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Torna il "partito di Cernobbio": Giavazzi rilancia l'Agenda Draghi, ma stavolta non sta con i Pm
Editoriali

Torna il "partito di Cernobbio": Giavazzi rilancia l'Agenda Draghi, ma stavolta non sta con i Pm

Disponibile in formato audio

Il report politico-economico sul Governo Meloni riaccende il dibattito tra investitori internazionali, riforme mancate e magistratura militante. De Molli e Giavazzi provano a ridisegnare la rotta post-referendum.

Il ritorno del partito di Cernobbio

C'è chi lo dava per morto, chi lo considerava un relitto della stagione tecnocratica, chi pensava che il vento populista lo avesse spazzato via per sempre. E invece il cosiddetto "partito di Cernobbio" rialza la testa. Lo fa con i suoi strumenti classici: un report denso di numeri, una platea di investitori internazionali, un'agenda riformista che guarda più a Francoforte e Bruxelles che a Palazzo Chigi.

A guidare la riscossa sono due nomi che, nel panorama economico-istituzionale italiano, non hanno bisogno di presentazioni: Francesco Giavazzi, economista della Bocconi e già consigliere di Mario Draghi a Palazzo Chigi, e Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House - Ambrosetti, il think tank che da decenni organizza il celebre forum sulle sponde del lago di Como.

La cornice è quella del dopo-referendum, un passaggio politico che ha lasciato cicatrici profonde nel centrodestra di governo e che ha rimescolato equilibri dati per consolidati. In questo vuoto si inserisce, con tempismo calcolato, il rilancio di un'agenda che porta un cognome preciso: Draghi.

Il report Giavazzi: radiografia del Governo Meloni

Giavazzi ha messo nero su bianco un report politico-economico che, stando a quanto emerge dalle prime anticipazioni, non risparmia critiche all'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Non si tratta di un attacco frontale, va detto. Il tono è quello dell'analisi tecnica, della valutazione di impatto. Ma il messaggio è chiaro: le riforme strutturali sono in ritardo, la competitività del sistema-Paese ristagna, il PNRR procede a singhiozzo.

L'agenda proposta da Giavazzi è, nella sostanza, un riassunto aggiornato dell'Agenda Draghi: liberalizzazioni, semplificazione burocratica, investimenti in capitale umano, riforma della giustizia civile, politiche fiscali orientate alla crescita. Nulla di rivoluzionario, diranno i critici. Ma è proprio questa continuità a rappresentare il punto politico: dopo mesi di dibattito dominato da temi identitari e scontri istituzionali, qualcuno riporta al centro la questione economica.

E lo fa con una legittimazione che non viene dal consenso elettorale, bensì dalla credibilità presso i mercati finanziari e le istituzioni europee. Una legittimazione che, nel lessico politico italiano, ha sempre suscitato sentimenti contrastanti.

Investitori internazionali: lo stupore per la battuta d'arresto

Uno degli elementi più significativi emersi dal forum è la reazione degli investitori internazionali. Come sottolineato da diversi partecipanti, la comunità finanziaria globale guarda all'Italia con un misto di interesse e perplessità. La battuta d'arresto elettorale della premier Meloni, certificata dai risultati referendari, ha colto di sorpresa chi, dall'estero, aveva scommesso sulla stabilità del governo di centrodestra.

Non è un mistero che i mercati preferiscano la prevedibilità. E un esecutivo che perde slancio, che vede il proprio consenso erodersi, che si trova costretto a rinegoziare equilibri interni alla coalizione, genera incertezza. Quella stessa incertezza che si traduce in spread, in declassamenti potenziali, in capitali che cercano destinazioni più sicure.

Giavazzi e De Molli intercettano questa inquietudine e la traducono in proposta politica. Il messaggio rivolto agli investitori è: esiste un'Italia riformista, seria, affidabile. Non è al governo, forse. Ma c'è.

Magistratura militante: una preoccupazione condivisa

C'è un elemento che distingue questo ritorno del partito di Cernobbio dalle sue incarnazioni precedenti. Ed è la posizione sulla magistratura. Giavazzi, nel suo report, condivide esplicitamente la preoccupazione per quella che definisce l'affermazione di una magistratura militante, un giudiziario che travalica i propri confini e si fa attore politico.

È un punto che avvicina, almeno tatticamente, il mondo di Cernobbio ad alcune posizioni del centrodestra governativo. Ma la convergenza si ferma qui. Perché se il governo Meloni ha spesso brandito la retorica anti-toghe come arma di distrazione di massa, il partito di Cernobbio pone la questione in termini diversi: la riforma della giustizia serve alla competitività economica, non alla polemica politica.

Detto altrimenti: il partito di Cernobbio non sta con i Pm, ma non sta neppure con chi trasforma ogni avviso di garanzia in un caso di Stato. Cerca una terza via, quella delle riforme ordinamentali, della separazione delle carriere come strumento di efficienza, non di vendetta.

È una posizione che, nel panorama polarizzato della politica italiana del 2026, rischia di restare isolata. Ma che ha il pregio della coerenza.

L'Agenda Draghi come bussola: cosa resta e cosa manca

L'Agenda Draghi del 2026 non è più quella del 2021-2022. Il contesto è mutato: la guerra in Ucraina si è trasformata in un conflitto congelato, l'inflazione è rientrata ma ha lasciato ferite nei redditi reali, la transizione energetica procede con velocità disomogenea tra i Paesi europei. Eppure i pilastri restano gli stessi.

Giavazzi li elenca con la precisione del professore che corregge i compiti:

  • Riforme del mercato del lavoro, con un'attenzione particolare alla produttività e non solo alla flessibilità
  • Investimenti in istruzione e ricerca, un capitolo su cui l'Italia continua a segnare il passo rispetto ai partner europei
  • Digitalizzazione della pubblica amministrazione, ancora lontana dagli obiettivi del PNRR
  • Riforma fiscale organica, al di là degli interventi spot sulle aliquote IRPEF
  • Politica industriale capace di attrarre investimenti esteri e valorizzare le filiere produttive nazionali

Su ciascuno di questi fronti, il giudizio implicito sull'operato del governo è severo. Non per partito preso, ma per distanza tra promesse e risultati.

Cernobbio e il mondo della scuola: un nesso meno ovvio di quanto sembri

Potrebbe sembrare che il forum di Cernobbio e il mondo dell'istruzione parlino lingue diverse. Non è così. Il capitolo sugli investimenti in capitale umano, centrale nell'Agenda Draghi riletta da Giavazzi, chiama direttamente in causa la scuola e l'università italiane.

Quando si parla di competitività, di produttività, di capacità di innovazione, si parla inevitabilmente della qualità della formazione. E qui i numeri sono impietosi: la spesa italiana per l'istruzione in rapporto al PIL resta tra le più basse dell'area OCSE. La questione non è solo di risorse, ma di visione. Come abbiamo approfondito analizzando il lavoro sconosciuto dei docenti, che supera spesso le 36 ore settimanali, il sistema scolastico italiano funziona grazie a uno sforzo individuale che non viene né riconosciuto né adeguatamente retribuito.

La partecipazione civica, d'altra parte, non si costruisce nei think tank: si costruisce nelle aule. Il tema della speranza e della partecipazione civica in tempi di crisi democratica è intimamente legato alla capacità del sistema educativo di formare cittadini consapevoli, non solo lavoratori produttivi. È una dimensione che le agende economiche tendono a sottovalutare, concentrandosi sugli indicatori di performance senza interrogarsi sulla tenuta del tessuto sociale.

E poi c'è la questione del personale. Docenti che invecchiano senza prospettive di uscita dignitosa dal servizio, come dimostra il dibattito acceso sulla petizione ANIEF per il pensionamento anticipato, che ha superato le 100mila firme, non sono il segnale di un Paese che investe sul proprio futuro. Sono il sintomo di un sistema che rimanda le scelte strutturali, anno dopo anno, governo dopo governo.

Il partito di Cernobbio, se vuole davvero essere credibile, dovrà fare i conti anche con questo. Le riforme economiche senza un investimento serio nell'istruzione sono come un edificio senza fondamenta: possono reggere per un po', ma prima o poi cedono.

La questione, come sempre in Italia, resta aperta. Ma almeno qualcuno ha ricominciato a porla nei termini giusti.

Pubblicato il: 28 marzo 2026 alle ore 12:48

Domande frequenti

Che cos'è il 'partito di Cernobbio' e perché è tornato alla ribalta?

Il 'partito di Cernobbio' è una definizione che indica il gruppo di economisti, manager e policy maker legati al forum economico di Cernobbio, noto per proporre agende riformiste e avere un forte legame con investitori internazionali. È tornato alla ribalta rilanciando un'agenda simile a quella di Draghi, focalizzata su riforme strutturali e credibilità europea.

Quali sono le principali critiche mosse dal report Giavazzi al Governo Meloni?

Il report evidenzia ritardi nelle riforme strutturali, stagnazione della competitività e un attuazione incerta del PNRR. Pur mantenendo un tono tecnico, il documento sottolinea il rischio che l'Italia perda terreno rispetto ai partner europei.

Come viene vista la situazione italiana dagli investitori internazionali secondo il forum di Cernobbio?

Gli investitori internazionali guardano l'Italia con interesse ma anche con crescente perplessità, a causa della perdita di slancio politico e dell'incertezza generata dai risultati elettorali. Questa incertezza si traduce in sfiducia sui mercati, con possibili effetti negativi come l'aumento dello spread.

Qual è la posizione del 'partito di Cernobbio' sulla magistratura e sulla riforma della giustizia?

Il partito di Cernobbio esprime preoccupazione per una magistratura percepita come militante e sostiene la necessità di una riforma della giustizia per migliorare la competitività economica, non per fini politici. Propone una terza via, puntando su riforme ordinamentali come la separazione delle carriere.

In che modo il tema dell'istruzione è collegato all'agenda economica proposta a Cernobbio?

L'investimento in istruzione e ricerca è considerato centrale per la competitività e l'innovazione, ma l'Italia resta indietro rispetto alla media OCSE per spesa e visione strategica. Il sistema scolastico funziona grazie a uno sforzo individuale non sempre riconosciuto, e le riforme economiche rischiano di essere inefficaci senza un serio investimento nell'istruzione.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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