Nel primo trimestre 2026 l'Italia resta ultima tra i 27 Paesi dell'Unione per tasso di occupazione fra i 20 e i 64 anni: 67,6% contro il 76,1% medio UE e l'81,1% della Germania. La fotografia arriva dall'Osservatorio Talents Venture alla vigilia della Giornata mondiale del lavoro dignitoso del 7 ottobre.
Occupazione, inattivi e salari: il distacco dall'Europa
Gli occupati italiani sono 24,2 milioni, ma gli inattivi tra 15 e 64 anni restano 12,37 milioni: il 33,3% della popolazione in età da lavoro, il valore più alto dell'Unione, dove la media si ferma al 24,4%. Significa che quasi un europeo su cinque fuori dal mercato del lavoro vive in Italia.
Il divario è pesante anche sui ruoli qualificati. Dirigenti, professioni intellettuali e tecniche (gruppi ISCO 1-3) sono il 37,0% degli occupati italiani, contro il 44,7% UE, il 48,2% tedesco e il 50,5% francese: 1,8 milioni di posti qualificati che semplicemente non esistono. Il gap resta anche sui salari misurati a parità di potere d'acquisto: la retribuzione mediana oraria è 13,60 PPS contro i 14,91 della media UE, i 15,48 della Francia e i 17,33 della Germania. Il valore è pubblicato nelle statistiche europee sulle retribuzioni di Eurostat.
Il paradosso del premio laurea: cresce perché il diploma vale meno
Un dato apparentemente in controtendenza riguarda il titolo di studio. In Italia la retribuzione mediana oraria è pari a 13,00 PPS per chi ha un diploma e sale a 19,46 PPS per chi ha un titolo terziario: il premio della laurea è del 49,7%, superiore al 43,4% medio europeo. Letto così, sembra un incentivo robusto a studiare.
La lettura si rovescia appena si guarda cosa compone quel rapporto. I laureati italiani guadagnano il 3,1% in meno dei coetanei europei, i diplomati italiani ne guadagnano il 7,2% in meno. Il premio cresce non perché la laurea paga di più, ma perché il diploma paga ancora meno. La Spagna lo conferma dal lato opposto: ha un premio laurea del 56,1% con retribuzioni fra le più basse del gruppo di confronto.
Il paragone con la Germania chiude il quadro. Un laureato italiano guadagna il 25,5% in meno di un laureato tedesco e appena il 19% in più di un diplomato tedesco. Un titolo universitario in Italia vale, in potere d'acquisto, poco più del diploma superiore ottenuto in Germania. È la stessa dinamica che spinge una parte dei neolaureati italiani verso l'estero, come documenta l'analisi CGIA di Mestre sulla fuga di cervelli.
Cosa cambia per chi entra oggi nel mercato
Per uno studente che sceglie tra istituto tecnico, ITS o università, il dato più utile non è il premio percentuale della laurea ma il livello assoluto delle due retribuzioni: il diploma italiano paga 1,91 PPS in meno di quello medio europeo, la laurea italiana resta sotto la media UE ma di poco. Il premio alto, da solo, non misura il valore della scelta formativa.
Il nodo tocca anche la qualità del lavoro. Dove i ruoli qualificati scarseggiano, le competenze avanzate ricevono meno riconoscimento economico e il benessere complessivo ne risente: in Italia la salute mentale al lavoro resta riconosciuta solo nel 7% dei casi, segno di un sistema che fatica a leggere il disagio come problema reale. Il quadro peggiora se si considera che la sicurezza sul lavoro beneficia dello sconto al 25% che ferma il procedimento penale, indebolendo gli incentivi alla prevenzione.
Il bilancio è netto. Il premio della laurea italiana, misurato in percentuale, è più alto che altrove ma racconta una realtà rovesciata: non segnala quanto il mercato riconosca chi si forma, segnala quanto poco riconosca già il titolo di base. Da qui dovrebbe partire ogni ragionamento su stipendi, politiche attive e orientamento scolastico.
Domande frequenti
Perché l'Italia è ultima tra i Paesi UE per tasso di occupazione?
L'Italia registra un tasso di occupazione del 67,6% tra i 20 e i 64 anni, ben al di sotto della media UE del 76,1%. Il dato è influenzato dall'elevato numero di inattivi e dalla carenza di ruoli qualificati nel mercato del lavoro italiano.
Cosa significa il 'premio della laurea' più alto in Italia rispetto alla media UE?
Il premio della laurea in Italia è superiore alla media europea perché il diploma paga ancora meno rispetto agli altri Paesi UE. Non è quindi un segnale di maggior valore della laurea, ma di una svalutazione retributiva dei titoli di base.
Qual è la situazione salariale in Italia rispetto agli altri Paesi europei?
La retribuzione mediana oraria in Italia è inferiore sia alla media UE che a quella di Paesi come Francia e Germania. I laureati italiani guadagnano meno dei loro coetanei europei e molto meno rispetto ai tedeschi.
Quali sono le prospettive per chi entra oggi nel mercato del lavoro italiano?
Chi entra oggi nel mercato del lavoro italiano trova retribuzioni più basse rispetto alla media UE, soprattutto con il diploma. Il livello assoluto delle retribuzioni è il dato più rilevante da considerare nella scelta del percorso formativo.
Quali altri fattori incidono sulla qualità del lavoro in Italia?
Oltre ai salari bassi, in Italia la salute mentale sul lavoro è poco riconosciuta e la sicurezza può essere compromessa da normative poco efficaci. La scarsità di ruoli qualificati riduce il riconoscimento economico delle competenze avanzate.