Indice: In breve | Lo smartworking in Italia: i numeri del 2025 | Il confronto con l'Europa: l'Italia sotto la media Ue | Come funziona il lavoro agile in Italia: la legge e l'accordo | Il rientro in ufficio: i principali mandati del 2024-2025 | Produttività, benessere e sorveglianza | Il quiet purging: cos'è il licenziamento silenzioso | Errori comuni | Domande frequenti
Lo smartworking in Italia: i numeri del 2025
Secondo il Censimento permanente ISTAT (anno di riferimento 2023, dati pubblicati nel febbraio 2026), poco meno di 3,4 milioni di lavoratori italiani - il 13,8% degli occupati totali - avevano adottato una qualche forma di lavoro da remoto nelle quattro settimane precedenti la rilevazione. Di questi, circa 1,44 milioni (il 5,9%) lavoravano da casa per almeno la metà dei giorni lavorativi.
Il numero è rimasto sostanzialmente stabile dal 2022, dopo che nel 2021 si era raggiunto il picco di 3,58 milioni di lavoratori da remoto (15,1% degli occupati totali). Prima della pandemia, nel biennio 2018-2019, la quota non superava il 4,8%. Le stime dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano per il 2025 indicano circa 3,575 milioni di lavoratori con accesso al lavoro agile, con una crescita marginale dello 0,6% rispetto all'anno precedente: un segnale di consolidamento, non di espansione strutturale.
Il confronto con l'Europa: l'Italia sotto la media Ue
Con il 5,9% di lavoratori che lavora di norma da casa (almeno metà settimana), l'Italia si colloca al di sotto della media Ue del 9,1% secondo le rilevazioni Eurostat 2023. Ai vertici europei si trovano la Finlandia (22,2%) e l'Irlanda (21,8%), seguite da Svezia e Belgio con valori oltre il 20%. Il divario tra l'Italia e i Paesi nordici supera i 16 punti percentuali.
Il ritardo strutturale si spiega con la composizione del tessuto produttivo nazionale. In Italia il lavoro agile è adottato quasi esclusivamente nelle grandi imprese del terziario, concentrate prevalentemente al Nord. Nelle Piccole e Medie Imprese - che rappresentano la grande maggioranza delle aziende italiane - solo il 45% ha adottato politiche di flessibilità formali. Interi settori come manifatturiero, commercio al dettaglio e ristorazione ne rimangono strutturalmente esclusi.
Come funziona il lavoro agile in Italia: la legge e l'accordo
In Italia il lavoro agile è disciplinato dalla Legge 81/2017, che lo distingue nettamente dal telelavoro tradizionale: non una postazione fissa fuori sede, ma una modalità flessibile con responsabilizzazione sui risultati. L'accordo tra datore di lavoro e lavoratore deve coprire quattro elementi fondamentali.
Il rientro in ufficio: i principali mandati del 2024-2025
Tra il 2024 e il 2025, alcune tra le maggiori multinazionali hanno emanato direttive di rientro obbligatorio in sede. Amazon ha richiesto la presenza per cinque giorni a settimana: il 73% dei dipendenti ha dichiarato di voler valutare alternative lavorative. JPMorgan Chase ha imposto il rientro totale attraverso una nota interna ai team non ancora stabilmente in sede. Dell ha eliminato il lavoro ibrido collegando la presenza in ufficio alle opportunità di promozione, escludendo di fatto chi resta in remoto dall'avanzamento di carriera.
Dal lato dei vertici aziendali, l'83% dei CEO globali prevede un ritorno al lavoro in presenza a tempo pieno entro il 2027 (KPMG CEO Outlook Survey 2024). La giustificazione principale riguarda la necessità di preservare la cultura aziendale e la collaborazione informale. Diverse aziende hanno introdotto sistemi di sorveglianza - tracciamento dei badge e monitoraggio delle connessioni VPN - per verificare la compliance con le nuove direttive.
Produttività, benessere e sorveglianza
Gli studi sull'impatto dello smart working sulla produttività producono risultati eterogenei. La ricerca di Nicholas Bloom (Stanford University) su circa 1.600 dipendenti di Trip.com mostra che due giorni di lavoro da casa a settimana riducono del 33% il tasso di dimissioni volontarie, senza impatti negativi sulla produttività né sulle progressioni di carriera. Sul fronte opposto, un'analisi su 33 milioni di lavoratori statunitensi della NYU School of Global Public Health (2025) ha associato il remoto per tre o più giorni a settimana a un aumento del senso di isolamento.
I dati italiani del Politecnico di Milano mostrano che il 35% degli smart worker sperimenta overworking - lavoro oltre l'orario stabilito - contro il 30% di chi lavora esclusivamente in sede. Una ricerca dell'Università di Pittsburgh basata su milioni di profili aziendali non ha rilevato una correlazione diretta tra l'imposizione del rientro e un effettivo aumento del valore o della redditività aziendale.
Il quiet purging: cos'è il licenziamento silenzioso
Il quiet purging, o "epurazione silenziosa", è un'interpretazione sviluppata da analisti del mercato del lavoro per spiegare i mandati di rientro in assenza di evidenze sulla produttività che li giustifichino. La logica proposta: imporre condizioni difficilmente compatibili con le abitudini acquisite dai dipendenti - lunghi pendolarismi, costi di trasporto, incompatibilità con esigenze di cura familiare - spinge una quota del personale a dimettersi volontariamente, permettendo all'azienda di ridurre l'organico senza licenziamenti formali e i relativi costi legali.
Secondo un'indagine di ResumeBuilder, l'80% delle aziende che hanno imposto il rientro ha perso dipendenti di valore, eppure il 70% intende mantenere queste politiche nel 2025. In Italia, i dati Hays mostrano che tre quarti dei lavoratori in smart working sarebbero pronti a cercare un nuovo impiego in caso di revoca totale: per accettare un lavoro esclusivamente in presenza, i professionisti italiani richiedono in media un incremento retributivo del 30%.
Errori comuni
Confondere smart working e telelavoro: il telelavoro prevede una postazione fissa fuori sede. Lo smart working (Legge 81/2017) si basa invece sulla flessibilità di orari e luoghi, con responsabilizzazione sui risultati. I due istituti hanno implicazioni diverse sul piano contrattuale e assicurativo, inclusa la diversa copertura INAIL in caso di infortuni.
Applicare i dati statunitensi alla realtà italiana: la tendenza al rientro documentata negli USA riguarda un contesto con penetrazione del lavoro da remoto molto più elevata. Il 5,9% di lavoratori italiani stabilmente da remoto è già tra i valori più bassi dell'Ue: le dinamiche del mercato statunitense non si trasferiscono automaticamente a un tessuto produttivo dominato da PMI.
Trattare il quiet purging come un fatto accertato: la teoria del licenziamento silenzioso è un'interpretazione plausibile avanzata da analisti del lavoro, non una pratica dimostrata caso per caso. Le aziende citano ragioni legittime legate alla cultura organizzativa, e diversi studi mostrano benefici reali della presenza in ufficio per attività che richiedono interazione intensa.
Domande frequenti
Quanti lavoratori italiani sono in smart working nel 2025?
Secondo le stime del Politecnico di Milano, nel 2025 sono circa 3,575 milioni i lavoratori italiani con almeno una quota di attività da remoto, con una crescita dello 0,6% rispetto all'anno precedente. Di questi, secondo i dati Eurostat 2023 (ISTAT Censimento permanente), il 5,9% lavora da casa per almeno la metà dei giorni lavorativi. Il dato è sostanzialmente stabile dal 2022, dopo il picco del 2021.
Il rientro in ufficio è legale se era stato concordato lo smart working?
In Italia la Legge 81/2017 configura il lavoro agile come una modalità concordata, non un diritto unilaterale esigibile. Il datore di lavoro può revocare l'accordo con un preavviso (di norma 30 giorni), salvo che accordi integrativi aziendali o clausole contrattuali specifiche prevedano tutele diverse. Le modalità di revoca possono rilevare in eventuali contenziosi giuslavoristici.
Perché l'Italia ha meno smart working degli altri Paesi europei?
Il basso tasso italiano (5,9% contro il 9,1% Ue) riflette la struttura produttiva del Paese: un tessuto dominato da PMI nei settori manifatturiero, commercio e servizi di prossimità, dove il lavoro da remoto non è applicabile. Il lavoro agile è concentrato nelle grandi imprese del terziario al Nord, una minoranza del totale. Il confronto con la Finlandia (22,2%) conferma che il divario è strutturale, non contingente.
Cos'è il quiet purging e come si manifesta?
Il quiet purging è la pratica ipotizzata di usare i mandati di rientro per indurre le dimissioni di dipendenti poco propensi a tornare in presenza, riducendo l'organico senza licenziamenti formali. I segnali indicati dagli analisti includono: mandati di rientro a cinque giorni su cinque, restrizioni alle progressioni per chi resta in remoto e mancanza di giustificazioni legate alla produttività. I dati Eurostat 2023 collocano l'Italia al 5,9% di lavoratori stabilmente da remoto, quasi quattro punti sotto la media europea: una posizione strutturale che nessun mandato di rientro modifica in modo significativo. Il dato da monitorare nei prossimi anni è il valore economico che i lavoratori attribuiscono alla flessibilità: il 30% di incremento salariale richiesto per tornare in presenza è già un indicatore di mercato rilevante per le politiche di recruitment e retention.