Trecentoquarantotto satelliti entro il 2029: è la dimensione finale di IRIS², la costellazione europea per comunicazioni sicure per cui la Commissione UE e il consorzio SpaceRISE hanno chiuso l'accordo di implementazione il 7 agosto 2026.
Dai 290 satelliti del 2024 ai 348 del 2026
L'accordo alza da 290 a 348 unità la flotta programmata: 330 satelliti in orbita terrestre bassa e 18 in orbita media, con 66 nuove unità LEO dedicate ad applicazioni governative e di difesa. Il costo complessivo del programma sale a 15,6 miliardi di euro: 11,6 miliardi arrivano dal bilancio dell'Unione europea e dall'Agenzia spaziale europea, 4 miliardi dai partner privati del consorzio SpaceRISE, ovvero SES, Eutelsat e Hispasat. Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB SE e Aerospacelab si divideranno le forniture. I primi lanci sono attesi nel 2029, con operatività piena nel 2030, e la Commissione ha calcolato che il livello aggiuntivo di 66 satelliti alzerà del 60% la capacità di comunicazione governativa sicura nell'Unione europea e del 54% quella globale. Il comunicato ufficiale della Commissione europea sull'accordo IRIS2 descriveva la fase iniziale con 290 satelliti a fine 2024. Il sistema nasce come rete sovrana per governi, forze armate, protezione civile e servizi di emergenza, con l'obiettivo di garantire comunicazioni continue anche in caso di calamità naturali o crisi infrastrutturali.
31 volte meno di Starlink, e sei anni dopo
Il confronto con la concorrenza rende evidente lo scarto. Al 6 agosto 2026 SpaceX ha 10.920 satelliti Starlink in orbita, di cui 10.904 funzionanti secondo il tracker KeepTrack, e la FCC statunitense ha già autorizzato l'espansione a 15.000 unità di seconda generazione, con un obiettivo dichiarato di 42.000 satelliti nel lungo periodo. La flotta europea partirà quindi con circa 31 volte meno satelliti dell'attuale rete americana, e con sei anni di ritardo sul primo lancio operativo. Ancora più marcato il divario con la roadmap di xAI, che ha annunciato l'obiettivo di un milione di satelliti in orbita per l'AI per costruire infrastruttura di calcolo AI direttamente nello spazio. Anche l'aritmetica dei costi va nella direzione opposta: la costellazione europea vale circa 45 milioni di euro per satellite, contro un costo unitario stimato inferiore ai 2 milioni di dollari per una Starlink v2 mini. La differenza si spiega con l'architettura multiorbita LEO più MEO, con i requisiti di crittografia governativa e con la produzione distribuita fra più contractor europei, ma non con volumi paragonabili. Cambia anche il ritmo di dispiegamento: SpaceX lancia decine di satelliti Starlink a settimana con singoli razzi Falcon 9, mentre l'Europa dovrà completare la flotta iniziale nell'arco di poco più di un anno tra il 2029 e il 2030.
Polonia, Ungheria e Spagna stanziano. L'Italia no
Alcuni Stati hanno già mostrato le carte sull'assegno aggiuntivo che dovrà arrivare oltre al bilancio UE 2028-2034. La Polonia ha promesso 656 milioni di euro, l'Ungheria 500 milioni, la Spagna una forchetta compresa tra 1,6 e 2 miliardi. Nell'elenco dei contributi nazionali ufficializzati il 7 agosto 2026 manca l'Italia, che pure ospita il Centro Spaziale del Fucino, designato dalla Commissione europea come principale centro di controllo di IRIS², e vede coinvolte Leonardo, Telespazio e Thales Alenia Space nella filiera industriale del programma. In parallelo, secondo quanto annunciato a giugno 2026 dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, il governo italiano vuole programmare entro fine legislatura una costellazione nazionale in orbita bassa per comunicazioni istituzionali e di difesa, interoperabile con la rete europea ma tecnicamente separata. Restano quindi due infrastrutture pubbliche con lo stesso obiettivo di ridurre la dipendenza da operatori extra-UE, senza però un coordinamento finanziario esplicito tra il fronte europeo e quello italiano, e con l'Italia che compare fra i beneficiari industriali ma non fra i cofinanziatori dichiarati del programma continentale.
Il primo satellite del sistema europeo dovrà essere in orbita entro tre anni. Nello stesso periodo, se le previsioni di SpaceX si avverano, Starlink avrà superato le 15.000 unità autorizzate dalla FCC.
Domande frequenti
Cos'è il progetto IRIS² e qual è il suo obiettivo principale?
IRIS² è una costellazione satellitare europea dedicata a garantire comunicazioni sicure per governi, forze armate, protezione civile e servizi di emergenza. L'obiettivo è assicurare la continuità delle comunicazioni anche in caso di crisi o calamità naturali, riducendo la dipendenza da operatori extra-UE.
Quanti satelliti prevede la costellazione IRIS² e quali sono le tempistiche di lancio?
La costellazione IRIS² prevede un totale di 348 satelliti, con i primi lanci attesi nel 2029 e la piena operatività programmata per il 2030. Di questi, 330 saranno in orbita terrestre bassa (LEO) e 18 in orbita media (MEO).
Come si posiziona IRIS² rispetto a Starlink e xAI in termini di dimensioni e costi?
IRIS² avrà circa 31 volte meno satelliti rispetto a Starlink, che nel 2026 conta oltre 10.900 unità e mira a 42.000 in futuro. Anche i costi sono superiori: circa 45 milioni di euro per satellite contro meno di 2 milioni di dollari per Starlink, a causa di requisiti tecnici e produttivi differenti.
Chi finanzia il progetto IRIS² e qual è il ruolo dell'Italia?
Il progetto è finanziato con 11,6 miliardi di euro dall'Unione europea e dall'Agenzia spaziale europea e 4 miliardi dai partner privati del consorzio SpaceRISE. L'Italia, pur essendo coinvolta nella filiera industriale e ospitando il Centro Spaziale del Fucino come centro di controllo, non figura tra i cofinanziatori nazionali, a differenza di Polonia, Ungheria e Spagna.
Quali aziende e paesi sono coinvolti nello sviluppo di IRIS²?
Il consorzio SpaceRISE coinvolge partner privati come SES, Eutelsat, Hispasat, e fornitori come Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB SE e Aerospacelab. Tra i paesi, Polonia, Ungheria e Spagna hanno già stanziato finanziamenti aggiuntivi, mentre l'Italia partecipa come beneficiario industriale.
Perché l'Italia sta valutando una costellazione nazionale separata?
Il governo italiano intende sviluppare una propria costellazione in orbita bassa per comunicazioni istituzionali e di difesa, interoperabile ma tecnicamente separata dalla rete europea. Questa scelta mira a garantire autonomia nazionale senza un coordinamento finanziario esplicito con il progetto IRIS².