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Draghi al Politecnico di Zurigo: il debito europeo verso il 130%. Investire 100 miliardi di euro nell'AI
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Draghi al Politecnico di Zurigo: il debito europeo verso il 130%. Investire 100 miliardi di euro nell'AI

Il discorso dell'ex presidente Bce al Politecnico di Zurigo: tassi globali e crescita debole spingono il debito europeo verso il 130% del Pil nel 2040

Mario Draghi è intervenuto il 1° ottobre 2026 al Politecnico federale di Zurigo per la Karl Brunner Distinguished Lecture, il ciclo di conferenze della Banca nazionale svizzera dedicato all'economista austriaco. L'ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano ha ripercorso i tre decenni della costituzione monetaria europea, dalla stabilità del primo decennio dell'euro alla fase attuale, e ha indicato nell'integrazione e nella crescita l'unica via per tenere il debito pubblico sotto controllo.

Tassi globali, crescita locale

Nel discorso, Draghi ha osservato che i rendimenti a lungo termine nell'area dell'euro hanno toccato i livelli più alti degli ultimi quindici anni, muovendosi di pari passo con i titoli del Tesoro statunitense. Secondo l'ex banchiere, oggi anche un governo con conti pubblici solidi non controlla pienamente il costo del proprio indebitamento, perché una parte sempre più rilevante dei tassi è determinata da fattori globali. L'offerta mondiale di debito è spinta dalla politica di bilancio prociclica, dal disavanzo statunitense vicino al 6% del Pil e dagli investimenti nei centri dati per l'intelligenza artificiale: solo le maggiori imprese tecnologiche americane investiranno circa 800 miliardi di dollari nel 2026, con emissioni obbligazionarie legate all'IA che potrebbero arrivare a 300 miliardi. In Europa, l'espansione di bilancio tedesca e il disavanzo francese oltre il 5% del Pil contribuiscono alla stessa dinamica. Gli shock globali dal lato dell'offerta hanno riportato in alto l'inflazione, da ultimo con l'aumento dei prezzi dell'energia legato al conflitto con l'Iran e alla perdita di capacità di raffinazione in Russia e in Medio Oriente. Nel frattempo la crescita della produttività nell'area dell'euro resta allo 0,3% annuo contro l'1,8% statunitense.

Perché serve l'integrazione europea

Il Fondo monetario stima che, senza interventi, il rapporto debito/Pil medio europeo salga al 130% entro il 2040, al 155% se ponderato per la dimensione delle economie. Draghi ha chiesto di attuare la tabella di marcia del rapporto sulla competitività europea: mezzo punto percentuale di crescita aggiuntiva all'anno, mantenuto fino al 2040 e in parte accantonato, coprirebbe circa un terzo del percorso verso una traiettoria sostenibile del debito. Tra il 2008 e il 2023, ha ricordato l'ex premier, il divario tra la capitalizzazione delle imprese quotate statunitensi ed europee è passato da 3.000 a 34.000 miliardi di dollari, soprattutto per l'assenza di scala nel mercato unico. Sull'intelligenza artificiale, l'Unione europea ospita meno del 5% della capacità di calcolo mondiale: portarla al 15% entro il 2030 richiederebbe investimenti per 1.300 miliardi di euro, di cui circa 100 miliardi di quota pubblica, pari a circa il 5% del prossimo bilancio comunitario in fase di negoziato.

La condizione introdotta da Karl Brunner resta valida, ha concluso l'ex banchiere: una banca centrale può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono il debito sotto controllo. Perché la costituzione monetaria europea duri nel tempo, ha aggiunto, i legislatori nazionali e dell'Unione devono assumere la crescita come obiettivo esplicito e condiviso dell'Unione europea.

Domande frequenti

Perché Mario Draghi sottolinea l'importanza dell'integrazione europea per la gestione del debito pubblico?

Draghi sostiene che solo attraverso maggiore integrazione e crescita economica l'Europa potrà tenere sotto controllo il debito pubblico, poiché la crescita contribuisce a una traiettoria più sostenibile del rapporto debito/Pil nei prossimi anni.

Quali sono le principali cause dell'aumento dei rendimenti a lungo termine nell'area euro secondo Draghi?

Draghi evidenzia che i rendimenti sono spinti da fattori globali come la politica di bilancio prociclica, i disavanzi pubblici significativi e i massicci investimenti nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, che influenzano il costo dell'indebitamento anche per paesi con conti pubblici solidi.

Cosa indica Draghi riguardo agli investimenti europei nell'intelligenza artificiale?

Draghi indica che per portare la capacità di calcolo europea al 15% del totale mondiale entro il 2030 serviranno investimenti per 1.300 miliardi di euro, con una quota pubblica di circa 100 miliardi, pari al 5% del prossimo bilancio UE.

Quali rischi comporta la mancata crescita della produttività nell'eurozona?

La produttività stagnante nell'eurozona, ferma allo 0,3% annuo contro l'1,8% degli Stati Uniti, rischia di ampliare il divario economico e di rendere più difficile il controllo del debito pubblico, esponendo l'Europa a maggiori vulnerabilità economiche.

Qual è la previsione del Fondo Monetario sul rapporto debito/Pil in Europa senza interventi correttivi?

Il Fondo Monetario prevede che il rapporto debito/Pil medio europeo salga al 130% entro il 2040, arrivando fino al 155% se ponderato per la dimensione delle economie, evidenziando la necessità di misure per stimolare la crescita e la sostenibilità fiscale.

Pubblicato il: 1 ottobre 2026 alle ore 16:27

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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