Sommario
- Perché il declino demografico non riguarda più solo l’Europa
- Cosa mostrano le proiezioni scientifiche sulla popolazione mondiale
- Asia orientale tra il crollo più rapido delle nascite della storia moderna
- Europa e Nord America tra denatalità strutturale e immigrazione
- Africa e Sud globale tra crescita e transizione demografica
- Le conseguenze economiche secondo gli studi internazionali
- Le politiche sperimentate nei diversi Paesi
- Gli scenari futuri per il secolo in cui viviamo
- Conclusione
Perché il declino demografico non riguarda più solo l’Europa
Per molti decenni il calo delle nascite è stato considerato un fenomeno tipico dei Paesi europei più industrializzati, legato all’urbanizzazione, all’aumento dell’istruzione femminile e ai cambiamenti culturali del secondo dopoguerra.
Oggi, però, le ricerche demografiche mostrano con chiarezza che questa tendenza si è estesa a gran parte del pianeta, coinvolgendo economie avanzate, paesi emergenti e intere regioni che fino a pochi anni fa erano caratterizzate da una forte crescita della popolazione.
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, il tasso di fertilità globale è sceso da circa cinque figli per donna negli anni Cinquanta a poco più di due figli oggi, con oltre cento Paesi già al di sotto della soglia di sostituzione generazionale di 2,1 figli per donna.
Questo significa che, per la prima volta nella storia moderna, la crescita della popolazione mondiale sta rallentando in modo strutturale e in molte aree è destinata a trasformarsi in una vera e propria diminuzione.
Cosa mostrano le proiezioni scientifiche sulla popolazione mondiale
Parallelamente al calo delle nascite, l’aspettativa di vita continua ad aumentare in quasi tutte le regioni del mondo grazie ai progressi medici, al miglioramento delle condizioni sanitarie e alla riduzione della mortalità infantile.
La conseguenza è una popolazione globale sempre più anziana, con una quota di persone sopra i 65 anni in forte crescita.
Le stime internazionali indicano che entro la metà del secolo la popolazione anziana sarà più che raddoppiata rispetto ai livelli di inizio Duemila, trasformando profondamente la struttura delle società.
Non si tratta solo di vivere più a lungo, ma di sostenere sistemi economici e sociali pensati per una popolazione molto più giovane.
Asia orientale tra il crollo più rapido delle nascite della storia moderna
Il cambiamento più drastico si osserva oggi in Asia orientale.
Paesi come Corea del Sud, Giappone e Cina stanno vivendo uno dei crolli delle nascite più rapidi della storia contemporanea.
In Corea del Sud il tasso di fertilità è sceso sotto un figlio per donna, un livello che non ha precedenti nei dati demografici moderni.
In Giappone la popolazione diminuisce da oltre dieci anni consecutivi, con intere aree che si stanno progressivamente spopolando e una quota di anziani tra le più alte al mondo.
La Cina, dopo decenni di crescita sostenuta, ha registrato un forte calo delle nascite negli ultimi anni, segnalando una transizione demografica accelerata che molti studiosi ritengono difficilmente reversibile.
Questo scenario avrà effetti diretti su forza lavoro, spesa pubblica e stabilità economica per generazioni.
Europa e Nord America tra denatalità strutturale e immigrazione
In gran parte dell’Europa il numero medio di figli per donna resta stabilmente basso da oltre vent’anni, con valori che oscillano generalmente tra 1,2 e 1,6.
Senza l’apporto migratorio, molte popolazioni europee sarebbero già in forte diminuzione numerica.
Anche in Nord America si osserva una riduzione delle nascite rispetto ai decenni precedenti, accompagnata da un progressivo invecchiamento della popolazione.
Secondo le analisi della Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, quasi tutte le economie avanzate stanno entrando in una fase di crescita demografica molto debole o negativa, con conseguenze dirette sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare.
Africa e Sud globale tra crescita e transizione demografica
L’Africa resta oggi il continente più giovane e con il tasso di crescita demografica più elevato, ma anche qui i dati mostrano una progressiva diminuzione della fertilità rispetto agli anni Ottanta e Novanta.
Miglioramenti sanitari, maggiore accesso all’istruzione femminile e urbanizzazione stanno portando a famiglie meno numerose.
Le proiezioni indicano che la popolazione africana continuerà a crescere per diversi decenni, ma con un ritmo gradualmente più lento, avviandosi verso una transizione demografica simile a quella già vissuta in Europa e Asia.
Questo ridisegnerà gli equilibri globali tra regioni giovani e regioni in rapido invecchiamento.
Le conseguenze economiche secondo gli studi internazionali
La Banca Mondiale e altri istituti di ricerca avvertono che l’invecchiamento della popolazione e la riduzione delle nascite potrebbero rallentare significativamente la crescita economica mondiale nel corso del secolo.
Con meno lavoratori attivi e un numero crescente di persone anziane, aumenteranno le spese per sanità e pensioni mentre diminuiranno le entrate fiscali legate al lavoro.
Molti Paesi stanno già investendo in automazione, robotica e intelligenza artificiale per compensare la riduzione della forza lavoro e mantenere livelli adeguati di produttività.
Le politiche sperimentate nei diversi Paesi
Nel mondo si stanno sperimentando numerose politiche demografiche, dagli incentivi economici ai congedi parentali più lunghi, dai servizi per l’infanzia diffusi alle misure per favorire l’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Le ricerche mostrano però che i bonus finanziari da soli hanno effetti limitati nel tempo.
I risultati migliori si ottengono nei Paesi che offrono stabilità lavorativa, servizi accessibili, pari opportunità per le donne e sistemi di welfare solidi.
Anche in questi contesti, tuttavia, riportare la fertilità ai livelli di sostituzione si è rivelato estremamente difficile.
Gli scenari futuri per il secolo in cui viviamo
Gli studiosi concordano sul fatto che il mondo stia entrando in una nuova fase demografica senza precedenti, caratterizzata da popolazioni sempre più anziane, tassi di natalità in costante calo in molte regioni e forti squilibri tra aree ancora giovani e aree già in declino.
Questo cambiamento non riguarderà soltanto il numero complessivo di abitanti, ma modificherà in profondità il funzionamento delle società, influenzando mercati del lavoro, sistemi pensionistici, sanità pubblica, migrazioni globali ed equilibri economici.
Nei prossimi decenni aumenterà il ricorso all’automazione per compensare la carenza di lavoratori, cresceranno i flussi migratori tra regioni con popolazioni giovani e saranno necessari nuovi modelli di welfare.
Si tratta quindi di una trasformazione strutturale destinata a segnare l’intero secolo.
Conclusione
La crisi demografica globale è uno dei cambiamenti più profondi del nostro tempo.
Il crollo delle nascite in Asia orientale, la denatalità strutturale in Europa e Nord America e la transizione in corso nel Sud globale stanno ridisegnando la struttura della popolazione mondiale con effetti su economia, società e politiche pubbliche.
I dati scientifici mostrano che non si tratta di una fase temporanea, ma di una trasformazione duratura che richiederà adattamenti profondi nei prossimi decenni.
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