Indice: In breve | Come si informa la Gen Z nel 2025 | L'approccio misto dei Millennials: tra online e televisione | Baby Boomers: televisione, radio e carta stampata | Il dato che unisce tutte le generazioni: la fiducia in calo | Come leggere i dati sul consumo di news: 4 chiavi | Errori comuni nell'interpretare i dati generazionali | Domande frequenti
In breve
- La Gen Z (nati 1997-2012) si informa principalmente su Instagram e TikTok, con un consumo passivo durante lo scorrimento del feed.
- I Millennials (nati 1981-1996) adottano un approccio misto: testate online e agenzie di stampa per l'autorevolezza, Rai come riferimento di fiducia.
- I Baby Boomers (nati 1946-1964) restano legati a televisione, radio e carta stampata.
- Il 33% degli italiani evita attivamente le notizie (Reuters Institute Digital News Report 2025).
- L'interesse per le notizie è sceso dal 74% (2016) al 39% (2025): un calo che attraversa tutte le generazioni.
Come si informa la Gen Z nel 2025
La ricerca «Il consumo di news nell'età delle piattaforme e il ruolo del servizio pubblico», realizzata dal CeRTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell'Università Cattolica), descrive la Gen Z come una generazione che riceve le notizie «tramite lo scorrimento del feed sui social media piuttosto che cercate attivamente». Instagram e TikTok sono le piattaforme di riferimento, con le testate giornalistiche seguite attraverso i loro profili ufficiali.
Per i nati tra il 1997 e il 2012, l'informazione preferita è rapida, aggiornata e personalizzata: un formato che i social media riproducono meglio di qualunque altra piattaforma. Secondo i dati ISTAT, Cittadini e ICT 2025, il 78,1% dei giovani tra 16 e 24 anni utilizza social network, contro il 38,7% nella fascia 45-64 anni. Tra le fonti ritenute più affidabili dalla Gen Z, il CeRTA segnala profili social di testate come Geopop e Tgcom24.
L'approccio misto dei Millennials: tra online e televisione
Chi è nato tra il 1981 e il 1996 adotta un modello ibrido. La fascia 29-44 anni si informa principalmente online, con Sky TG24 e le agenzie di stampa considerate le fonti più autorevoli, ma mantiene un rapporto con la televisione che va oltre la semplice abitudine. La ricerca CeRTA evidenzia che questa generazione «si sente in balia di un sistema informativo percepito come fake, sfuggente e martellante, dove si faticano a trovare punti di riferimento».
Il risultato è una fiducia distribuita su più canali: la Rai è ancora percepita come punto di riferimento istituzionale, mentre il personaggio famoso in tv che ha esteso la propria presenza sui social è diventato il principale driver di fiducia per questa fascia d'età. Facebook e YouTube restano centrali accanto a Instagram.
Baby Boomers: televisione, radio e carta stampata
Per chi è nato tra il 1946 e il 1964, la televisione è il mezzo primario di informazione. Radio e carta stampata completano il quadro: «tv, radio e stampa sono i mezzi in grado di unire abitudine, facilità d'accesso e un credito di fiducia accumulato nel tempo che si rinnova costantemente», scrive il CeRTA. Questo rapporto con i media tradizionali non è mera abitudine tecnologica: riflette un percorso di sedimentazione della fiducia che i media digitali non hanno ancora replicato per questa fascia d'età.
Il dato che unisce tutte le generazioni: la fiducia in calo
Il confronto generazionale sui media rischia di oscurare un dato trasversale: la fiducia nel sistema informativo è in calo per tutti. Secondo il Reuters Institute Digital News Report 2025 Italia, in Italia solo il 36% della popolazione dichiara di fidarsi delle notizie, posizionando il paese al 27° posto su 48 paesi analizzati.
Ancora più rilevante è il calo dell'interesse: nel 2016 il 74% degli italiani dichiarava di essere interessato alle notizie; nel 2025 quella percentuale è scesa al 39%. In parallelo, il 33% degli italiani evita attivamente le notizie, un fenomeno definito news avoidance che il rapporto descrive come in crescita in molti paesi europei.
Il combinato tra consumo passivo della Gen Z e news avoidance diffusa disegna uno scenario in cui la sfida non riguarda solo quale piattaforma usa ogni generazione, ma perché il contenuto informativo fatica a trattenere l'attenzione indipendentemente dal canale.
Come leggere i dati sul consumo di news: 4 chiavi
- Distinguere consumo attivo da passivo: la Gen Z «riceve» le notizie durante lo scrolling, senza cercarle attivamente. Questo cambia il significato del dato «usa i social per informarsi».
- Non confondere piattaforma con fonte: essere su TikTok non significa seguire account di notizie verificate. La piattaforma è il contenitore, la testata seguita è la fonte.
- Considerare la fiducia, non solo l'utilizzo: la televisione ha alta fiducia tra i Boomers non perché sia l'unica alternativa disponibile, ma per un credito accumulato nel tempo.
- Inserire il dato italiano nel contesto europeo: con il 36% di fiducia nel news, l'Italia si posiziona sotto la media europea. Il confronto generazionale interno diventa più significativo con questa cornice.
Errori comuni nell'interpretare i dati generazionali
Confondere utilizzo del social con consumo di news: il fatto che un giovane usi Instagram per molte ore al giorno non significa che si informi per altrettanto tempo. La ricerca CeRTA distingue tra uso della piattaforma ed esposizione a contenuto informativo: la notizia arriva durante lo scroll, ma non è l'obiettivo della sessione.
Leggere il calo di interesse come disinteresse totale: il dato Reuters (39% di interesse nel 2025) non significa che il 61% degli italiani ignori le notizie. Una parte evita deliberatamente il flusso continuo per ragioni di benessere psicologico, una dinamica diversa dall'indifferenza verso i fatti del mondo.
Trattare i Millennials come categoria omogenea: la fascia 1981-1996 include chi si è formato con la tv analogica e chi ha vissuto l'esplosione di Internet in adolescenza. L'approccio misto che il CeRTA descrive è il risultato di questa transizione, non una scelta uniforme e consapevole.
Domande frequenti
Cosa dice esattamente la ricerca CeRTA sul consumo di news?
Il CeRTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore) ha realizzato il report «Il consumo di news nell'età delle piattaforme e il ruolo del servizio pubblico». La ricerca analizza i comportamenti informativi di tre generazioni con attenzione al ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. I dati sono stati anticipati dalla testata ItaliaOggi.
Perché i giovani della Gen Z si informano sui social e non sui siti delle testate?
L'algoritmo dei social media porta le notizie all'utente senza che questi debba cercarle attivamente. Questo consumo passivo è coerente con il tempo che i giovani già trascorrono su Instagram e TikTok. Il sito di una testata richiede un'azione attiva che il feed sostituisce automaticamente.
I Millennials si fidano più della Rai o delle agenzie di stampa online?
Secondo il CeRTA, le agenzie di stampa online come Sky TG24 sono considerate più autorevoli per l'informazione quotidiana, mentre la Rai mantiene un ruolo di riferimento istituzionale e affettivo. Il personaggio televisivo con presenza attiva sui social è diventato il principale driver di fiducia per questa generazione.
Quanti italiani evitano deliberatamente le notizie nel 2025?
Secondo il Reuters Institute Digital News Report 2025, il 33% degli italiani dichiara di evitare attivamente le notizie. Il fenomeno, noto come news avoidance, è in crescita in molti paesi europei e riflette un affaticamento da sovraccarico informativo piuttosto che un rifiuto delle notizie in sé. La fotografia che emerge dalla ricerca CeRTA e dai dati del Reuters Institute non descrive generazioni chiuse nei propri silos mediali, ma un sistema informativo che si sta ridefinendo su più livelli. Il canale cambia con l'età, ma il calo di fiducia e di interesse riguarda tutti. Per chi produce informazione, la sfida non sta nello scegliere su quale piattaforma distribuire i contenuti, ma nel ricostruire un rapporto con il lettore che il formato digitale ha complicato.