Alla 24a Conferenza Internazionale sull'Istruzione Superiore in Africa, ospitata dalla Commissione dell'Unione Africana ad Addis Ababa, Damtew Teferra, professore all'Universita del KwaZulu-Natal e direttore fondatore dell'International Network for Higher Education in Africa, ha presentato un Global Compact in 10 punti per riequilibrare i partenariati nella ricerca internazionale. Il testo parte da una premessa che i dati rendono difficile contestare: chi ha meno risorse proprie per la ricerca non ha lo stesso peso negoziale di chi le risorse le porta.
Il divario in cifre
Il Sud Africa destina lo 0,78% del PIL alla ricerca e sviluppo, il dato piu alto tra i paesi africani citati nel documento. L'Africa aveva concordato in sede internazionale di raggiungere l'1% del PIL per la ricerca, obiettivo rimasto sulla carta. La media dei paesi OCSE si attesta al 2,7% del PIL (dato 2023). La media UE e al 2,22% secondo i dati Eurostat 2023. L'Italia si colloca all'1,37% del PIL per ricerca e sviluppo (dati comunicato ISTAT 2023-2025), al 18 posto su 27 paesi europei, un risultato che segnala la distanza dall'obiettivo europeo tanto quanto quello africano si distanzia dall'italiano.
Tre livelli distinti, ma una meccanica comune: quando i fondi per la ricerca vengono dall'esterno, l'agenda di ricerca tende a seguirli. Teferra documenta come nei partenariati internazionali la maggior parte delle risorse rimane nei paesi donatori per supporto tecnico e trasferte. Il risultato: le istituzioni del Nord si rafforzano con i propri programmi internazionali, mentre quelle del Sud restano strutturalmente dipendenti. Anche dove esiste co-leadership dichiarata, persistono sfumature su come vengono mobilizzate e spese le risorse.
La distorsione dell'agenda di ricerca
Il compact in 10 punti emerge da uno studio finanziato dalla British Academy, che ha coinvolto tra 15 e 20 studi nazionali da Africa, Asia, America Latina ed Europa. Il cuore del problema documentato e la distorsione dell'agenda: quando il finanziamento arriva dall'esterno, la ricerca tende a rispondere alle priorita dei finanziatori, non alle esigenze locali. I partner del Sud Globale risultano spesso riluttanti a contestare le scelte del finanziatore per timore di perdere i fondi. Il risultato e una dipendenza che non e solo economica: si studia cio che il Nord considera prioritario, non cio che e rilevante per le comunita locali.
Il compact propone soluzioni concrete: diversificare le reti di collaborazione verso partnership Sud-Sud, rafforzare la governance con ruoli e risorse chiari, e sviluppare le competenze negoziali delle istituzioni partner. Agenzie come NORAD (Norvegia) e DAAD (Germania) vengono citate come esempi positivi: richiedono partenariati paritari e includono revisori del Sud Globale nelle commissioni di valutazione. La condivisione aperta dei dati e uno degli strumenti che possono ridurre il divario: come l'intelligenza artificiale trasforma la condivisione dei dati nella ricerca mostra come open science e AI possano correggere, almeno in parte, le asimmetrie nell'accesso alla conoscenza.
Cosa cambia per le universita italiane
L'Italia si trova in una posizione peculiare: e al di sotto della media europea per investimento in ricerca (1,37% contro il 2,22% UE), ma e anche uno dei paesi che promuove partnership con istituzioni africane attraverso il Piano Mattei e le reti della CRUI. Il MUR: 30 milioni per progetti di ricerca internazionale 2026-2028 copre internazionalizzazione verso UE, America Latina e Asia Centrale, con 3 milioni destinati ad accordi bilaterali. Sul fronte interno, il contratto di ricerca 2025 da 37,5 milioni per gli atenei segnala un settore che cerca di rafforzarsi, pur partendo da una posizione di investimento tra le piu basse d'Europa.
Atenei come La Sapienza, l'Universita di Firenze, Udine e Brescia sono gia coinvolti in partenariati di ricerca con istituzioni africane nell'ambito di programmi come MAPS. Il Global Compact pone a questi atenei una domanda diretta: quanto e reale la co-leadership nelle collaborazioni esistenti? I fondi italiani raggiungono davvero le istituzioni partner o rimangono prevalentemente entro confine? Progetti come il database DANTE sulle eruzioni dell'Etna mostrano come infrastrutture di dati condivisi possano nascere quando la collaborazione scientifica e strutturata con chiarezza sui ruoli: e il modello che il compact vuole portare a scala internazionale.
Il compact sara presentato alla Commissione dell'Unione Africana e all'Unione Europea. Per le universita italiane gia attive in Africa, arrivera come parametro su cosa significa un partenariato equo nella ricerca: non solo co-firma degli articoli, ma condivisione reale di fondi, agenda e decisioni.
Domande frequenti
Qual è il principale problema evidenziato dal Global Compact nella ricerca internazionale tra Nord e Sud?
Il principale problema è la disparità di risorse e potere negoziale, che porta a una dipendenza strutturale delle istituzioni del Sud dai finanziamenti esterni e a una distorsione dell'agenda di ricerca verso le priorità dei paesi donatori.
In che modo i partenariati internazionali rischiano di rafforzare le disuguaglianze nella ricerca?
Nei partenariati internazionali, la maggior parte delle risorse spesso resta nei paesi donatori, che così rafforzano i propri programmi, mentre le istituzioni del Sud mantengono una posizione subordinata e dipendente.
Quali soluzioni propone il Global Compact per rendere più equi i partenariati di ricerca?
Il Compact suggerisce di diversificare le collaborazioni verso partnership Sud-Sud, rafforzare la governance con ruoli e risorse chiari, sviluppare competenze negoziali nelle istituzioni partner, e promuovere la condivisione aperta dei dati e l'uso dell'intelligenza artificiale.
Come si posiziona l’Italia rispetto agli investimenti in ricerca rispetto all’Europa e ai paesi OCSE?
L'Italia investe l'1,37% del PIL in ricerca e sviluppo, una percentuale inferiore alla media europea (2,22%) e OCSE (2,7%), posizionandosi al 18° posto tra i 27 paesi europei.
Cosa implica il Global Compact per le università italiane già coinvolte in progetti con istituzioni africane?
Il Compact sarà un parametro per valutare la reale equità dei partenariati, chiedendo non solo la co-firma degli articoli, ma anche una vera condivisione di fondi, agenda e processi decisionali nelle collaborazioni internazionali.
Esistono esempi positivi di partenariati equi citati nell’articolo?
Sì, agenzie come NORAD e DAAD sono citate come esempi di buone pratiche perché richiedono partenariati paritari e includono revisori del Sud Globale nelle valutazioni dei progetti.