Nel 2025, un credito Superbonus su tre tentato in compensazione fiscale era irregolare. L'Agenzia delle Entrate ne ha bloccati 4,1 milioni, per un valore complessivo di 9 miliardi di euro: la cifra più alta registrata nella storia dei bonus edilizi. Il 2025 è stato l'anno di picco delle frodi al Superbonus 110, ma anche quello in cui i controlli hanno risposto con la maggiore efficacia dalla nascita della misura.
I numeri dell'operazione anti-frode
Dei crediti presentati in compensazione nel 2025, il 33% è stato bloccato preventivamente dall'Agenzia delle Entrate, prima ancora che finissero nell'F24. Si tratta di 9 miliardi di euro in crediti fiscali sospetti, fermati attraverso un sistema di analisi incrociata tra dati catastali, asseverazioni tecniche e pratiche depositate sul portale ENEA.
Le frodi al Superbonus assumono forme diverse: dai lavori mai eseguiti ma certificati da tecnici compiacenti, agli immobili valorizzati con interventi fittizi, fino alle cessioni a cascata di crediti inesistenti. Nei casi più gravi, il meccanismo ha portato all'azzeramento del valore catastale degli immobili coinvolti, con danni diretti ai proprietari che si ritrovano immobili svalutati senza aver commesso alcuna irregolarità.
La Guardia di Finanza ha intensificato i sequestri: a gennaio 2026, il nucleo della GDF di Lucca ha sequestrato oltre 10 milioni di euro per frode Superbonus, con cinque indagati e altrettante società coinvolte. Un'operazione che fotografa la dimensione ancora attiva del fenomeno, a distanza di anni dall'avvio del bonus.
Il paradosso della corsa finale
I dati ENEA al 30 aprile 2026 registrano 505.421 edifici coinvolti nel Superbonus, per investimenti ammessi a detrazione pari a 125 miliardi di euro e un onere per lo Stato di 132 miliardi in detrazioni maturate per i lavori conclusi. Una misura dal costo storico, che ha lasciato margine a chi voleva approfittarne.
Il picco delle frodi nel 2025 coincide con la fase finale del bonus: dopo il 110% applicato fino al 2023, l'aliquota è scesa al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. Meno conveniente per chi voleva ristrutturare davvero, ma ancora abbastanza redditizio per chi puntava solo a generare crediti fittizi da cedere o compensare. La riduzione progressiva ha creato una corsa agli ultimi crediti disponibili, con un incremento di richieste sospette nelle ultime fasi operative della misura.
Ogni euro sottratto aggrava i saldi pubblici. Un fenomeno che non si limita al settore edilizio: i lavoratori conoscono bene l'effetto a cascata degli squilibri fiscali, come nel caso del buco contributivo INPS e le sue conseguenze sui lavoratori.
Chi paga davvero il conto
I 9 miliardi bloccati dai controlli rappresentano risorse che non hanno lasciato le casse dello Stato senza contropartita. Ma il danno indiretto è più ampio: ogni euro non recuperato riduce le disponibilità per la spesa pubblica. Chi oggi beneficia degli aumenti alle pensioni minime nel 2025 vede queste somme dipendere anche dall'integrità fiscale complessiva.
Sul fronte dei privati, le famiglie che hanno subito interventi fraudolenti sui propri immobili si trovano in condizione di incertezza: i crediti ceduti da terzi senza la loro consapevolezza risultano bloccati, con ripercussioni sulla commerciabilità del bene e sulla sua valutazione ipotecaria.
Le imprese che operano correttamente nel settore subiscono un aggravio di burocrazia come effetto collaterale dei controlli anti-frode. Lo stesso problema che rallenta anche realtà produttive sane, come le startup che raccolgono capitali con round di investimento regolari in un mercato appesantito da distorsioni fiscali.
Per il 2026, l'Agenzia delle Entrate ha già inviato lettere di compliance a circa 500.000 contribuenti che hanno beneficiato del Superbonus. Chi ha utilizzato la misura correttamente non ha nulla da temere: i controlli sono mirati a chi ha presentato crediti sospetti. Per gli altri, i dati 2025 parlano chiaro: ogni tentativo di frode viene oggi intercettato con una probabilità molto più alta rispetto ai primi anni del bonus.
Domande frequenti
Perché il 2025 è stato l'anno record per le frodi legate al Superbonus 110?
Nel 2025 si è registrato il picco delle frodi perché, nonostante la riduzione dell'aliquota del bonus, molti hanno tentato di ottenere crediti fiscali irregolari prima della fine della misura. La corsa agli ultimi crediti disponibili ha favorito un aumento delle richieste sospette e delle operazioni fraudolente.
Come ha agito l'Agenzia delle Entrate per contrastare le frodi nel 2025?
L'Agenzia delle Entrate ha bloccato preventivamente il 33% dei crediti tentati in compensazione, per un valore di 9 miliardi di euro. Il sistema di controllo si è basato sull'analisi incrociata di dati catastali, asseverazioni tecniche e pratiche depositate sul portale ENEA.
Quali sono le principali tipologie di frode riscontrate con il Superbonus 110?
Le frodi più comuni riguardano lavori mai eseguiti ma certificati da tecnici compiacenti, immobili valorizzati con interventi fittizi e cessioni a cascata di crediti fiscali inesistenti. Nei casi più gravi, queste pratiche hanno portato alla svalutazione catastale degli immobili coinvolti.
Quali sono le conseguenze per i privati e le imprese coinvolti indirettamente nelle frodi?
Le famiglie che subiscono frodi vedono i loro immobili svalutati e i crediti bloccati, con ripercussioni sulla commerciabilità e sulla valutazione ipotecaria. Le imprese corrette, invece, devono affrontare un aumento della burocrazia e dei controlli, con rallentamenti nelle attività.
Cosa succede ai contribuenti che hanno utilizzato il Superbonus in modo regolare?
I contribuenti che hanno beneficiato correttamente del Superbonus non hanno nulla da temere, poiché i controlli sono mirati ai crediti sospetti. Per il 2026, l'Agenzia delle Entrate ha inviato lettere di compliance solo a chi presenta anomalie nei crediti presentati.