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Pensioni minime a 800 euro: perché la promessa vale meno del 2001
Editoriali

Pensioni minime a 800 euro: perché la promessa vale meno del 2001

Il trattamento minimo INPS 2026 vale 611,85€. Forza Italia lo vuole a 800€, ma rivalutando all'inflazione il 'milione di lire' del 2001 varrebbe di più.

Il trattamento minimo INPS del 2026 vale 611,85 euro al mese. Forza Italia chiede di portarlo a 800, forse 850 euro nella prossima legge di bilancio, mentre Alberto Brambilla, presidente del Centro studi Itinerari previdenziali, scrive sul Corriere che l'operazione costerebbe oltre 6 miliardi l'anno se applicata a tutti.

La proposta di Forza Italia e i numeri della manovra 2027

Lo scenario per la manovra 2027 vede il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e il responsabile Dipartimenti Alessandro Cattaneo puntare a 850 euro netti mensili, coperti secondo i loro conti con circa un miliardo di euro. L'INPS, in una simulazione ripresa in ambito parlamentare, quantifica in 450 milioni la spesa per portare a 800 euro netti la minima di circa 1,1 milioni di pensionati; Brambilla, considerando una platea più ampia, arriva ai 6 miliardi. La forbice tra le stime dipende dal perimetro: se il beneficio scatta solo per chi già oggi riceve un trattamento integrato al minimo e ha oltre settant'anni la spesa resta contenuta, se si estende a tutti gli assegni sotto una certa soglia il costo esplode. La pagina INPS sui nuovi importi delle pensioni 2026 certifica che la rivalutazione 2026 vale +1,4% e porta l'importo base da 603,40 a 611,85 euro mensili, pari a 7.954 euro l'anno.

Il milione di lire del 2001 vale meno oggi

L'obiettivo simbolico dei 'mille euro' arriva dal 2001, quando il governo Berlusconi promise di portare le minime al 'milione di lire' e in concreto le fece salire fino a 516,46 euro mensili per gli over 70 con redditi personali sotto i 6.714 euro l'anno. Ventiquattro anni dopo la minima ordinaria è a 611,85 euro: +18% in valore nominale. Nello stesso periodo, secondo l'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie, i prezzi al consumo sono cresciuti di circa il 47%: rivalutato all'inflazione, quel 'milione di lire' del 2002 varrebbe oggi intorno ai 760 euro al mese. La minima 2026 è quindi più bassa in termini reali del punto di partenza fissato ventitré anni fa. Anche la proposta di Forza Italia da 800 euro non recupera pienamente il potere d'acquisto perso: si limita ad allinearsi al valore reale della promessa iniziale. Portare l'assegno a 1.000 euro significherebbe invece superare del 32% il livello reale del 2001, e questo spiega l'avvertimento di Brambilla sul Corriere: una minima a mille euro sarebbe pari alla pensione che si maturerebbe a 67 anni con un reddito di 25.000 euro l'anno. Il trattamento assistenziale eguaglierebbe quello contributivo, azzerando l'incentivo a versare contributi per chi guadagna poco.

Chi paga il conto

L'INPS certifica anche l'ordine di grandezza degli assegni oggi erogati: le nuove pensioni di vecchiaia liquidate nel primo semestre 2026 hanno un importo medio di 1.264 euro mensili, contro i 611,85 della minima integrata e i 546,24 dell'assegno sociale destinato a chi non ha versato contributi. Il differenziale tra chi ha lavorato una vita intera e chi riceve il minimo si assottiglia già; portarlo a 800 o 1.000 euro lo dimezza. La XIII indagine di Itinerari previdenziali fotografa il retro della medaglia: il 18,78% dei contribuenti con reddito lordo sopra i 35 mila euro versa il 65% dell'IRPEF, mentre quasi metà degli italiani non dichiara redditi. Ogni euro in più sulle minime esce dallo stesso serbatoio ristretto, e sposta una quota ulteriore della spesa pensionistica dalla contribuzione al bilancio dello Stato. Non è un dettaglio contabile: come mostra il contrasto fra le linee guida MIM sulla persona al centro e i numeri concreti che abbiamo raccontato, la retorica politica tiene solo se i dati la reggono.

La discussione parlamentare sulla manovra 2027 partirà in ottobre: il costo effettivo dipenderà dalla platea scelta, non dallo slogan. Per chi ha vent'anni la vera partita, come ricordano i dati Agenas usati contro il ricorso del governo sulla legge fine vita in Emilia-Romagna, resta la stessa: quanto costerà finanziare oggi promesse che dovranno essere pagate domani da chi ancora non vota.

Domande frequenti

Qual è l'importo attuale della pensione minima INPS e quale aumento propone Forza Italia?

L'importo attuale della pensione minima INPS per il 2026 è di 611,85 euro al mese. Forza Italia propone di portarla a 800 o 850 euro mensili nella prossima legge di bilancio.

Quanto costerebbe allo Stato aumentare la pensione minima a 800 o 850 euro?

Secondo le stime, portare la pensione minima a 800 euro per circa 1,1 milioni di pensionati costerebbe circa 450 milioni di euro. Se la misura fosse estesa a una platea più ampia, il costo potrebbe superare i 6 miliardi di euro annui.

Perché la promessa attuale di aumentare le pensioni minime vale meno rispetto al 2001?

Nonostante l'aumento nominale rispetto al 2001, l'inflazione ha eroso il potere d'acquisto: il 'milione di lire' del 2002 rivalutato oggi varrebbe circa 760 euro. Con la minima a 611,85 euro e anche con la proposta a 800 euro, il valore reale resta inferiore rispetto a quello dell'epoca.

Quali effetti avrebbe l'aumento delle pensioni minime sui lavoratori che hanno versato contributi?

Aumentare la minima fino a 1.000 euro porterebbe gli assegni assistenziali allo stesso livello delle pensioni contributive di chi ha lavorato con redditi bassi, riducendo l'incentivo a versare contributi per chi guadagna poco. Questo potrebbe creare squilibri nel sistema pensionistico.

Chi sostiene finanziariamente l'aumento delle pensioni minime?

Il finanziamento delle pensioni minime aggiuntive ricade principalmente sui contribuenti con redditi più alti: quasi il 19% dei contribuenti con reddito lordo superiore a 35.000 euro versa il 65% dell'IRPEF. Ogni aumento delle minime grava quindi su una fascia ristretta della popolazione fiscale.

Da cosa dipende il costo effettivo della misura sugli aumenti delle pensioni minime?

Il costo effettivo dipenderà principalmente dalla platea di beneficiari scelta: se il beneficio sarà limitato a chi già oggi riceve la minima e ha più di settant'anni la spesa sarà contenuta, mentre un'estensione più ampia farà crescere notevolmente l'onere per lo Stato.

Pubblicato il: 29 settembre 2026 alle ore 14:45

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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