- La lettura come competenza trasversale
- Il progetto Indire: dal nido ai diciotto anni
- Lettura ad alta voce: la porta d'ingresso
- Formazione per tutti i docenti, non solo quelli di lettere
- Raggiungere tutte le famiglie
- Un dibattito ancora aperto
- Domande frequenti
La lettura come competenza trasversale
C'è un equivoco duro a morire nella scuola italiana: che la lettura sia affare esclusivo dell'insegnante di italiano. Un'idea tanto radicata quanto sbagliata, stando a quanto emerge dal confronto che si è tenuto alla Fiera Didacta Italia 2026 di Firenze, dove Loredana Camizzi, ricercatrice di Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), ha messo al centro della discussione proprio questo nodo.
Leggere non è solo decifrare un testo letterario. È attivare meccanismi cognitivi complessi, nutrire il pensiero critico, sviluppare l'empatia e la capacità di argomentare. Competenze che servono in matematica come in scienze, in storia come in educazione civica. Eppure, nella pratica quotidiana delle aule, la promozione della lettura resta spesso confinata nelle ore di lettere, delegata a un singolo docente che già fatica a coprire un programma sempre più denso.
Il progetto Indire: dal nido ai diciotto anni
Per scardinare questa logica, Indire ha sviluppato un progetto strutturato che accompagna la promozione della lettura lungo tutto l'arco dell'istruzione, dal nido fino alla scuola secondaria di secondo grado. Non un intervento episodico, ma un percorso organico che attraversa le diverse fasce d'età adattando strumenti e strategie.
Ogni anno, nell'ambito di questo programma, si svolge una formazione specifica rivolta agli educatori toscani, un laboratorio che funziona da modello replicabile su scala nazionale. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: fare della lettura un pilastro della didattica quotidiana, indipendentemente dalla materia insegnata.
La cornice non è casuale. La Toscana è storicamente terra di sperimentazione educativa, e Indire, con sede proprio a Firenze, rappresenta il braccio operativo del Ministero dell'Istruzione e del Merito sul fronte della ricerca e dell'innovazione didattica. Il progetto si inserisce in un quadro più ampio di investimenti nel capitale umano della scuola, un tema che torna ciclicamente nell'agenda politica, come dimostra anche il recente Novità nel Dl PA: Investimenti per la Scuola e Reclutamento di Nuovi Insegnanti.
Lettura ad alta voce: la porta d'ingresso
Il punto di partenza scelto da Indire è apparentemente semplice, quasi elementare: la lettura ad alta voce. Camizzi lo ha definito lo strumento più potente per risvegliare il piacere di leggere, soprattutto nei bambini più piccoli e in quei contesti dove il libro non è un oggetto familiare.
La ricerca scientifica, del resto, lo conferma da anni. La lettura ad alta voce potenzia il vocabolario, rafforza la comprensione del testo, migliora la capacità di attenzione. Ma fa anche qualcosa di meno misurabile e altrettanto importante: crea un legame emotivo con il racconto, trasforma la lettura da obbligo scolastico a esperienza desiderata.
Non si tratta di leggere una pagina del manuale a voce alta. Si tratta di scegliere testi capaci di catturare, di fermarsi, discutere, rileggere. Di trasformare la lettura in un atto collettivo e partecipato. E questo, sostiene Indire, può farlo qualsiasi insegnante, non solo chi ha una laurea in lettere.
Formazione per tutti i docenti, non solo quelli di lettere
È qui che il progetto assume il suo significato più profondo. La formazione proposta da Indire non si rivolge a una categoria specifica di insegnanti, ma a tutti: educatori del nido, maestre della primaria, docenti di discipline scientifiche e tecniche delle superiori. L'idea di fondo è che ogni momento didattico possa diventare occasione di lettura, e che ogni docente debba possedere gli strumenti per farlo.
Una prospettiva che chiama in causa anche il modo in cui si formano i futuri insegnanti. Se la didattica della lettura non entra nei percorsi di abilitazione di tutte le classi di concorso, il rischio è che resti un'intenzione sulla carta. La questione, peraltro, si intreccia con il più ampio dibattito sulle competenze che la scuola italiana dovrebbe effettivamente sviluppare, un terreno su cui le posizioni restano spesso distanti, come emerge dal confronto sulle Prove Invalsi e le Indicazioni Nazionali.
Cosa prevede concretamente la formazione
Il percorso formativo promosso da Indire si articola su diversi livelli:
- Tecniche di lettura ad alta voce adattate alle diverse età
- Criteri di selezione dei testi, con attenzione alla qualità letteraria e alla capacità di coinvolgimento
- Strategie per integrare la lettura nella programmazione disciplinare
- Strumenti di osservazione per monitorare l'impatto sulle competenze degli studenti
Un approccio che non improvvisa, ma sistematizza. E che parte dal presupposto, tutt'altro che scontato, che anche un docente di matematica possa e debba sentirsi legittimato a leggere un racconto in classe.
Raggiungere tutte le famiglie
Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda l'equità. Indire punta esplicitamente a garantire l'accesso alla lettura a tutte le famiglie, comprese quelle dove i libri non ci sono, dove nessuno legge ai bambini prima che inizino la scuola, dove il capitale culturale di partenza è più fragile.
I dati Istat parlano chiaro: in Italia oltre il 60% della popolazione non legge nemmeno un libro all'anno. Le disuguaglianze territoriali sono marcate, con il Mezzogiorno sistematicamente in svantaggio. In questo scenario, la scuola resta l'unico presidio democratico in grado di colmare il divario. Ma può farlo solo se la lettura smette di essere un'attività accessoria e diventa parte integrante del progetto educativo, dalla scuola dell'infanzia in avanti.
Camizzi ha insistito su questo punto: non basta che i bambini imparino a leggere. Devono imparare a voler leggere. E la differenza la fa l'adulto che legge per loro, con loro, prima ancora che sappiano farlo da soli.
Un dibattito ancora aperto
Il progetto presentato a Didacta 2026 non risolve, da solo, il problema della lettura in Italia. Ma segna un cambio di paradigma che merita attenzione: spostare la responsabilità dalla singola disciplina all'intero corpo docente, dalla scuola primaria a tutto il percorso formativo.
Resta da capire se questa visione troverà gambe istituzionali al di fuori della Toscana, se i fondi saranno sufficienti a estendere la formazione su scala nazionale, se il sistema scolastico, già gravato da mille emergenze, avrà la capacità di accogliere un'ulteriore richiesta di cambiamento.
Quel che è certo è che i numeri sulla lettura in Italia non si invertono con le buone intenzioni. Servono investimenti, formazione strutturata e una scuola che consideri il libro non un optional, ma uno strumento didattico al pari della lavagna e del registro elettronico. Indire, con questo progetto, prova a indicare la strada.