- Il verdetto del Revisore Generale: numeri impietosi
- Un modello di allocazione cieco alle differenze regionali
- British Columbia: il caso più eclatante
- Il crollo del tasso di approvazione e la cancellazione del flusso diretto
- Le conseguenze per chi vuole studiare in Canada
- Domande frequenti
Il verdetto del Revisore Generale: numeri impietosi
Le cifre parlano da sole. Il Canada aveva pianificato 348.900 nuove approvazioni di permessi di studio per il 2024. Ne ha rilasciate 149.559. Meno della metà. Anzi, meno di quanto qualsiasi previsione pessimistica avesse ipotizzato.
A certificare questo divario tra aspettative e realtà è il rapporto del Revisore Generale del Canada, un documento che suona come una bocciatura senza appello delle riforme introdotte nel Programma per Studenti Internazionali. Stando a quanto emerge dall'analisi, i fallimenti non sono il frutto di circostanze imprevedibili, ma di errori strutturali nella progettazione e nell'attuazione delle politiche stesse.
Per anni il settore dell'istruzione superiore canadese aveva lanciato segnali d'allarme. Le università e i college segnalavano incongruenze nel nuovo sistema di gestione dei flussi, temevano contraccolpi sulle iscrizioni e, di riflesso, sulla sostenibilità finanziaria degli atenei. Il rapporto, ora, dà loro ragione.
Un modello di allocazione cieco alle differenze regionali
Il nodo centrale della questione è tecnico, ma le sue ricadute sono enormi. Il modello di allocazione dei permessi di studio adottato dal governo federale ha applicato un tasso di approvazione uniforme del 60% a tutte le province canadesi, senza tenere conto delle variazioni regionali storiche.
Un approccio, a dir poco, semplicistico. Ogni provincia ha un proprio tessuto universitario, una diversa capacità di attrazione degli studenti internazionali, tassi di rifiuto storicamente differenti. Trattare l'Ontario come il Nuovo Brunswick, o la British Columbia come il Manitoba, significa ignorare decenni di dati e dinamiche consolidate.
Il risultato è stato un meccanismo che ha sovrastimato la capacità di assorbimento di alcune regioni e, contemporaneamente, ha penalizzato quelle che storicamente vantavano tassi di approvazione più elevati. Un errore di design, come sottolineato da diversi osservatori del settore, che ha innescato una catena di disfunzioni a cascata.
British Columbia: il caso più eclatante
Se si vuole un esempio concreto di quanto il modello abbia fallito, basta guardare alla British Columbia. La provincia, che ospita alcune tra le più prestigiose università canadesi e rappresenta una delle mete più ambite per gli studenti stranieri, ha registrato una riduzione del 66% delle nuove approvazioni nel 2024.
Il dato è tanto più sorprendente se confrontato con la previsione governativa, che stimava un calo contenuto al 18%. La distanza tra il 18 e il 66 per cento racconta, meglio di qualsiasi analisi, l'inadeguatezza degli strumenti previsionali utilizzati.
Per gli atenei della regione, tra cui la University of British Columbia e la Simon Fraser University, l'impatto si traduce in minori entrate da rette internazionali, ridimensionamento dei programmi e, in prospettiva, perdita di competitività rispetto a destinazioni concorrenti come Australia, Regno Unito e, in parte, anche l'Europa.
Il crollo del tasso di approvazione e la cancellazione del flusso diretto
Il quadro complessivo delle riforme università Canada si completa con un altro dato allarmante: il tasso di approvazione dei permessi di studio è passato dal 58% nel 2023 al 38% nel 2025. Un crollo di venti punti percentuali in appena due anni, che colloca il Canada in una posizione sempre più restrittiva rispetto ai propri competitor internazionali.
A complicare ulteriormente il panorama, nel novembre 2024 il governo ha cancellato il cosiddetto Student Direct Stream (SDS), il flusso diretto per studenti che garantiva un canale di approvazione accelerato per candidati provenienti da paesi selezionati. La motivazione ufficiale: rischi di integrità del programma. Ma la decisione ha eliminato uno strumento che, pur con i suoi limiti, rappresentava una corsia preferenziale apprezzata sia dagli atenei sia dai candidati.
La cancellazione dell'SDS, combinata con il calo generalizzato delle approvazioni, rischia di ridisegnare profondamente la mappa della mobilità studentesca globale. Per migliaia di giovani che avevano individuato nel Canada la destinazione ideale per il proprio percorso accademico, ottenere un visto studio Canada è diventato sensibilmente più difficile.
Le conseguenze per chi vuole studiare in Canada
Le implicazioni del rapporto del Revisore Generale vanno ben oltre il perimetro amministrativo. L'attrattività del sistema universitario canadese, costruita negli ultimi due decenni anche grazie a politiche di immigrazione studenti relativamente aperte, è oggi messa in discussione.
Le università canadesi dipendono in misura significativa dalle rette pagate dagli studenti stranieri, che in molti casi superano di tre o quattro volte quelle degli studenti domestici. Un calo strutturale delle iscrizioni internazionali si traduce in tagli ai servizi, riduzione del personale e, nei casi più gravi, chiusura di programmi.
Per chi sta valutando di studiare in Canada nei prossimi anni, il messaggio che emerge dal rapporto è chiaro: il processo di ottenimento del permesso di studio è diventato più selettivo e meno prevedibile. Le tempistiche si allungano, i criteri si fanno più stringenti, e la discrezionalità nella valutazione delle domande sembra aumentare.
La questione resta aperta. Il governo federale dovrà decidere se correggere il tiro, rivedendo un modello di allocazione che si è dimostrato inadeguato, oppure se proseguire sulla strada della restrizione. Nel frattempo, il danno reputazionale per il sistema accademico canadese è già in corso, e i segnali che arrivano dal settore non lasciano spazio a facili ottimismi.