Quattro mappe geospaziali, quattro obiettivi distinti e una scoperta controintuitiva: le foreste urbane nelle grandi città italiane sono prioritarie per la salute e la biodiversità, ma per assorbire CO2 servono le montagne. Lo studio coordinato dall'Università Statale di Milano, pubblicato su Restoration Ecology il 5 maggio 2026, fornisce per la prima volta uno strumento scientifico per orientare la forestazione nazionale, proprio mentre il PNRR ha già messo a dimora oltre 3,1 milioni di alberi nel 2024.
Quattro obiettivi, quattro mappe che non coincidono
I ricercatori del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali di UniMi, in collaborazione con Stefano Boeri Architetti, CNR-IBBR di Firenze, Politecnico di Milano e Università di Sassari, hanno elaborato quattro mappe di priorità nazionali, ciascuna orientata a un obiettivo dell'Agenda 2030 ONU: biodiversità, salute umana, clima e ciclo dell'acqua. Utilizzando dati geospaziali ambientali e sociali su scala nazionale, il gruppo di ricerca ha costruito uno strumento inedito per la pianificazione della forestazione.
Per la biodiversità, le aree critiche sono le pianure agricole e i contesti urbani densamente antropizzati, dove la frammentazione interrompe la continuità ecologica degli habitat. Per la salute umana, il focus si concentra sulle grandi città: temperature elevate e inquinamento atmosferico si combinano qui con la massima intensità. Ricerche come quelle sui segnali precoci di invecchiamento cerebrale tra 44 e 67 anni e sui meccanismi biologici come il gene PLVAP mostrano quanto lo stress ambientale urbano si traduca in effetti concreti sull'organismo nel lungo periodo.
Per la mitigazione climatica, le priorità si spostano invece nelle regioni montane e nelle aree a clima temperato umido, dove il potenziale di sequestro di CO2 è più alto. Per la regolazione idrica, emergono i paesaggi viticoli e le zone urbanizzate, dove i nuovi boschi migliorano la capacità del suolo di trattenere e infiltrare l'acqua.
Il paradosso: le città sono priorità ma non per il clima
Il dato più rilevante dello studio è che le quattro mappe raramente si sovrappongono: le aree ottimali per un obiettivo non sono quasi mai quelle ottimali per un altro. Chi pianta alberi nelle città sceglie salute e biodiversità. Chi pianta in montagna sceglie il clima. Con risorse sempre limitate, la scelta del dove è tanto decisiva quanto quella del quanto.
La sovrapposizione delle mappe rivela però dove le urgenze si sommano: Torino, Roma e Napoli, insieme all'area di Milano-Brianza e al corridoio Venezia-Padova-Treviso, compaiono come nodi critici su più fronti contemporaneamente. Non massimizzano un singolo beneficio, ma concentrano problematiche su più obiettivi, il che le rende aree ad alto impatto complessivo e priorità di sistema.
Rimane il problema del tempo. "I benefici non sono immediati, ma richiedono il tempo necessario alla crescita e alla maturazione delle nuove foreste", spiega Giorgio Vacchiano, docente di Scienze forestali a UniMi. "Nelle città questo significa almeno 20 anni: per questo è necessario iniziare subito." L'analisi geospaziale su larga scala, simile per approccio a quella che sta producendo scoperte rivoluzionarie sulle galassie ultra-diffuse, permette oggi di mappare le priorità ambientali con una precisione inedita anche a terra.
Lo strumento scientifico che mancava al PNRR
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha fissato l'obiettivo di 4,5 milioni di nuovi alberi e arbusti da mettere a dimora entro il 2026. Nel 2024 ne sono stati piantati 3,15 milioni, il 31% in più rispetto all'anno precedente. Il programma ministeriale RiforestAzione punta ad aggiungere altri 3,5 milioni di piante entro giugno 2026, per una forestazione urbana su scala senza precedenti.
Fino a oggi, molti di questi interventi sono stati condotti senza una mappa scientifica di priorità su scala nazionale. Lo studio di UniMi colma questa lacuna: per la prima volta, amministrazioni locali e pianificatori hanno uno strumento per decidere dove ogni albero produce il massimo effetto per ciascun obiettivo, che sia ridurre le isole di calore a Napoli, connettere habitat frammentati nella pianura padana o trattenere l'acqua nei vigneti del Nordest.
"Pianificare su basi scientifiche è essenziale per evitare interventi inefficaci e massimizzare i benefici ambientali e sociali, specialmente quando le risorse sono limitate e la pressione sugli ecosistemi cresce", conclude Chiara Gibertini, prima autrice dello studio e ricercatrice UniMi.
Con 4,5 milioni di alberi in campo e almeno 20 anni di attesa prima di vederne i benefici completi, ogni scelta di piantumazione dei prossimi mesi peserà per decenni. Le quattro mappe, ora accessibili tramite il comunicato CNR sullo studio pubblicato su Restoration Ecology, offrono alle amministrazioni locali una guida pubblica per farlo con metodo.
Domande frequenti
Quali sono gli obiettivi delle quattro mappe sviluppate dallo studio coordinato dall'Università Statale di Milano?
Le quattro mappe identificano le priorità nazionali di forestazione in base a quattro obiettivi dell'Agenda 2030 ONU: biodiversità, salute umana, mitigazione climatica e regolazione del ciclo dell'acqua.
Perché le foreste urbane sono considerate prioritarie per salute e biodiversità ma non per la lotta al cambiamento climatico?
Nelle città, le foreste urbane aiutano a migliorare la salute pubblica e a incrementare la biodiversità, ma il potenziale di assorbimento di CO2 è maggiore nelle aree montane. Per la mitigazione climatica, dunque, la piantumazione è più efficace fuori dai contesti urbani.
Cosa emerge dalla sovrapposizione delle quattro mappe e quali aree risultano più critiche?
La sovrapposizione mostra che le aree ottimali per ciascun obiettivo raramente coincidono, ma città come Torino, Roma, Napoli e alcune aree del Nord Italia risultano nodi critici su più fronti, rendendole priorità di sistema.
Quanto tempo è necessario per vedere i benefici delle nuove foreste urbane?
I benefici delle nuove foreste urbane non sono immediati: nelle città occorrono almeno 20 anni per osservare effetti significativi sulla salute, sulla biodiversità e sugli altri obiettivi ambientali.
In che modo lo studio supporta la pianificazione della forestazione in Italia?
Lo studio fornisce per la prima volta uno strumento scientifico che permette ad amministrazioni e pianificatori di decidere dove piantare alberi per massimizzare i benefici specifici, evitando interventi inefficaci e ottimizzando l’uso delle risorse.