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Attacchi alle scuole +50%: 74 milioni di bambini in venti paesi
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Attacchi alle scuole +50%: 74 milioni di bambini in venti paesi

Rapporto Education Cannot Wait 2026: 74 milioni di alunni fuori dalle aule vivono in soli venti paesi, attacchi alle scuole +50%.

Il rapporto Breaking Barriers di Education Cannot Wait, diffuso il 9 settembre 2026 per la Giornata internazionale per la protezione dell'istruzione dagli attacchi, conta 93 milioni di bambini fuori scuola nel mondo e altri 165 milioni con studi disturbati da guerre, sfollamenti o disastri, per un totale di 258 milioni di minori con l'istruzione compromessa in 87 paesi. La cifra grezza racconta solo metà della storia: 74 di quei 93 milioni, l'ottanta per cento del totale globale, vivono in appena venti Stati. È una crescita di 21 milioni di minori in crisi in soli 18 mesi rispetto alla precedente rilevazione.

L'escalation degli attacchi documentata dall'ONU

Nel biennio 2024-2025 il rapporto delle Nazioni Unite sugli attacchi all'istruzione documenta 9.259 offensive contro il settore, di cui oltre 3.600 dirette a edifici scolastici e le restanti a insegnanti, studenti, trasporti e personale amministrativo. La crescita rispetto al biennio 2022-2023 è del cinquanta per cento, con un uso militare delle scuole quasi raddoppiato: le aule vengono trasformate in caserme, depositi di armi o postazioni di controllo, attirando la reazione dell'artiglieria avversaria. Nel solo 2025 sono stati 24.174 i minori colpiti da violazioni gravi verificate nei conflitti, mentre più di 10.600 tra studenti e insegnanti sono stati uccisi, feriti o rapiti nell'arco dei due anni. Non è un'emergenza puntuale, ma una curva in accelerazione che riguarda tanto le guerre convenzionali quanto i conflitti armati non internazionali.

Dove si concentra davvero la crisi

I 258 milioni di studenti travolti dalle crisi non sono distribuiti a caso sul planisfero. Il Global Estimates Update 2026 di Education Cannot Wait individua venti paesi che assorbono l'ottanta per cento dei bambini fuori dalle aule: Palestina, Ucraina, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Myanmar, Somalia, Sudan, Etiopia, Haiti e Colombia figurano tra gli epicentri. In Palestina si sono contati oltre 2.000 attacchi nel biennio e a fine 2025 quasi tutte le scuole di Gaza risultavano danneggiate o distrutte; in Ucraina le offensive contro istituti scolastici hanno superato quota 900. Il Mozambico, dove cinque milioni di bambini non frequentano la scuola, è un altro dei paesi in vetta a questa lista, con la crisi umanitaria del Cabo Delgado che ha svuotato le classi di intere province. In Sudan la chiusura prolungata degli istituti dopo lo scoppio del conflitto interno ha lasciato milioni di studenti senza una data di rientro.

Fondi che non arrivano e promesse formali

Il settore educativo resta il fanalino di coda del sistema umanitario internazionale. Nel 2025 i donatori hanno coperto appena il 24,3% dei bisogni finanziari stimati, lasciando scoperti quasi tre quarti degli interventi. La Dichiarazione sulle scuole sicure, il documento politico che dovrebbe tenere fuori le armi dalle aule e vietare l'uso militare degli edifici scolastici, conta oggi 123 Stati firmatari, Italia inclusa, ma il salto del cinquanta per cento negli attacchi mostra che le sottoscrizioni formali non bastano a spostare l'ago della bilancia. A pagare il conto sono i più esposti: il 74% dei minori rifugiati, il 52% degli sfollati interni e il 45% dei bambini con disabilità nelle aree di crisi restano fuori dalle aule, con divari che si allargano con l'età.

Il divario con i paesi in pace

Mentre in quei venti Stati la domanda è se ci sarà un tetto sotto cui studiare, nei paesi in pace si progettano riforme che portano l'intelligenza artificiale in classe dai quattordici anni e riscrivono gli istituti tecnici in funzione del mercato del lavoro. La forbice tra chi discute il curricolo del prossimo decennio e chi non sa se avrà un banco a settembre è oggi il vero indicatore della disuguaglianza educativa globale. Education Cannot Wait chiede 600 milioni di dollari per raggiungere 10 milioni di bambini in emergenza: una cifra che coprirebbe circa un ottavo di chi oggi resta fuori dall'aula e che pesa meno del costo mensile di una singola operazione militare di media dimensione.

Domande frequenti

Quanti bambini sono attualmente esclusi dall'istruzione a causa di guerre e crisi?

Secondo il rapporto Breaking Barriers, sono 93 milioni i bambini completamente fuori scuola, mentre altri 165 milioni subiscono interruzioni gravi degli studi, per un totale di 258 milioni di minori con l'istruzione compromessa in 87 paesi.

In quali paesi si concentra maggiormente la crisi dell'istruzione?

L'80% dei bambini fuori dalle aule vive in venti paesi, tra cui Palestina, Ucraina, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Myanmar, Somalia, Sudan, Etiopia, Haiti, Colombia e Mozambico.

Qual è la portata degli attacchi contro le scuole e chi sono le principali vittime?

Nel biennio 2024-2025 sono stati documentati 9.259 attacchi al settore educativo, oltre 3.600 dei quali diretti a edifici scolastici e il resto a studenti, insegnanti, trasporti e personale; più di 10.600 tra studenti e insegnanti sono stati uccisi, feriti o rapiti in due anni.

Quali sono le principali difficoltà nel finanziare la risposta umanitaria per l'istruzione?

Nel 2025 i donatori hanno coperto solo il 24,3% dei bisogni finanziari stimati, lasciando scoperti quasi tre quarti degli interventi necessari per garantire l'accesso all'istruzione nelle aree di crisi.

Cosa prevede la Dichiarazione sulle scuole sicure e qual è il suo impatto?

La Dichiarazione sulle scuole sicure, firmata da 123 Stati tra cui l'Italia, mira a vietare l'uso militare degli edifici scolastici e a proteggerli dagli attacchi, ma il significativo aumento degli attacchi dimostra che le sottoscrizioni formali non sono sufficienti a garantire la sicurezza.

Qual è il divario tra i paesi colpiti da crisi e quelli in pace in termini di istruzione?

Nei paesi in crisi l'emergenza è garantire almeno un ambiente scolastico sicuro, mentre nei paesi in pace si discute di innovazione didattica e riforme: questa disparità rappresenta oggi il vero indicatore della disuguaglianza educativa globale.

Pubblicato il: 10 settembre 2026 alle ore 15:10

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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