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Intelligenza artificiale e lavoro, Gay (Unione Industriali Torino): "Partita da giocare, servono investimenti in competenze e persone"
Lavoro

Intelligenza artificiale e lavoro, Gay (Unione Industriali Torino): "Partita da giocare, servono investimenti in competenze e persone"

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Il presidente dell'Unione Industriali di Torino rilancia la sfida della rivoluzione digitale: "L'industria è pronta, ma senza formazione e collaborazione rischiamo di restare indietro"

L'appello di Marco Gay: investire per non perdere terreno

Non usa mezzi termini Marco Gay. Il presidente dell'Unione Industriali di Torino guarda dritto alla sfida che sta ridisegnando il tessuto produttivo del Paese e la definisce senza esitazioni: una partita da giocare. L'intelligenza artificiale non è più un orizzonte lontano, è il presente. E chi non investe oggi, domani rischia di trovarsi fuori dai giochi.

Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni rese dal numero uno degli industriali torinesi, l'industria italiana ha le carte in regola per produrre prodotti e servizi ad alto valore aggiunto. Il potenziale c'è, la capacità manifatturiera pure. Quello che serve, però, è un cambio di passo deciso sugli investimenti. Non solo in tecnologia, ma soprattutto in competenze e persone.

È un messaggio che arriva da Torino, città che della trasformazione industriale ha fatto la propria storia. E che oggi, nel pieno della transizione digitale, si ritrova ancora una volta al centro di un passaggio epocale.

Unire i puntini della rivoluzione industriale digitale

Gay ha usato un'immagine efficace per descrivere la fase attuale: bisogna unire i puntini della rivoluzione industriale contemporanea. Una metafora che racchiude un concetto tutt'altro che banale. Le tecnologie ci sono, i dati abbondano, le applicazioni dell'IA si moltiplicano in ogni settore, dalla logistica alla sanità, dalla manifattura alla finanza. Il problema è metterle a sistema.

Troppo spesso, nel panorama italiano, le singole innovazioni restano isolate. Un'impresa adotta un software di machine learning per ottimizzare la produzione, un'altra sperimenta chatbot per il servizio clienti, una terza utilizza algoritmi predittivi per la manutenzione degli impianti. Ma manca una visione d'insieme, una strategia che colleghi questi tasselli in un mosaico coerente.

Come sottolineato dallo stesso Gay, la sfida non è solo tecnologica. È culturale, organizzativa, formativa. E in un contesto in cui anche l'innovazione e la competitività restano temi centrali per il sistema imprenditoriale, il richiamo del presidente torinese suona come un monito rivolto all'intero ecosistema produttivo.

Il nodo delle competenze professionali

Se c'è un punto su cui Gay ha insistito con particolare forza è quello della formazione. L'intelligenza artificiale non si governa senza le persone giuste. E le persone giuste non nascono per caso: vanno formate, aggiornate, accompagnate in un percorso di crescita continua.

Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro nel settore digitale è un dato strutturale dell'economia italiana. Secondo le ultime rilevazioni di Unioncamere e ANPAL, le imprese faticano a trovare profili adeguati in ambiti come la gestione dei dati, la cybersecurity, lo sviluppo di soluzioni basate sull'IA. E non si tratta solo di figure altamente specializzate: anche i profili intermedi, quelli che devono saper dialogare con le nuove tecnologie senza necessariamente progettarle, scarseggiano.

Investire in competenze significa agire su più fronti:

  • Formazione iniziale, rafforzando i percorsi scolastici e universitari nelle discipline STEM, ma anche nelle soft skills indispensabili per lavorare in contesti ibridi uomo-macchina
  • Formazione continua, attraverso programmi di upskilling e reskilling destinati a chi è già nel mercato del lavoro
  • Attrattività del territorio, perché le competenze non bastano se poi i talenti migliori emigrano verso mercati più dinamici

La questione resta aperta. E il messaggio di Gay, in fondo, è chiaro: senza un investimento massiccio e sistematico sulle persone, la partita dell'IA rischia di essere persa prima ancora di cominciare.

Consulenti del lavoro e imprese: una partnership necessaria

Un passaggio significativo delle dichiarazioni del presidente dell'Unione Industriali riguarda il rapporto con i consulenti del lavoro. Gay ha evidenziato la necessità di costruire una collaborazione strutturata tra il mondo delle imprese e questi professionisti, che rappresentano un anello fondamentale nella catena della gestione del capitale umano.

Non è un richiamo casuale. In una fase in cui le normative sul lavoro evolvono rapidamente, in cui i contratti si diversificano e le esigenze di flessibilità si scontrano con la tutela dei diritti, il ruolo dei consulenti del lavoro diventa strategico. Sono loro, spesso, a tradurre in pratica le politiche di inserimento, a gestire gli aspetti contrattuali delle nuove figure professionali legate all'IA, a orientare le imprese nei percorsi di formazione finanziata.

La collaborazione tra imprese e professionisti del lavoro si inserisce peraltro in un dibattito più ampio che tocca anche il tema della disparità retributiva e del nuovo equilibrio tra lavoratori e imprese, un fronte su cui l'innovazione tecnologica potrebbe avere effetti tanto positivi quanto problematici se non adeguatamente governata.

Il quadro italiano tra opportunità e ritardi

Le parole di Marco Gay si inseriscono in un contesto nazionale fatto di luci e ombre. Da un lato, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato risorse significative per la digitalizzazione del tessuto produttivo. Dall'altro, i tempi di attuazione e la capacità di spesa effettiva restano un problema noto. L'Italia, secondo l'indice DESI della Commissione europea, continua a posizionarsi sotto la media UE per integrazione delle tecnologie digitali nelle imprese.

Torino, va detto, rappresenta un'eccezione parziale. Il capoluogo piemontese può contare su un ecosistema che mette insieme il Politecnico, centri di ricerca d'eccellenza, un tessuto industriale in trasformazione e una crescente comunità di startup. Ma anche qui, come avverte Gay, senza investimenti mirati il rischio è quello di disperdere un vantaggio competitivo costruito in decenni.

Peraltro, le imprese italiane si trovano a dover gestire contemporaneamente più transizioni: quella digitale, quella energetica, quella demografica. Sfide che si intrecciano e che richiedono risposte coordinate. Non è un caso che, anche sul fronte dei costi energetici, le preoccupazioni delle imprese energivore continuino a pesare sulle scelte di investimento.

La partita dell'intelligenza artificiale, insomma, non si gioca in un vuoto. Si gioca dentro un sistema economico complesso, con vincoli di bilancio, carenze infrastrutturali e un mercato del lavoro che fatica a tenere il passo dell'innovazione. Ma è una partita che, come ricorda Gay, va giocata. Perché l'alternativa, semplicemente, non è contemplabile.

Pubblicato il: 22 marzo 2026 alle ore 11:01

Domande frequenti

Perché è fondamentale investire in competenze e persone nell'ambito dell'intelligenza artificiale?

Secondo Marco Gay, senza investimenti mirati in competenze e persone, l'Italia rischia di perdere terreno nella rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Le tecnologie esistono già, ma solo con una forza lavoro adeguatamente formata è possibile sfruttarne appieno il potenziale.

Quali sono le principali difficoltà che le imprese italiane incontrano nell'integrazione dell'IA?

Le imprese spesso faticano a trovare profili professionali adeguati, soprattutto nei settori digitali e dell'IA. Inoltre, manca una visione strategica che colleghi le singole innovazioni in un sistema coerente, a causa di carenze sia culturali che organizzative.

Che ruolo hanno i consulenti del lavoro nella trasformazione digitale delle imprese?

I consulenti del lavoro sono fondamentali per gestire la complessità normativa e contrattuale legata all'introduzione di nuove figure professionali e alle politiche di formazione. La collaborazione strutturata tra imprese e consulenti aiuta a garantire una corretta gestione del capitale umano nell'era digitale.

Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri Paesi europei nell’adozione dell’IA?

L’Italia, secondo l’indice DESI, è ancora sotto la media UE per integrazione delle tecnologie digitali nelle imprese. Nonostante le risorse del PNRR, i ritardi nell’attuazione delle misure e la capacità di spesa rappresentano un freno alla competitività.

Quali sono le principali sfide che il tessuto produttivo italiano deve affrontare nella transizione digitale?

Oltre alla carenza di competenze, le imprese devono gestire simultaneamente la transizione digitale, energetica e demografica, spesso con risorse limitate e in un contesto infrastrutturale non sempre adeguato. Queste sfide richiedono strategie coordinate e investimenti continui.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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