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De Luca (Consulenti del Lavoro): "La vera sfida è l'inverno demografico, mancheranno 3,5 milioni di giovani"
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De Luca (Consulenti del Lavoro): "La vera sfida è l'inverno demografico, mancheranno 3,5 milioni di giovani"

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Dal palco di 'Dentro il Futuro' a Torino, il presidente del Cno lancia l'allarme: transizione digitale, trasparenza retributiva e lavoro femminile le leve per affrontare un mercato in profonda trasformazione

L'allarme demografico e il mercato del lavoro

I numeri parlano chiaro, e non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Stando ai dati Istat, nei prossimi anni il mercato del lavoro italiano dovrà fare i conti con l'assenza di 3,5 milioni di giovani. Non si tratta di una proiezione catastrofista, ma della fotografia di un Paese che invecchia più velocemente di quanto riesca a generare nuova forza lavoro.

A riportare la questione al centro del dibattito pubblico è stato Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, intervenuto a Torino nell'ambito dell'evento Dentro il Futuro. Un appuntamento che ha raccolto professionisti, imprenditori e rappresentanti istituzionali attorno a un tema ineludibile: come si governa un mercato del lavoro che cambia radicalmente nei suoi fondamentali?

"L'inverno demografico non è più uno scenario futuro", ha dichiarato De Luca. "È il presente con cui le aziende italiane si confrontano ogni giorno". Il dato Istat sui 3,5 milioni di giovani in meno non riguarda un orizzonte lontano: è il perimetro entro cui già oggi si muovono le strategie di reclutamento e gestione del personale.

Il mismatch tra domanda e offerta: un problema strutturale

Al calo demografico si somma un problema che le imprese conoscono bene: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro specializzato. Le aziende cercano figure professionali che non trovano. I lavoratori disponibili, dal canto loro, non sempre possiedono le competenze richieste. È un cortocircuito che rallenta la crescita e penalizza interi settori produttivi.

De Luca ha insistito su questo punto con particolare forza. Il disallineamento non è soltanto quantitativo, è qualitativo. Mancano tecnici specializzati, mancano profili con competenze digitali avanzate, mancano figure intermedie capaci di operare in contesti produttivi sempre più automatizzati. Come emerge da diverse analisi recenti, le competenze digitali valgono ormai più della laurea in molti ambiti del mercato del lavoro, un fenomeno che ridisegna le gerarchie tradizionali dei titoli di studio.

Il paradosso italiano è tutto qui: da un lato la disoccupazione giovanile resta elevata, dall'altro le imprese faticano a coprire posizioni aperte. Una contraddizione che chiama in causa il sistema formativo, le politiche attive del lavoro e la capacità del Paese di orientare le nuove generazioni verso i settori a maggiore domanda.

Transizione digitale e trasparenza retributiva: le due direttrici

Dal palco torinese, il presidente dei Consulenti del Lavoro ha tracciato due linee guida fondamentali per il prossimo futuro.

La prima è la transizione digitale. Non un tema nuovo, certo, ma De Luca ne ha sottolineato la centralità in termini operativi: la digitalizzazione non riguarda solo i processi interni alle aziende, ma ridefinisce il tipo stesso di lavoro richiesto. Le imprese che non investono nella trasformazione tecnologica rischiano di trovarsi con personale inadeguato e strutture organizzative obsolete. Per i consulenti del lavoro, questo significa accompagnare le aziende clienti in un percorso che va ben oltre l'adempimento burocratico.

La seconda direttrice riguarda la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, un provvedimento destinato a cambiare in profondità le relazioni di lavoro in Italia. La normativa, che impone alle aziende obblighi di comunicazione sulle politiche salariali e sui divari retributivi di genere, rappresenta una sfida organizzativa significativa. De Luca ha evidenziato come i consulenti del lavoro saranno chiamati a svolgere un ruolo di primo piano nell'adeguamento delle imprese ai nuovi obblighi, garantendo conformità e al tempo stesso valorizzando la trasparenza come leva di attrattività per i talenti.

Lavoro femminile come risposta alla crisi demografica

Se il problema è la riduzione della base di lavoratori disponibili, una parte della soluzione è già sotto gli occhi di tutti. L'Italia registra ancora uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa. Secondo De Luca, incentivare il lavoro femminile non è solo una questione di equità, è una necessità economica e strutturale.

"Non possiamo permetterci di rinunciare a milioni di potenziali lavoratrici", ha osservato il presidente del Cno. Il ragionamento è lineare: se il serbatoio demografico si restringe, bisogna ampliare la platea degli occupati attingendo a segmenti ancora sottorappresentati. Le donne sono il primo, più ampio, bacino disponibile.

Servono politiche mirate: defiscalizzazione del lavoro femminile, potenziamento dei servizi per l'infanzia, flessibilità organizzativa reale e non solo dichiarata. Come evidenziato anche nelle strategie per aumentare l'occupazione raccomandate dai consulenti del lavoro, l'incremento della partecipazione femminile al mercato del lavoro è considerato uno degli interventi a più alto impatto potenziale sul PIL e sulla tenuta del sistema previdenziale.

Il ruolo dei consulenti del lavoro nella transizione

L'intervento di De Luca a Torino ha avuto anche una valenza identitaria per la professione. I consulenti del lavoro, ha ribadito, non sono semplici intermediari burocratici. Sono figure centrali per le aziende, soprattutto in una fase storica in cui la normativa cambia rapidamente, il mercato si trasforma e la gestione delle risorse umane diventa un fattore competitivo decisivo.

Dalla digitalizzazione degli adempimenti all'interpretazione delle nuove direttive europee, dalla consulenza strategica sul welfare aziendale al supporto nella ricerca e valorizzazione dei talenti, il perimetro professionale si è ampliato enormemente. Un'evoluzione che rispecchia, del resto, la crescente importanza di figure professionali capaci di coordinare e supportare la direzione aziendale in contesti sempre più complessi.

La sfida dell'inverno demografico, in definitiva, non si vince con un singolo provvedimento. Richiede una strategia articolata che tenga insieme formazione, inclusione, innovazione tecnologica e nuovi modelli organizzativi. I consulenti del lavoro si candidano a essere uno dei perni di questa transizione. La domanda, semmai, è se il sistema Paese saprà muoversi con la stessa urgenza che i numeri impongono.

Pubblicato il: 22 marzo 2026 alle ore 10:53

Domande frequenti

Cosa si intende per 'inverno demografico' e quali sono le sue conseguenze sul mercato del lavoro italiano?

L'inverno demografico indica il rapido invecchiamento della popolazione italiana e la diminuzione dei giovani disponibili per il mercato del lavoro. Questo fenomeno comporterà una carenza di circa 3,5 milioni di giovani lavoratori nei prossimi anni, mettendo a rischio la sostenibilità del sistema produttivo e previdenziale.

Quali sono le principali cause del mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia?

Il mismatch nasce sia da un calo quantitativo della forza lavoro, sia da un disallineamento qualitativo tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente disponibili tra i lavoratori. In particolare, mancano tecnici specializzati e profili con competenze digitali avanzate, mentre la disoccupazione giovanile resta elevata.

Perché la transizione digitale e la trasparenza retributiva sono considerate direttive fondamentali per il futuro del lavoro?

La transizione digitale ridefinisce le tipologie di lavoro richieste e obbliga le aziende a innovare i processi e le competenze interne. La trasparenza retributiva, richiesta dalla nuova direttiva europea, mira invece a garantire equità salariale e a rendere le aziende più attrattive per i talenti, rappresentando una sfida organizzativa significativa.

In che modo l'aumento dell'occupazione femminile può aiutare a contrastare la crisi demografica?

Incentivare il lavoro femminile permette di ampliare la base degli occupati, compensando la riduzione dei giovani lavoratori. Politiche come la defiscalizzazione, il potenziamento dei servizi per l'infanzia e una maggiore flessibilità organizzativa sono considerate fondamentali per incrementare la partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Qual è il ruolo attuale dei consulenti del lavoro nella gestione delle sfide demografiche e organizzative?

I consulenti del lavoro sono diventati figure chiave nell'aiutare le aziende ad adeguarsi a nuove normative, innovare i processi e valorizzare i talenti. Oltre agli adempimenti burocratici, forniscono supporto strategico su welfare aziendale, digitalizzazione e inclusione, rappresentando un punto di riferimento nella transizione del mercato del lavoro.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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