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Dopo Modena: la scuola e la convivenza dipendono dai docenti
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Dopo Modena: la scuola e la convivenza dipendono dai docenti

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930mila studenti stranieri, 2 su 3 nati in Italia. Solo 33 ore di civica l'anno per insegnare convivenza: cosa manca davvero ai docenti?

Salim el Koudri aveva 31 anni, una laurea in economia conseguita in Italia e il profilo di chi era cresciuto qui: figlio di migranti, italiano di seconda generazione. Non era qualcuno da formare alla lingua o al codice civile: aveva attraversato per intero le scuole della Repubblica, dall'infanzia all'università di Modena. Un sabato di maggio 2026, sulla via Emilia, ha investito passanti con un'auto.

Le classi italiane sono già plurali

Nelle scuole italiane siedono oggi circa 930mila studenti con cittadinanza straniera, l'11,6% del totale. La cifra che conta di più è un'altra: il 66,7% di loro è nato in Italia. Sono la cosiddetta seconda generazione - ragazze e ragazzi cresciuti qui, con l'italiano come lingua primaria, formati nei nostri istituti dall'infanzia alle superiori.

In undici anni, mentre gli iscritti italiani sono calati del 12,5%, quelli con cittadinanza straniera sono cresciuti del 16%. Nella sola fascia della seconda generazione - ragazzi con cittadinanza straniera ma nati in Italia - si contano oltre 620mila studenti, quasi l'8% del totale nazionale. L'integrazione scolastica non è un obiettivo futuro: è già la realtà ordinaria di ogni insegnante, ogni mattina, in ogni classe.

Il caso di El Koudri non pone la domanda su come far entrare gli stranieri nella scuola. Pone una domanda diversa: cosa fa la scuola, una volta che ci sono, per costruire un'identità civica condivisa?

33 ore annue per costruire convivenza: è abbastanza?

Dal 2020/2021, ogni scuola italiana è tenuta a dedicare almeno 33 ore annue all'educazione civica, per effetto della legge 92/2019 - testo in Gazzetta Ufficiale. Su un anno scolastico standard di circa 1.050 ore, è il 3,1% del monte ore totale.

Il programma si articola su tre nuclei tematici: Costituzione, legalità e solidarietà; sviluppo sostenibile e patrimonio; cittadinanza digitale. L'educazione alla laicità dello Stato, alla pluralità delle identità in una comunità democratica, al senso di appartenenza condivisa è presente nel curricolo, ma classificata come trasversale a tutte le discipline. Una classificazione che nella pratica rischia di non appartenere a nessuna in modo sistematico.

Le Linee guida MIM per l'educazione civica tracciano obiettivi ambiziosi di costruzione della cittadinanza attiva e aggiornano i contenuti sulla coesione sociale. Tradurre queste indicazioni in ore di classe, materiali e metodologie concrete richiede però insegnanti formati e motivati per farlo.

Sul come trasformare l'educazione civica in un atto concreto di costruzione del senso civico, il editoriale su speranza e partecipazione civica in tempi di crisi democratica sviluppa una riflessione utile per chi insegna oggi nelle aule italiane.

Il nodo è chi forma i docenti

La scuola è oggi il principale istituto di integrazione del Paese, non per scelta politica ma per necessità strutturale. Gli insegnanti gestiscono ogni giorno classi multietniche, conflitti valoriali, domande di appartenenza. Lo fanno spesso senza una formazione specifica su questi temi, con strumenti costruiti nel corso della carriera attraverso esperienza personale.

La formazione interculturale dei docenti esiste come opzione: il MIM ha pubblicato gli "Orientamenti Interculturali", sono disponibili progetti INDIRE e risorse per l'inclusione. Ma si tratta di percorsi facoltativi, non di un requisito strutturale nella formazione iniziale o nell'aggiornamento obbligatorio. Chi non cerca attivamente questi strumenti non li trova. L'aggiornamento professionale su questi temi resta delegato all'iniziativa individuale.

Il risultato è che il lavoro di costruzione dell'identità civica - conversazioni, conflitti gestiti bene, esempi concreti di pluralismo vissuto - finisce nel monte ore invisibile che ogni docente porta a casa. Come documenta questa analisi, il lavoro reale dei docenti supera largamente le 36 ore settimanali del contratto: la mediazione culturale e identitaria è uno dei compiti non contabilizzati.

La petizione ANIEF per il pensionamento anticipato dei docenti ha superato 100mila firme segnalando un burnout sistemico. Chiedere alla scuola di essere il presidio della coesione sociale senza dotarla degli strumenti per farlo accelera quella spirale.

Una risposta concreta, non retorica

La domanda «chi educa alla convivenza?» ha una risposta che si può misurare: 33 ore di civica realmente usate per costruire identità condivisa, non solo per completare il curricolo; formazione dei docenti strutturata su competenze interculturali come requisito, non come opzione; curricoli che non si limitino a trasferire conoscenze ma costruiscano senso di appartenenza a una comunità plurale.

La scuola non può fare tutto. Ma senza gli strumenti giusti non può fare neppure quello che le viene già chiesto ogni lunedì mattina.

Domande frequenti

Quanti studenti con cittadinanza straniera frequentano le scuole italiane e qual è la loro incidenza?

Nelle scuole italiane sono presenti circa 930mila studenti con cittadinanza straniera, pari all'11,6% del totale. Di questi, il 66,7% è nato in Italia e rappresenta la cosiddetta seconda generazione.

Cosa prevede la legge sull'educazione civica nelle scuole italiane?

Dal 2020/2021, ogni scuola italiana deve dedicare almeno 33 ore annue all'educazione civica, secondo la legge 92/2019. Il programma si articola su tre nuclei tematici: Costituzione, legalità e solidarietà; sviluppo sostenibile e patrimonio; cittadinanza digitale.

Quali sono le principali difficoltà legate alla formazione dei docenti su temi interculturali?

La formazione interculturale dei docenti non è obbligatoria ma solo facoltativa: chi non la cerca attivamente spesso non la trova. La preparazione su competenze interculturali resta delegata all'iniziativa individuale, rendendo difficile una gestione sistematica delle classi plurali.

Perché il ruolo degli insegnanti è centrale nella costruzione della convivenza scolastica?

Gli insegnanti sono chiamati ogni giorno a gestire classi sempre più multietniche, affrontando conflitti valoriali e domande di appartenenza senza sempre avere strumenti adeguati. Il loro lavoro nella costruzione dell'identità civica e della coesione sociale va oltre le ore contrattuali e spesso non viene riconosciuto formalmente.

Cosa si potrebbe fare per migliorare l'efficacia della scuola nell'integrazione e nella costruzione di identità condivisa?

È necessario rendere strutturale la formazione dei docenti su competenze interculturali e utilizzare effettivamente le ore di educazione civica per costruire senso di appartenenza. Inoltre, i curricoli dovrebbero andare oltre la semplice trasmissione di conoscenze per favorire una reale partecipazione alla comunità plurale.

Pubblicato il: 19 maggio 2026 alle ore 10:51

Redazione EduNews24

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