Un insegnante di scuola superiore laureato, con 18-24 anni di servizio, nel 2025 si è ritrovato con 2.308 euro netti in meno in tasca rispetto a quanto avrebbe percepito se il fisco avesse compensato l'inflazione degli ultimi sei anni. Il calcolo è degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, e per il biennio 2026-2027 arriva un'altra stangata invisibile da almeno 8,1 miliardi.
Cos'è il drenaggio fiscale che erode gli stipendi
Il fiscal drag è la tassa che scatta quando la retribuzione lorda sale per recuperare l'inflazione, ma gli scaglioni Irpef e le detrazioni restano fermi. Il risultato è che si finisce in una fascia di aliquota più alta senza aver guadagnato un euro di potere d'acquisto reale. È un aumento delle imposte deciso dall'inflazione, non dal Parlamento.
Negli anni Settanta la scala mobile teneva costante il reddito reale, quindi il meccanismo pesava solo sui conti pubblici. Oggi la scala mobile non c'è più: fra il 2019 e il 2025 l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto oltre il doppio dei salari, secondo Leonardi e Rizzo. Il reddito reale scende, ma il sistema fiscale continua a tassarlo come se fosse aumentato. Secondo i dati OCSE, 20 paesi su 38 non neutralizzano questo effetto: l'Italia è tra loro, mentre Stati Uniti, Canada e Austria indicizzano gli scaglioni Irpef ai prezzi (OCSE Taxing Wages) da decenni.
2.308 euro persi in sei anni: il calcolo per un docente
Il caso limite è quello degli insegnanti, che nel periodo 2019-2025 hanno avuto un solo rinnovo contrattuale. Prendendo un docente di scuola superiore laureato con 18-24 anni di anzianità, Leonardi e Rizzo confrontano due grandezze: lo stipendio netto che avrebbe percepito nel 2025 con pieno recupero dell'inflazione (31.094 euro) e quello effettivo (28.786 euro). La forbice è appunto di 2.308 euro netti in meno all'anno.
La perdita è la somma di due fenomeni: rinnovi contrattuali insufficienti a coprire un'inflazione cumulata del 20,6% e un'Irpef che sui piccoli aumenti lordi preleva più del dovuto perché scaglioni e detrazioni non sono stati aggiornati ai prezzi. Nel triennio 2021-2024 il drenaggio complessivo su dipendenti e pensionati è arrivato a 25 miliardi, senza contare addizionali regionali e comunali. Le riduzioni Irpef del governo Draghi prima e Meloni poi hanno restituito qualcosa, soprattutto sotto i 35 mila euro lordi. Sopra quella soglia la restituzione è stata minima.
Il conto del biennio 2026-2027: fino a 12,74 miliardi
Il capitolo si riapre subito. Le proiezioni macroeconomiche di Banca d'Italia di giugno 2026 stimano un'inflazione del 3,1% nel 2026 e del 2% nel 2027: 5,2% cumulato. Con questi numeri Leonardi e Rizzo calcolano 8,1 miliardi di fiscal drag nel biennio, di cui circa 6 miliardi a carico dei lavoratori dipendenti e 2 miliardi sui pensionati. Se i prezzi salissero del 6% la cifra arriverebbe a 9,35 miliardi. Nell'ipotesi più pesante, con inflazione all'8,2%, si toccano 12,74 miliardi: 9 miliardi sui dipendenti e quasi 4 sui pensionati.
C'è poi un effetto meno raccontato: i rinnovi contrattuali che arrivano in ritardo. Senza un adeguamento automatico, ogni mese di attesa erode il potere d'acquisto e viene tassato su scaglioni non indicizzati. Lo stesso squilibrio che un solo mese di ritardo produce sulle pensioni Inps vale in busta paga per docenti e personale della scuola. E si somma alla stagnazione della produttività italiana, ferma anche sul fronte dell'adozione dell'IA nelle Pmi, che tiene i salari sotto il livello europeo.
L'indicizzazione permanente di scaglioni e detrazioni Irpef, la soluzione che adottano Stati Uniti e Canada, in Italia non è ancora sul tavolo del governo. Sul cedolino di gennaio 2027 la scuola vedrà i primi effetti di un'inflazione che il fisco continua a non riconoscere.
Domande frequenti
Cos'è il fiscal drag e come incide sugli stipendi dei docenti?
Il fiscal drag è un meccanismo fiscale per cui, quando gli stipendi lordi aumentano per recuperare l'inflazione, le aliquote e le detrazioni Irpef restano invariate. Questo porta i lavoratori in scaglioni di tassazione più alti, riducendo il potere d'acquisto reale, senza che vi sia stato un reale aumento di reddito.
Perché un docente di scuola superiore ha perso 2.308 euro in sei anni?
Un docente laureato con 18-24 anni di servizio ha perso 2.308 euro netti all'anno tra il 2019 e il 2025 a causa di rinnovi contrattuali insufficienti a coprire l'inflazione e perché il sistema Irpef non è stato aggiornato, tassando così maggiormente i piccoli aumenti lordi.
Come si confronta l'Italia con altri paesi rispetto al fiscal drag?
L'Italia, a differenza di Stati Uniti, Canada e Austria, non indicizza scaglioni e detrazioni Irpef all'inflazione. Secondo dati OCSE, 20 paesi su 38 non neutralizzano il fiscal drag e l'Italia rientra tra questi.
Quali sono le proiezioni per il fiscal drag nel biennio 2026-2027?
Le stime indicano un drenaggio fiscale di almeno 8,1 miliardi di euro tra il 2026 e il 2027, di cui circa 6 miliardi a carico dei lavoratori dipendenti e 2 miliardi sui pensionati. Se l'inflazione dovesse essere più alta, la cifra potrebbe superare i 12 miliardi.
Quali soluzioni vengono adottate da altri paesi per compensare il fiscal drag?
Negli Stati Uniti e in Canada, scaglioni e detrazioni Irpef sono indicizzati automaticamente ai prezzi, neutralizzando così l'effetto del fiscal drag. In Italia questa soluzione non è ancora stata prevista dal governo.
In che modo i ritardi nei rinnovi contrattuali peggiorano la situazione dei docenti?
Ogni mese di ritardo nei rinnovi contrattuali riduce ulteriormente il potere d'acquisto dei docenti, perché gli aumenti tardivi vengono tassati su scaglioni non aggiornati. Questo si somma agli effetti negativi della stagnazione dei salari e della produttività.