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Amianto in Italia, al via la mappatura satellitare: e-Geos guida il consorzio per il censimento dal cielo
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Amianto in Italia, al via la mappatura satellitare: e-Geos guida il consorzio per il censimento dal cielo

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Il Ministero dell'Ambiente affida a un consorzio guidato da e-Geos il compito di aggiornare la mappa delle coperture in amianto su tutto il territorio nazionale, grazie a immagini satellitari ad alta risoluzione e al contributo dell'Università di Cassino

Il contratto del Mase e il consorzio guidato da e-Geos

Satelliti puntati sui tetti d'Italia. Non per scrutare le stelle, stavolta, ma per scovare ciò che da decenni avvelena il territorio: l'amianto. Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha assegnato a un consorzio guidato da e-Geos, società partecipata dall'Agenzia Spaziale Italiana e da Telespazio, il contratto per la mappatura satellitare delle coperture in amianto ancora presenti su tutto il territorio nazionale.

Si tratta di un'iniziativa attesa da tempo, che punta ad aggiornare un censimento fermo a dati parziali e spesso obsoleti. L'Italia, va ricordato, ha messo al bando l'amianto nel 1992 con la legge 257, ma a oltre trent'anni da quel provvedimento la rimozione procede con lentezza esasperante. Stando a quanto emerge dal quadro attuale, milioni di metri quadrati di eternit ricoprono ancora capannoni industriali, edifici pubblici, abitazioni private, strutture agricole.

Come funziona la mappatura satellitare dell'amianto

Il cuore tecnologico del progetto risiede nell'utilizzo di immagini satellitari ad alta risoluzione, elaborate attraverso tecniche avanzate di telerilevamento. In termini semplici, i sensori iperspettrali e multispettrali montati sui satelliti sono in grado di riconoscere la "firma" caratteristica dei materiali contenenti amianto, distinguendola da quella di altre coperture come tegole, lamiere o pannelli fotovoltaici.

Non è fantascienza, ma una metodologia consolidata che negli ultimi anni ha raggiunto livelli di precisione impensabili fino a poco tempo fa. Del resto, la tecnologia satellitare applicata all'osservazione terrestre sta vivendo una fase di straordinaria espansione, come dimostra anche il recente Lancio del Telescopio Spherex: Un Grande Passo nella Mappatura del Cielo, che testimonia quanto le capacità di scansione e analisi dallo spazio si stiano affinando in ogni campo.

Il vantaggio rispetto ai tradizionali sopralluoghi a terra è evidente: la mappatura satellitare consente di coprire superfici vastissime in tempi ridotti, con costi nettamente inferiori e con la possibilità di ripetere le osservazioni nel tempo per monitorare l'evoluzione della situazione.

Il ruolo dell'Università di Cassino e dei partner tecnologici

Il consorzio non è composto soltanto da operatori industriali. Al fianco di e-Geos figurano MapSat, Planetek Italia e l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, che porta nel progetto competenze di ricerca fondamentali per la validazione scientifica dei risultati.

L'ateneo laziale, in particolare, vanta un'esperienza significativa nel campo del telerilevamento applicato al monitoraggio ambientale. Il suo coinvolgimento garantisce quel raccordo tra mondo accademico e applicazione operativa che troppo spesso, nel panorama italiano, resta sulla carta. In questo caso, invece, la ricerca universitaria diventa strumento diretto di una politica pubblica.

Planetek Italia, con sede a Bari, è una realtà consolidata nell'elaborazione di dati geospaziali, mentre MapSat contribuisce con la propria esperienza nella gestione e nell'interpretazione delle immagini telerilevate. Un consorzio, insomma, che mette insieme competenze complementari, dal satellite al laboratorio, fino all'analisi geoinformatica.

Un problema ancora aperto: i numeri dell'amianto in Italia

Perché questa mappatura è così urgente? I numeri parlano chiaro, anche se proprio l'assenza di un censimento aggiornato e capillare rende difficile quantificare con esattezza l'entità del problema. Le stime più accreditate indicano che in Italia esistano ancora decine di milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, distribuiti in modo disomogeneo da Nord a Sud.

Le patologie correlate all'esposizione, dal mesotelioma pleurico all'asbestosi, continuano a mietere vittime. Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi documenta migliaia di nuovi casi ogni anno, con una latenza che può superare i quarant'anni dall'esposizione. Significa che i danni della stagione dell'amianto non si sono ancora esauriti. E non si esauriranno per molto tempo.

La bonifica resta il nodo cruciale. Senza sapere dove si trova l'amianto, è impossibile programmare interventi di rimozione efficaci. E senza una programmazione efficace, le risorse disponibili, peraltro mai sufficienti, vengono disperse in mille rivoli. La mappatura satellitare, in questo senso, rappresenta la precondizione per qualsiasi strategia seria di bonifica del territorio.

Le Regioni al centro del processo

Un aspetto che merita attenzione riguarda il ruolo delle amministrazioni regionali, chiamate a identificare le aree prioritarie da sottoporre a mappatura. La scelta non è banale: significa stabilire dove concentrare per primi gli sforzi di rilevamento, sulla base di criteri che tengano conto della densità abitativa, della presenza di siti sensibili come scuole e ospedali, del grado di deterioramento delle coperture.

Questo meccanismo di governance multilivello, in cui il Mase definisce il quadro strategico e le Regioni indicano le priorità operative, è coerente con l'impianto della normativa ambientale italiana, che assegna alle amministrazioni territoriali un ruolo centrale nella gestione del rischio amianto. Resta da vedere se tutte le Regioni risponderanno con la stessa tempestività e lo stesso rigore. L'esperienza dei piani regionali amianto, spesso approvati con anni di ritardo e attuati solo in parte, non induce all'ottimismo.

Eppure, proprio la disponibilità di uno strumento tecnologico così potente potrebbe rappresentare lo stimolo per un cambio di passo. Quando i dati ci sono, e sono inconfutabili perché provengono da rilevazioni oggettive e replicabili, diventa più difficile rimandare. Per le comunità locali, per i cittadini che vivono a ridosso di capannoni fatiscenti con il tetto in eternit, sapere che un occhio dal cielo sta finalmente censendo il pericolo è già qualcosa. Purché alla mappa seguano, questa volta, le ruspe e le bonifiche.

Pubblicato il: 31 marzo 2026 alle ore 14:02

Domande frequenti

Cos'è la mappatura satellitare dell'amianto e come funziona?

La mappatura satellitare dell'amianto utilizza immagini satellitari ad alta risoluzione e tecniche di telerilevamento per individuare le coperture contenenti amianto. I sensori montati sui satelliti riconoscono la firma spettrale dell'amianto, permettendo di distinguere questi materiali da altre coperture edilizie.

Quali sono i vantaggi della mappatura satellitare rispetto ai sopralluoghi tradizionali?

La mappatura satellitare consente di coprire rapidamente grandi superfici con costi inferiori rispetto ai sopralluoghi a terra. Inoltre, permette di ripetere le osservazioni nel tempo per monitorare l'evoluzione della situazione e aggiornare i dati in modo efficiente.

Chi sono i principali attori coinvolti nel progetto e qual è il loro ruolo?

Il consorzio è guidato da e-Geos e comprende anche MapSat, Planetek Italia e l'Università di Cassino. Ognuno apporta competenze specifiche: dalla gestione dei dati satellitari alla validazione scientifica, garantendo un approccio multidisciplinare ed efficace.

Perché la mappatura dell'amianto è così urgente in Italia?

Nonostante il bando dell'amianto nel 1992, in Italia sono ancora presenti milioni di metri quadrati di coperture contenenti amianto, con rilevanti rischi sanitari. Senza una mappatura aggiornata, è impossibile programmare interventi di bonifica mirati ed efficaci.

Qual è il ruolo delle Regioni nel processo di mappatura dell'amianto?

Le Regioni sono chiamate a individuare le aree prioritarie da sottoporre a mappatura, tenendo conto di fattori come la densità abitativa e la presenza di siti sensibili. Esse collaborano con il Mase per definire le priorità operative e garantire una gestione efficace del rischio.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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