Il Tyrannosaurus rex viveva con 36,3 °C ± 2,5 nel corpo, praticamente la stessa temperatura di un essere umano. Il dato arriva dall'analisi isotopica di tre denti di Thomas, esemplare della Hell Creek Formation conservato al Natural History Museum di Los Angeles, ed è la prima misura diretta mai ottenuta sulla specie.
Cosa dice lo studio pubblicato su Science Advances
Lo studio, guidato da Randy Flores insieme a Robert Eagle, Aradhna Tripati e all'italiano Alfio Alessandro Chiarenza dello University College London, ha misurato la temperatura corporea del tirannosauro leggendo i legami tra isotopi rari di carbonio-13 e ossigeno-18 nello smalto dentale. Il principio è termodinamico: più il corpo è freddo, più frequente è il legame 13C-18O; più il corpo è caldo, più raro. Su tre denti dell'esemplare LACM 150167 (Thomas) e su un dente isolato di un secondo individuo, i ricercatori hanno ottenuto una temperatura media di 36,3 °C con un errore standard di 2,5 gradi. I coccodrilli coevi raccolti nello stesso sito del Montana, usati come controllo interno, si sono fermati intorno ai 30 °C, coerenti con la fisiologia dei rettili moderni. La differenza di sei gradi con animali della stessa epoca e ambiente esclude che il risultato sia un artefatto della fossilizzazione.
Il termometro molecolare che quantifica l'endotermia
Fino a oggi l'ipotesi di un tirannosauro a sangue caldo poggiava su prove indirette: velocità di crescita, costi locomotori, distribuzione geografica. Ora c'è il numero. I 36,3 °C collocano il predatore molto vicino alla temperatura umana (36-37 °C) e ai grandi mammiferi placentati, sopra i 28-30 °C dei rettili ectotermi contemporanei e sotto i 40-43 °C degli uccelli, suoi discendenti evolutivi. È un tassello quantitativo lungo la traiettoria che porta dagli antenati rettiliani a sangue freddo agli uccelli iper-endotermi di oggi.
La seconda novità è metodologica. La tecnica dei clumped isotopes su bioapatite esiste da oltre un decennio, ma richiedeva quantità di smalto tali da rendere impraticabile l'analisi di fossili unici e preziosi. La versione affinata dal gruppo UCLA ha ridotto la massa di campione necessaria di circa il 90%, aprendo l'accesso a esemplari museali che i curatori avevano sempre negato all'analisi distruttiva. È lo stesso pattern osservato altrove nella scienza dei dati vecchi ri-analizzati con strumenti nuovi: un pianeta di Beta Pictoris era già nei dati ESO e JWST da 11 anni, visibile solo dopo un salto nel metodo di lettura. Qui il fossile Thomas ha aspettato oltre un decennio in collezione prima che la strumentazione permettesse di leggerlo senza sacrificarlo.
Cosa cambia per la ricostruzione del Cretaceo e per la didattica
Con una temperatura corporea da endotermo, il tirannosauro non aveva bisogno di climi caldi per restare attivo. Chiarenza collega la misura ai modelli paleoclimatici: 66 milioni di anni fa il continente nordamericano, dal Messico all'Alaska, era per la specie potenzialmente accessibile anche alle latitudini più fredde. È il motivo per cui in Alaska si trovano fossili di tirannosauri e non di lucertole, tartarughe o coccodrilli dello stesso periodo, benché il Cretaceo fosse 6-14 °C più caldo di oggi. Un animale che regola la propria temperatura non insegue il sole: caccia dove trova prede.
Per chi insegna scienze naturali il risultato è un caso didattico compatto: intreccia termodinamica (i legami chimici come termometro), biologia evolutiva (endotermia comparsa in cladi diversi, non solo negli uccelli) e paleoclimatologia (modelli di habitat suitability). La stessa logica di lettura di una firma chimica minima per ricavare uno stato fisiologico si ritrova nei biomarcatori clinici: il test PrecivityAD2 per l'Alzheimer approvato dai 40 anni misura rapporti isotopici di frammenti proteici circolanti. E quando si parla di margini termici, l'esperienza in aula durante le ondate estive ricorda quanto sia stretto per l'endotermia umana lo scarto con l'ambiente: l'impatto del caldo umido a scuola sui bambini è già misurabile.
Lo studio, presentato dal gruppo UCLA con i dati completi del paper, apre la porta all'applicazione della tecnica ridotta ad altri teropodi e sauropodi già presenti nelle collezioni museali. Se ogni clade dinosauriano restituirà il suo numero, la mappa dell'endotermia mesozoica smetterà di essere un mosaico di indizi indiretti e diventerà una serie di misure comparabili.
Domande frequenti
Come è stata misurata la temperatura corporea del Tyrannosaurus rex?
La temperatura è stata misurata tramite analisi isotopica dei legami tra carbonio-13 e ossigeno-18 nello smalto dentale, utilizzando la tecnica dei clumped isotopes su bioapatite.
Cosa significa che il Tyrannosaurus rex era un endotermo?
Essere un endotermo significa che il T. rex era in grado di regolare internamente la propria temperatura corporea, mantenendola stabile e relativamente alta rispetto agli animali a sangue freddo.
Quali sono le implicazioni di questa scoperta per la paleoclimatologia e la distribuzione geografica del T. rex?
La scoperta suggerisce che il T. rex poteva vivere anche in climi più freddi, facilitando la sua presenza in tutto il Nord America, incluse le regioni settentrionali come l'Alaska.
In cosa consiste la novità metodologica dello studio?
La novità sta nell'aver ridotto la quantità di smalto necessaria per l'analisi di circa il 90%, permettendo di studiare fossili preziosi senza danneggiarli.
Come può essere utilizzato questo risultato nella didattica scolastica?
Il risultato offre un caso pratico per spiegare termodinamica, biologia evolutiva e paleoclimatologia, mostrando come i dati chimici possano rivelare aspetti fisiologici di specie estinte.
Quali prospettive future apre questa tecnica di analisi?
La tecnica potrà essere applicata ad altri dinosauri presenti nelle collezioni museali, permettendo di costruire una mappa comparativa dell'endotermia tra i diversi cladi mesozoici.