- Il ritorno alla crescita dopo due anni di flessione
- Export italiano a 72,2 miliardi, ma Berlino resta in vantaggio
- La Lombardia cuore pulsante degli scambi bilaterali
- Uno sguardo al contesto: sfide e prospettive
- Domande frequenti
Il ritorno alla crescita dopo due anni di flessione
L'asse commerciale tra Italia e Germania torna a respirare. Stando ai dati diffusi da Ahk Italien, la Camera di Commercio Italo-Germanica, nel 2025 l'interscambio tra i due Paesi ha raggiunto quota 157,8 miliardi di euro, con un incremento dell'1,2% rispetto all'anno precedente. Un dato che, per quanto contenuto in termini percentuali, segna un'inversione di tendenza significativa: i flussi bilaterali tornavano a crescere dopo due anni consecutivi di contrazione.
Un biennio, quello 2023-2024, segnato dal rallentamento della domanda tedesca e da un clima di incertezza che aveva pesato sulle catene di fornitura europee. La ripresa, per quanto graduale, conferma la solidità strutturale di una relazione economica che resta tra le più importanti del continente.
Export italiano a 72,2 miliardi, ma Berlino resta in vantaggio
Nel dettaglio, l'export italiano verso la Germania è risalito a 72,2 miliardi di euro, un segnale positivo per il sistema produttivo nazionale che nella Repubblica Federale trova il proprio primo mercato di sbocco. Le importazioni dalla Germania si sono attestate a 85,6 miliardi di euro, portando il saldo commerciale a favore di Berlino per circa 13,4 miliardi.
Uno squilibrio non nuovo. La bilancia commerciale tra i due Paesi pende storicamente dalla parte tedesca, complice il peso dell'industria automobilistica, della chimica e della meccanica di precisione d'oltralpe. L'Italia, dal canto suo, continua a esportare in modo competitivo nei comparti della meccanica, dell'agroalimentare, della moda e dei semilavorati, ma il divario strutturale resta un dato con cui fare i conti.
Va detto che il disavanzo, pur rilevante, non racconta tutta la storia. Buona parte delle importazioni italiane dalla Germania riguarda beni intermedi e componenti che alimentano le filiere manifatturiere italiane, per poi essere riesportati sotto forma di prodotti finiti verso mercati terzi. Un circuito produttivo integrato che rende i due Paesi più complementari di quanto il semplice saldo possa suggerire.
La Lombardia cuore pulsante degli scambi bilaterali
Se si guarda alla geografia interna degli scambi, un dato spicca su tutti: la Lombardia si conferma il principale hub italiano per il commercio con la Germania, con un interscambio complessivo di 52,5 miliardi di euro. Parliamo di oltre un terzo dell'intero volume bilaterale concentrato in una sola regione.
Non è una sorpresa. Il tessuto industriale lombardo, con i suoi distretti della meccanica, della chimica, del tessile e dell'elettronica, è storicamente agganciato alle catene del valore tedesche. Milano, Brescia, Bergamo e Monza-Brianza rappresentano snodi cruciali per le forniture destinate all'industria manifatturiera bavarese e renana. A questo si aggiungono le infrastrutture logistiche e la presenza capillare di imprese a partecipazione tedesca sul territorio.
Dietro la Lombardia, come sottolineato da diverse analisi di settore, si collocano regioni come Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, tutte con legami profondi con il mercato tedesco, sebbene a distanza considerevole in termini di volumi.
Uno sguardo al contesto: sfide e prospettive
La ripresa dell'interscambio si inserisce in un quadro europeo ancora fragile. L'economia tedesca ha attraversato una fase di stagnazione prolungata, con il PIL che solo nella seconda metà del 2025 ha mostrato timidi segnali di ripartenza. Per l'Italia, la tenuta dell'export verso Berlino assume dunque un valore doppio: da un lato testimonia la competitività del made in Italy anche in un contesto di domanda debole, dall'altro segnala che il peggio potrebbe essere alle spalle.
Resta però il nodo della vulnerabilità. In un'epoca in cui le infrastrutture digitali sono diventate parte integrante del commercio internazionale, episodi come quello raccontato nell'analisi sull'attacco informatico in Italia: il DDoS e le sue conseguenze ricordano quanto la sicurezza cibernetica sia ormai un prerequisito per la stabilità degli scambi commerciali.
La questione resta aperta anche sul fronte delle competenze. I rapporti economici tra Italia e Germania non si nutrono soltanto di merci, ma anche di capitale umano, scambi culturali e formazione linguistica. Non è un caso che iniziative come il concorso Juvenes Translatores 2025 rappresentino un investimento sul dialogo tra le giovani generazioni europee, premessa indispensabile per consolidare nel tempo relazioni commerciali così decisive.
I prossimi mesi diranno se il +1,2% del 2025 è stato solo un rimbalzo tecnico o l'inizio di una fase espansiva più robusta. Per il momento, il dato certificato da Ahk Italien offre almeno una certezza: il motore bilaterale tra Roma e Berlino, dopo aver rallentato, ha ricominciato a girare.