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Save The Children: Nelle periferie delle grandi città italiane 142mila minori crescono tra povertà e diseguaglianze
Editoriali

Save The Children: Nelle periferie delle grandi città italiane 142mila minori crescono tra povertà e diseguaglianze

Disponibile in formato audio

Save the Children: nelle ADU delle grandi città solo il 36,5% dei ragazzi punta al liceo, contro il 66,9% altrove. I dati ISTAT sul disagio urbano.

Nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane, 142.000 minorenni - il 10,3% del totale - vivono in periferie urbane a forte disagio: le 158 aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) censite dall'ISTAT, dove la dispersione scolastica è doppia rispetto alla media e il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. È il quadro della ricerca "I luoghi che contano", pubblicata il 19 maggio 2026 da Save the Children, in occasione della Biennale dei diritti dell'infanzia IMPOSSIBILE 2026, in programma il 21 maggio a Roma.

Dispersione, NEET e povertà materiale nelle ADU

Nelle scuole secondarie collocate nelle ADU o nelle loro vicinanze, il 15,4% degli studenti ha abbandonato la scuola o ripetuto un anno scolastico: più del doppio del 7,6% registrato come media nei comuni delle città metropolitane. Il 20,8% degli studenti dell'ultimo anno delle medie è a rischio di dispersione implicita, dieci punti percentuali in più rispetto all'11% della media. Tra i 15 e i 29 anni, il 35,6% non studia e non lavora (NEET), contro il 22,9% della media: una differenza di 12,7 punti percentuali. Il 42,3% delle famiglie residenti nelle ADU vive in povertà relativa, dato confermato dall'indagine campionaria condotta dall'organizzazione.

Trenta punti di scarto nelle aspettative: il liceo che non si vede dal quartiere

Il dato più acuto riguarda le proiezioni di futuro. Solo il 36,5% degli studenti delle scuole medie nelle aree fragili pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% dei coetanei degli altri quartieri: trenta punti percentuali di scarto, non sulle competenze certificate ma sulle aspettative che ciascuno costruisce su se stesso. Al 17,3% degli studenti nelle periferie vulnerabili è capitato di rinunciare a una gita scolastica per motivi economici (il doppio del 7,6% altrove); al 16,7% di presentarsi a scuola senza il materiale necessario (contro il 10,5%). Il 49,1% percepisce il proprio quartiere come giudicato negativamente dagli altri, contro il 29,5% nelle zone non marginali. Solo il 51,9% delle ragazze si sente al sicuro nel proprio quartiere, rispetto al 75% delle coetanee di aree meno fragili. Eppure il 78,4% degli stessi studenti si dichiara felice e il 75,3% si sente libero, con un forte senso di appartenenza al quartiere: la ricerca misura un divario strutturale, non un disagio soggettivo.

Save the Children chiede l'istituzione di presìdi socio-educativi permanenti nelle periferie più fragili: luoghi aperti tutto l'anno, con supporto educativo, psicologico e culturale, dove ragazze e ragazzi possano partecipare alla programmazione di attività culturali, sportive e ricreative. Dalla ricerca emerge che gli stessi ragazzi chiedono più spazi di aggregazione (32,6%), campetti e palestre (26%) e parchi più curati (27,9%). I dati ADU si basano sull'Indice di Disagio Socio-Economico sub-comunale ISTAT (IDISE), pubblicato nel dicembre 2025 e in via di estensione a tutti i comuni italiani sopra i 50.000 abitanti nel corso del 2026.

Domande frequenti

Quanti minori vivono in condizioni di disagio nelle periferie delle grandi città italiane?

Secondo la ricerca di Save the Children, 142.000 minorenni, pari al 10,3% del totale, vivono in aree urbane di forte disagio socioeconomico nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane.

Quali sono i principali problemi riscontrati nelle scuole delle aree di disagio urbano?

Le scuole delle ADU registrano un tasso di dispersione scolastica e di ripetenza doppio rispetto alla media, una quota più alta di studenti a rischio di abbandono implicito e una maggiore percentuale di giovani NEET tra i 15 e i 29 anni.

Come influisce il disagio socioeconomico sulle aspettative dei ragazzi riguardo al proprio futuro scolastico?

Solo il 36,5% degli studenti delle medie nelle aree fragili prevede di iscriversi al liceo, rispetto al 66,9% dei coetanei di altri quartieri, evidenziando un forte divario nelle aspirazioni future legato al contesto sociale.

Quali sono le principali richieste dei ragazzi che vivono nelle periferie vulnerabili?

I ragazzi chiedono più spazi di aggregazione (32,6%), campetti sportivi e palestre (26%), e parchi più curati (27,9%), oltre a maggiori presìdi socio-educativi permanenti.

Cosa propone Save the Children per contrastare la povertà educativa nelle periferie?

Save the Children propone l’istituzione di presìdi socio-educativi permanenti nelle periferie più fragili, attivi tutto l’anno e in grado di offrire supporto educativo, psicologico e culturale ai giovani.

Qual è la percezione di sicurezza e benessere tra i giovani delle aree di disagio?

Nelle periferie vulnerabili, solo il 51,9% delle ragazze si sente al sicuro nel proprio quartiere, ma nonostante il contesto difficile, il 78,4% degli studenti si dichiara felice e il 75,3% si sente libero, mostrando un forte senso di appartenenza.

Pubblicato il: 19 maggio 2026 alle ore 10:01

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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