai servizi sociali le barriere linguistiche persistenti dei genitori stranieri: scatta un percorso gratuito di italiano al CPIA fino al livello A2 del QCER. Il mancato svolgimento, dopo una diffida di 30 giorni, è punito con sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro irrogata dal prefetto. Lo stesso importo si applica, per volto coperto durante le attività scolastiche, a chi partecipa senza consentire il riconoscimento del volto, con accertamento del dirigente scolastico.
Un tetto che riguarda quasi solo il Nord
Sui numeri la nuova regola è asimmetrica. Nell'anno scolastico 2024/2025 gli alunni con cittadinanza non italiana in Italia sono 931.323, l'11,6% degli iscritti. La distribuzione però è concentratissima: oltre il 65% frequenta scuole del Nord, il 21,4% al Centro, il 9,5% al Sud e il 3,8% nelle Isole.
Il rapporto ISMU 2025 conta 33.222 classi che già superano il 30% di studenti stranieri, il 9,1% del totale nazionale. Al Nord la soglia è superata nel 17% delle classi, al Centro nel 9%, al Sud e nelle Isole appena nell'1-2%. La prima regione per incidenza è l'Emilia-Romagna con il 18,4% di alunni stranieri, seguita da Lombardia (17,1%, 231.819 iscritti in valore assoluto), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%). In concreto, la redistribuzione forzata degli iscritti riguarderà quasi solo le scuole dell'arco Milano-Bologna, mentre in Calabria o Basilicata l'impatto sarà trascurabile.
I CPIA e i 420 euro per classe
Per accompagnare la norma, l'articolo 13 istituisce un fondo di 3,4 milioni di euro per il 2027 e di 14,139 milioni dal 2028, destinato alle scuole che non riescono a rispettare il tetto, per potenziare l'italiano come lingua seconda con attività extracurricolari. Diviso per le 33.222 classi oggi oltre soglia, lo stanziamento vale circa 425 euro all'anno per classe: meno del costo di un corso di quaranta ore con un docente qualificato. Una cifra marginale rispetto ai 22 miliardi di euro che il governo rivendica di aver mobilitato in quattro anni per la scuola.
Sul fronte dei CPIA, su cui ricade sia l'accertamento sia l'erogazione dei corsi obbligatori, i numeri sono eloquenti. Nel 2025/2026 i Centri hanno accolto 184.946 adulti stranieri nei corsi di italiano, con 3.690 corsi di livello A1 e 6.372 di A2. La rete poggia su 130 CPIA e circa 2.200 sedi tra sedi associate e punti erogativi nelle scuole superiori. Ma i docenti titolari della classe di concorso A023 (italiano per persone di lingua straniera) sono solo 354 in tutta Italia: la gran parte dell'insegnamento è coperta da maestri della primaria e docenti della secondaria di primo grado in utilizzo, con posti vacanti e liste d'attesa già diffuse negli sportelli di accoglienza.
Il banco di prova sarà settembre 2027: entro quella data gli Uffici scolastici regionali dovranno costruire mappe di prossimità, calcolare la capienza residua di ogni istituto e definire i meccanismi di redistribuzione, mentre i CPIA aspettano le circolari attuative per gestire diffide, certificazioni A2 e segnalazioni al prefetto.
Domande frequenti
Cosa prevede il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle scuole italiane?
Dal 2027/2028, nelle classi prime di primaria, media e superiore, gli alunni con cittadinanza non italiana e senza alcuni anni di scuola in Italia non potranno superare il 30% per aula, secondo il D.L. 170/2026.
Quali sono le conseguenze per le scuole che superano il limite del 30% di alunni stranieri?
In caso di sforamento, gli Uffici scolastici territoriali ridistribuiranno gli iscritti tra istituti vicini, rispettando la prossimità al domicilio, per garantire il rispetto del tetto previsto dalla norma.
Come viene supportato l'apprendimento della lingua italiana per genitori e studenti stranieri?
Le scuole sono obbligate a segnalare le barriere linguistiche persistenti dei genitori stranieri ai servizi sociali, attivando corsi gratuiti di italiano presso i CPIA fino al livello A2; il mancato svolgimento comporta una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro.
Quali regioni italiane saranno maggiormente interessate dalla nuova normativa sul tetto agli alunni stranieri?
La norma avrà impatto quasi esclusivamente sulle scuole del Nord, in particolare nell'arco Milano-Bologna, dove la percentuale di studenti stranieri è significativamente più alta rispetto al Centro, Sud e Isole.
Quali risorse economiche sono state stanziate per attuare questa normativa e come verranno distribuite?
È stato istituito un fondo di 3,4 milioni di euro per il 2027 e di 14,139 milioni dal 2028, destinato alle scuole che non riescono a rispettare il tetto; suddiviso per le classi coinvolte, lo stanziamento equivale a circa 425 euro all'anno per classe.
Quali sono le principali criticità evidenziate nella gestione dei corsi di italiano per stranieri?
Le principali criticità riguardano il numero limitato di docenti specializzati (A023) e la presenza di posti vacanti e liste d'attesa nei CPIA, rendendo difficoltosa l'erogazione dei corsi obbligatori previsti dalla normativa.