Il governo del Nepal ha licenziato d'un colpo i vertici di quattro atenei con un'ordinanza, poi li ha reintegrati nelle stesse sedi come "facenti funzione". Nel mezzo: settimane di interruzione delle attivita' in 22 universita' pubbliche, 633.000 studenti colpiti e critiche aperte dalla comunita' accademica.
L'ordinanza del 2 maggio e i 544 funzionari rimossi
Il 2 maggio 2026 il presidente Ramchandra Paudel ha firmato l'"Ordinance on special provisions relating to the removal of public officials from office, 2026", che ha terminato tutti gli incarichi pubblici assegnati prima del 26 marzo, indipendentemente da contratti in vigore o procedure di selezione seguite. In totale sono stati rimossi 1.594 funzionari, di cui 544 nel settore dell'istruzione.
A firmare le lettere di dimissione ai vertici di Tribhuvan, Kathmandu, Nepal Sanskrit e Purbanchal University e' stato il Segretario all'Istruzione Choodamani Paudel, su indicazione del premier Balendra Shah. Le rimozioni hanno coinvolto vicecancellieri, registrar, rettori e presidi: la simultaneita' delle sostituzioni ha bloccato le operazioni ordinarie in diversi atenei, dai pagamenti degli stipendi all'approvazione degli esami.
Stessi nomi, ruolo cambiato
A meno di un mese dalla rimozione, il Ministero dell'Istruzione ha emesso nuove lettere di nomina per gli stessi funzionari. Stessa persona, stesso ufficio, titolo cambiato da "vice chancellor" a "officiating vice chancellor". Le nomine in f.f. restano in vigore "fino a nuove nomine o decisioni alternative", senza un calendario definito.
Il caso piu' emblematico riguarda Bijukumar Thapalia, ex rettore di Purbanchal University: nominato tramite concorso pubblico nel 2025, rimosso il 2 maggio, poi reintegrato come f.f. con mandato di "garantire le operazioni quotidiane". Analoga procedura per il Segretario dell'Ente Nazionale per gli Esami.
Gli accademici nepalesi hanno definito la mossa "arbitraria". Bidya Nath Koirala, membro della Commissione Nazionale per l'Educazione, ha dichiarato: "Cambiare i vertici universitari ogni volta che cambia il governo e' completamente sbagliato". Docenti di Tribhuvan University ricordano che negli anni Novanta funzionari pubblici rimossi per via politica avevano ottenuto ragione in tribunale: un precedente che potrebbe tornare a galla.
Autonomia universitaria e il nodo del premier-cancelliere
Per legge, il primo ministro del Nepal e' cancelliere delle universita' statali. Questo doppio ruolo concentra in un'unica figura il potere di nomina, rimozione e indirizzo degli atenei. La crisi di maggio 2026 ha reso evidente come questo assetto permetta al governo di svuotare e ricostituire i vertici universitari senza un processo trasparente ne' scadenze definite. La legge prevede disposizioni per gli incarichi ad interim, ma non stabilisce limiti temporali ne' criteri oggettivi per la selezione dei nuovi vertici.
Il caso di Thapalia lo dimostra: nominato nel 2025 attraverso un concorso pubblico introdotto con apposito decreto ministeriale, e' stato rimosso dall'ordinanza e reintegrato come f.f. nel giro di pochi mesi, senza che il procedimento meritocratico avesse peso nella decisione. Un meccanismo che mina la credibilita' dell'autonomia universitaria anche quando esistono strumenti formali per garantirla.
Nelle settimane precedenti all'ordinanza, la comunita' accademica nepalese aveva chiesto pubblicamente di allentare il controllo politico sugli atenei. Il risultato e' stato opposto. Secondo i critici, con il nuovo quadro il premier potra' nominare i componenti dei consigli accademici, fissare l'ordine del giorno delle sedute e influenzare le decisioni strategiche degli atenei. Una concentrazione di potere che alcuni hanno definito "populismo che uccide l'intelletto".
Tribhuvan University - dove studia il 77,6% degli iscritti al sistema universitario federale nepalese, circa 491.000 persone su un totale di 633.053 - e' l'istituzione piu' esposta. Qualsiasi instabilita' ai vertici si propaga automaticamente alla maggioranza del sistema di istruzione superiore del Paese.
Con nessun calendario fissato per le nuove selezioni competitive, il regime dei "facenti funzione" rischia di durare mesi. Gli stessi funzionari rimossi con effetto immediato gestiscono ora, senza un mandato formale definitivo, le universita' che il governo dichiara di voler riformare. Il prossimo cambio di governo potra' ripetere la stessa operazione: un circolo che indebolisce ogni progetto accademico di lungo periodo.
Domande frequenti
Cosa è successo ai vertici delle università nepalesi nel maggio 2026?
Il governo del Nepal ha rimosso in blocco i vertici di quattro università pubbliche tramite un'ordinanza e, dopo settimane di interruzione delle attività, ha reintegrato gli stessi funzionari come 'facenti funzione'.
Quanti funzionari del settore istruzione sono stati coinvolti nell'ordinanza?
Sono stati rimossi 544 funzionari nel settore dell'istruzione, su un totale di 1.594 funzionari pubblici interessati dall'ordinanza firmata il 2 maggio 2026.
Quali sono state le conseguenze immediate per le università e gli studenti?
Le attività di 22 università pubbliche sono state interrotte, coinvolgendo circa 633.000 studenti e causando il blocco di operazioni ordinarie come pagamenti degli stipendi e approvazione degli esami.
Perché la comunità accademica nepalese critica questa decisione del governo?
La comunità accademica considera la rimozione e la reintegrazione dei vertici universitari una mossa arbitraria e priva di trasparenza, che mina l'autonomia universitaria e favorisce l'influenza politica sugli atenei.
Qual è il ruolo del primo ministro nelle università statali nepalesi?
Per legge, il primo ministro del Nepal è anche cancelliere delle università statali e detiene il potere di nomina e rimozione dei vertici universitari, accentuando la concentrazione di potere nelle mani del governo.
Cosa rischia il sistema universitario nepalese con questo assetto?
Il sistema rischia instabilità continua ai vertici, assenza di processi meritocratici e prolungamento di mandati ad interim, rendendo difficile la pianificazione accademica di lungo periodo e indebolendo l'autonomia delle università.