«Occorre puntare, ad ogni livello, su un progetto educativo che ponga l'uomo al centro». È l'appello che chiude un editoriale pubblicato il 23 settembre 2026 sulla Tecnica della Scuola nella rubrica «I lettori ci scrivono». Il principio è già scritto, alla lettera, nelle nuove linee guida ministeriali per l'educazione civica: la distanza sta nei numeri con cui la scuola italiana lo traduce ogni giorno.
L'editoriale e la piramide dei valori
Il testo costruisce una piramide a tre dimensioni per misurare la statura morale di una persona: il corpo, la psiche e la terza dimensione, quella spirituale, che riconosce nell'altro «un microcosmo originale ed unico». Da Aristotele a Seneca, da Pico della Mirandola a Pascal fino a Maritain, l'autore ricostruisce la genealogia occidentale del concetto di persona come valore universale, «al di là d'ogni caratterizzazione particolare, d'immagine, età, considerazione sociale, sesso, razza, cultura».
L'appello finale è un invito politico, pedagogico e mediatico. È lo stesso terreno percorso pochi giorni prima da un altro editoriale della stessa testata, quello di Giancarlo Pennati sul valore salvifico dell'educazione, che avevamo già messo a confronto con i numeri reali di ore in aula.
Cosa dicono davvero le linee guida MIM
Il principio dell'uomo al centro non manca nel testo ministeriale. Le linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica adottate con DM 183/2024, in vigore dall'anno scolastico 2024/2025, parlano esplicitamente di «primato dell'essere umano su ogni concezione ideologica» e affidano alla scuola il compito di dare «centralità alla persona dello studente», valorizzandone i talenti e favorendone l'inclusione.
La traduzione operativa è però ferma al perimetro fissato dalla Legge 92/2019: 33 ore all'anno in ogni classe di ogni ordine e grado, con modalità trasversale. Non sono ore aggiuntive: si ricavano curvando il monte ore delle discipline già esistenti. In pratica poco meno di un'ora a settimana da distribuire fra Costituzione, cittadinanza digitale, sostenibilità, educazione stradale, educazione finanziaria, cultura dei doveri, contrasto al bullismo, dipendenze e adesso anche la persona come valore assoluto.
Il gap misurato: 64% contro 75% sull'appartenenza
L'esito del principio dichiarato non è teorico, è misurato. Secondo la Country Note Italia dei risultati PISA 2022 pubblicata dall'OCSE, solo il 64% dei quindicenni italiani dichiara di sentirsi parte della propria scuola, contro il 75% della media OCSE: undici punti percentuali sotto. Il 14% degli studenti riferisce esplicitamente di sentirsi solo in classe, e il senso di appartenenza è in calo rispetto al 2018.
Sulla soddisfazione per la vita, il quadro non è più incoraggiante: il 18% dei quindicenni italiani si dichiara non soddisfatto, in linea con la media OCSE ma con un peggioramento di tre punti in quattro anni. È lo stesso vuoto misurato dal Colle nel messaggio a Papa Leone XIV, dove abbiamo raccontato come il divario digitale già scritto nei dati DESI e PISA smentisca da subito la retorica sulla centralità dell'uomo.
Dove la centralità si misura davvero: sostegno e continuità
L'editoriale ricorda che «lo Stato, a scuola, paga due insegnanti per un disabile» come segno di una sensibilità etica arrivata al terzo livello della piramide. La fotografia ISTAT sull'inclusione scolastica nell'anno 2024/2025 conferma lo sforzo di sistema ma segnala anche i suoi punti deboli.
La discontinuità del sostegno è il rovescio esatto del principio invocato dall'editoriale. Se la persona è «un microcosmo originale ed unico», il primo indicatore concreto di rispetto è che l'adulto di riferimento non cambi ogni settembre. Lo stesso vale per il tempo dedicato al pensiero critico e all'educazione affettiva, temi al centro anche della lettera del maestro Lovattini agli insegnanti italiani.
Il progetto educativo che pone l'uomo al centro esiste già, sulla carta. Colmare il gap significa più ore stabili di educazione civica, un piano pluriennale di specializzazione dei docenti di sostegno e criteri di assegnazione che garantiscano la continuità didattica. Senza questi tre pilastri, la piramide dei valori resta un esercizio filosofico.
Domande frequenti
Cosa prevedono le nuove linee guida MIM sull'educazione civica?
Le linee guida MIM, attive dall'anno scolastico 2024/2025, pongono l'accento sul primato dell'essere umano e sulla centralità dello studente, promuovendo inclusione e valorizzazione dei talenti, ma la loro applicazione resta limitata a 33 ore annuali ricavate dalle materie esistenti.
Qual è il divario tra i principi delle linee guida e la realtà nelle scuole italiane?
Nonostante il principio dell'uomo al centro sia dichiarato, i dati OCSE-PISA 2022 mostrano che solo il 64% degli studenti italiani si sente parte della scuola, contro una media OCSE del 75%, evidenziando una distanza tra teoria e pratica.
Come viene trattata l'inclusione scolastica degli studenti con disabilità?
Lo Stato garantisce la presenza di due insegnanti per ogni studente disabile, mostrando attenzione verso l'inclusione, ma la discontinuità nel personale di sostegno è ancora un punto debole, poiché spesso l'adulto di riferimento cambia ogni anno.
Quali sono le principali criticità evidenziate nell'articolo riguardo all'attuazione delle linee guida?
Le principali criticità sono la scarsità di tempo dedicato all'educazione civica, la mancanza di continuità nel sostegno agli studenti con disabilità e la necessità di un piano pluriennale di formazione per i docenti di sostegno.
Cosa suggerisce l'articolo per colmare il gap tra principi e realtà?
Per colmare il gap sono necessari più ore stabili di educazione civica, una formazione pluriennale per i docenti di sostegno e criteri che garantiscano la continuità didattica, così da tradurre i valori dichiarati in azioni concrete.