Il braccio robotico polpo dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova è uscito l'8 giugno 2026 su Nature Machine Intelligence. Ventose artificiali in silicone con sensori ottici miniaturizzati permettono al sistema di percepire il contatto in tempo reale, stimare l'intensità della presa e afferrare oggetti in modo autonomo.
Ventose in silicone e controllo decentralizzato
Il braccio combina sensori tattili distribuiti e controllo decentralizzato. Le ventose in silicone incorporano sensori ottici miniaturizzati: quando entrano in contatto con un oggetto, la struttura si deforma e cambia il modo in cui la luce emessa dai LED interni viene riflessa. Da quella variazione il sistema stima intensità e direzione della forza applicata.
Il risultato è un dispositivo che reagisce al contatto senza passare da un controllo centralizzato. Il braccio può piegarsi, torcersi e avvolgersi attorno agli oggetti, ed è progettato per manipolare oggetti fragili, organismi biologici anche in acqua e per lavori di ispezione e manutenzione in ambienti complessi, difficili da raggiungere sia in contesti industriali sia naturali.
Il gruppo è coordinato da Barbara Mazzolai, Associate Director per la robotica dell'IIT e direttrice del laboratorio Bioinspired Soft Robotics. Prima autrice dello studio è Emanuela Del Dottore. L'architettura è modulare: numero e disposizione delle ventose lungo il braccio sono modificabili in base all'applicazione, una caratteristica che apre la strada a versioni dedicate per uso subacqueo, agricolo o medicale.
L'angolo: il polpo robotico è figlio del PNRR
Il braccio nasce dentro RAISE (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), l'ecosistema dell'innovazione ligure finanziato con 120 milioni di euro dal PNRR (Missione 4 Componente 2, Investimento 1.5). RAISE è uno degli 11 ecosistemi nazionali selezionati dal Ministero dell'Università e della Ricerca, coordinato da Università di Genova, CNR e IIT, con 27 partner e 24 enti affiliati.
Il PNRR è una finestra straordinaria che si chiude. Il quadro strutturale della ricerca italiana resta sottile: secondo i dati ISTAT su ricerca e sviluppo in Italia 2023-2025, nel 2023 l'Italia ha investito in R&S 29,4 miliardi di euro, pari all'1,37% del PIL. La Germania investe circa il 3,1% del PIL, la media UE si attesta intorno al 2,2%. Nei bilanci pubblici 2024 la Germania ha messo 44,9 miliardi, l'Italia 13,5.
Senza il PNRR, gli ecosistemi come RAISE non sarebbero esistiti. Con la chiusura della fase PNRR nel 2026 il progetto continuerà su singole iniziative come GEMINI (gemelli digitali per terapie personalizzate) e ARTOUR (robotica per turismo culturale), ma servirà un nuovo strumento strutturale per evitare la dispersione del capitale di ricerca costruito in questi anni. In Italia lavorano circa 170 mila ricercatori a tempo pieno equivalente su 519 mila addetti R&S totali.
Cosa cambia per industria e servizi pubblici
Il mercato globale della soft robotics vale circa 2,15 miliardi di dollari nel 2026 ed è atteso in crescita a doppia cifra. L'Europa è la seconda area mondiale con oltre 1,8 miliardi di valore. Le applicazioni reali sono già visibili: manipolazione di prodotti delicati nelle linee alimentari e farmaceutiche, ispezioni subacquee nei porti, interventi in ambienti contaminati dove la robotica rigida fallisce. Il dettaglio del progetto IIT sulla pubblicazione del braccio robotico descrive una piattaforma pensata per scalare in più settori.
Il braccio dell'IIT si inserisce in una corrente più ampia di robotica adattiva e intelligente che attraversa diversi settori: dall'infrastruttura, con esperimenti come l'asfalto autoriparante studiato con l'AI di Google, fino alle missioni spaziali, come dimostra la missione lunare conclusa con successo dal lander Blue Ghost. La trasformazione passa anche dal calcolo, con i progressi del quantum computing di Microsoft, che potrebbe accelerare la simulazione di materiali e algoritmi di controllo.
Il polpo robotico di Genova dimostra che la ricerca italiana sa generare paper su Nature Machine Intelligence. La domanda vera arriva tra pochi mesi, quando si chiuderà la fase straordinaria del PNRR e i laboratori dovranno mantenere la velocità senza il carburante che ha permesso il decollo.
Domande frequenti
Quali sono le principali innovazioni del braccio robotico polpo sviluppato dall'IIT?
Il braccio robotico polpo utilizza ventose artificiali in silicone con sensori ottici miniaturizzati che permettono di percepire il contatto in tempo reale e stimare l'intensità della presa. Il sistema, grazie al controllo decentralizzato, può piegarsi, torcersi e manipolare oggetti fragili o organismi biologici anche in ambienti complessi.
Per quali applicazioni è stato progettato il braccio robotico polpo?
Il braccio è pensato per manipolare oggetti fragili, organismi biologici in acqua e per lavori di ispezione e manutenzione in ambienti difficili da raggiungere, sia in ambito industriale che naturale. La sua architettura modulare consente di adattarlo a impieghi subacquei, agricoli o medicali.
Che ruolo ha avuto il PNRR nello sviluppo del braccio robotico dell'IIT?
Il progetto è nato all'interno dell'ecosistema ligure RAISE, finanziato dal PNRR con 120 milioni di euro. Senza il supporto del PNRR, ecosistemi come RAISE non sarebbero nati e la ricerca italiana avrebbe avuto meno opportunità di sviluppo e innovazione.
Cosa succederà ai progetti come il braccio polpo dopo la scadenza del PNRR nel 2026?
Dopo il 2026, i progetti proseguiranno attraverso singole iniziative come GEMINI e ARTOUR, ma sarà necessario un nuovo strumento strutturale per mantenere e valorizzare il capitale di ricerca creato durante la fase PNRR.
Qual è l’impatto della soft robotics sul mercato e quali sono le applicazioni pratiche già visibili?
Il mercato globale della soft robotics è stimato a 2,15 miliardi di dollari nel 2026, in crescita a doppia cifra, e l’Europa è la seconda area mondiale. Le applicazioni sono già realtà nella manipolazione di prodotti delicati, nelle ispezioni subacquee e negli interventi in ambienti contaminati dove la robotica tradizionale non è efficace.
Quali sono le principali sfide per la ricerca italiana dopo la fine dei finanziamenti straordinari del PNRR?
La principale sfida sarà trovare strumenti strutturali che permettano ai laboratori di mantenere l’attuale velocità di innovazione e di non disperdere le competenze e i risultati ottenuti grazie ai finanziamenti PNRR.