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In 20 anni il melanoma è raddoppiato in Italia: crema solare non basta
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In 20 anni il melanoma è raddoppiato in Italia: crema solare non basta

15.000 nuovi casi l'anno: il melanoma in Italia è raddoppiato in 20 anni. Uno studio McGill ribalta la prevenzione: chi usa solo la crema rischia di più.

Quasi 15.000 nuovi casi ogni anno, più del doppio rispetto a vent'anni fa. Il melanoma è il terzo tumore più diagnosticato in Italia nella fascia sotto i 50 anni, in entrambi i sessi, e l'incidenza continua ad aumentare. I dati di AIOM e AIRTUM del 2025 confermano una crescita costante che la sola prevenzione basata sui filtri solari non riesce a rallentare.

I numeri del melanoma in Italia

Il rapporto «I numeri del cancro in Italia 2025», curato da AIOM, AIRTUM e AIRC, stima quasi 15.000 nuove diagnosi di melanoma l'anno nel nostro Paese, con circa il 55% dei casi negli uomini. In vent'anni i numeri sono più che raddoppiati: all'inizio degli anni Duemila le stime si aggiravano intorno ai 6.000-7.000 casi annui. La malattia colpisce prevalentemente la fascia tra i 30 e i 60 anni, ma l'incidenza è in crescita anche tra gli adolescenti, dove melanoma e tumori della tiroide risultano tra i più diagnosticati.

La causa principale è documentata: circa 9 casi su 10 sono riconducibili a un'eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti. «Scottarsi anche solo una volta ogni due anni può triplicare il rischio di melanoma», spiega Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di Oncologia melanoma all'Istituto Tumori Pascale di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. Un dato spesso sottovalutato riguarda la finestra temporale di rischio: secondo la scheda melanoma dell'Istituto Superiore di Sanità, i raggi UV sono pericolosi per la pelle dalla metà di marzo alla metà di ottobre, anche in presenza di cielo coperto o temperature fresche.

Il paradosso della crema solare

Il punto più controverso della ricerca recente riguarda lo strumento di protezione più diffuso. I ricercatori della McGill University hanno incrociato i risultati di due studi indipendenti: uno condotto su campioni nelle province atlantiche del Canada, pubblicato sulla rivista Cancers, e uno basato sui dati della UK Biobank, pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. Il dato emerso è controintuitivo: l'uso di creme solari è risultato associato a un rischio più che raddoppiato di sviluppare il cancro della pelle rispetto a chi non le utilizza come unico presidio.

La spiegazione non riguarda la composizione dei prodotti, ma i comportamenti che essi inducono. Chi si affida ai filtri solari tende a restare esposto al sole più a lungo, a non applicare una quantità sufficiente di prodotto o a non rinnovarlo dopo il bagno o la sudorazione. Il risultato è un falso senso di sicurezza che porta, in modo paradossale, a un'esposizione cumulativa ai raggi UV più elevata. La crema solare resta uno strumento utile, ma è efficace solo se usata correttamente e abbinata ad altre misure di protezione fisica.

Abbigliamento come prima difesa e il fattore clima

La campagna «Vestiti di prevenzione», lanciata dalla Fondazione Melanoma Onlus in occasione della Giornata nazionale del 2 maggio, propone l'abbigliamento come primo dispositivo di protezione individuale contro i raggi UV. A differenza della crema solare, un indumento non scade, non viene dilavato dal sudore e garantisce una protezione fisica costante. Dati di Cancer Research UK documentano una netta differenza di genere nella localizzazione dei tumori: circa il 40% dei casi maschili compare sul dorso - schiena, petto e addome, legati all'abitudine di stare a torso nudo - mentre il 35% dei casi femminili interessa le gambe.

Il cambiamento climatico aggrava il quadro in modo strutturale. Le temperature elevate già in primavera, i periodi di caldo improvviso e il mix di smog e surriscaldamento moltiplicano le occasioni di esposizione intensa fuori dai tradizionali mesi estivi. Vacanze in mete tropicali, weekend anticipati al mare, attività all'aperto in marzo e aprile: la finestra di vulnerabilità UV si è di fatto estesa a sette mesi l'anno, da metà marzo a metà ottobre, ma le abitudini di protezione restano spesso legate all'estate.

La diagnosi precoce rimane la leva più efficace accanto alla prevenzione primaria. Qualsiasi neo che cambi colore, forma o dimensione, o che risulti visibilmente diverso dagli altri - il cosiddetto «brutto anatroccolo» - va portato all'attenzione di un dermatologo senza attendere. Con quasi 15.000 nuove diagnosi l'anno e una stagione di rischio che inizia a marzo, aggiornare le proprie abitudini di protezione non è più rimandabile.

Pubblicato il: 30 aprile 2026 alle ore 11:52

Domande frequenti

Perché il melanoma è aumentato così tanto negli ultimi 20 anni in Italia?

L'incidenza del melanoma è più che raddoppiata in vent'anni, principalmente a causa di un'aumentata esposizione ai raggi ultravioletti, spesso dovuta a cambiamenti nello stile di vita e a una percezione sottovalutata del rischio legato al sole.

La crema solare è sufficiente per proteggersi dal melanoma?

No, la sola crema solare non basta: se non viene usata correttamente e viene considerata l'unico presidio, può indurre a esporsi troppo a lungo al sole, aumentando il rischio. È fondamentale abbinarla ad altre misure di protezione come abbigliamento adeguato e ombra.

Quali sono le fasce di età più colpite dal melanoma in Italia?

Il melanoma colpisce prevalentemente la fascia di età tra i 30 e i 60 anni, ma l'incidenza è in aumento anche tra gli adolescenti, dove rappresenta uno dei tumori più diagnosticati.

Quali sono le principali misure di prevenzione contro il melanoma?

Le principali misure di prevenzione includono l'uso corretto della crema solare, l'utilizzo di abbigliamento protettivo, evitare l'esposizione diretta al sole durante le ore più calde e prestare attenzione ai cambiamenti dei nei, rivolgendosi tempestivamente a un dermatologo.

Come influisce il cambiamento climatico sul rischio di melanoma?

Il cambiamento climatico ha esteso la stagione di rischio UV a sette mesi l'anno, aumentando le occasioni di esposizione intensa al sole anche fuori dai mesi estivi e rendendo ancora più importante adottare misure di protezione per tutto il periodo a rischio.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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