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Patentino antifascista a Più libri più liberi: Meloni e Giuli contro l'Aie
Editoriali

Patentino antifascista a Più libri più liberi: Meloni e Giuli contro l'Aie

Disponibile in formato audio

L'Aie chiede agli editori una dichiarazione di antifascismo per esporre a "Più libri più liberi". Meloni parla di censura, Giuli e Giubilei criticano.

Un modulo burocratico ha riacceso lo scontro frontale sulla libertà di espressione in Italia. La fiera nazionale della piccola e media editoria, "Più libri più liberi", organizzata dall'Aie (Associazione Italiana Editori) alla Nuvola di Roma, ha introdotto per la sua prossima edizione un nuovo criterio di ammissione: l'obbligo, per gli editori espositori, di sottoscrivere una formale "dichiarazione di antifascismo" per poter ottenere uno stand.

La misura nasce per escludere sigle dichiaratamente vicine alla galassia neofascista, come la casa editrice Passaggio al Bosco, la cui presenza nell'edizione precedente aveva innescato proteste spontanee da parte di numerosi autori e sigle indipendenti, che avevano coperto i propri libri per mezz'ora cantando "Bella ciao". Tuttavia, l'introduzione di questa "clausola ideologica" ha innescato una tempesta politica e culturale.

La reazione del governo: Meloni e Giuli contro la "censura"

La reazione del governo non si è fatta attendere. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha duramente attaccato la scelta dei vertici della kermesse: «Per partecipare alla fiera, le case editrici dovranno ottenere quest'anno il "patentino antifascista". La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». Le parole della Premier denunciano un tentativo di escludere il pluralismo culturale tramite filtri morali preventivi.

Sulla stessa lunghezza d'onda si attesta il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che già durante le contestazioni sul campo aveva espresso la propria linea e che oggi ribadisce la contrarietà alle barriere ideologiche. Giuli ha ricordato l'importanza del confronto democratico e costituzionale, affermando che la risposta corretta dinanzi a visioni opposte sia «mai assentarsi se non si è d'accordo, ma contestare, dibattere e discutere entro le regole, senza mai rinunciare alla battaglia culturale». Per il titolare del Mic, l'imposizione di un modulo rischia di snaturare il ruolo della fiera.

La critica degli editori e il dietrofront dell'Aie

La critica più severa dal punto di vista degli addetti ai lavori arriva dall'editore Francesco Giubilei, fondatore della casa editrice Giubilei - Regnani, direttamente coinvolto nelle dinamiche fieristiche, visto che partecipa con uno stand da 15 anni. Giubilei definisce l'iniziativa una decisione dissennata: «Un surreale modulo di adesione, un atto di fede. Una fiera vende libri, non rilascia patenti morali o tessere di affidabilità ideologica. L'editore non è un funzionario pubblico. Se passasse questo principio, allora dovremmo chiedere anche la patente di anticomunismo». Giubilei fa notare l'incoerenza di chi protesta contro i testi di destra ma accetta pubblicazioni che inneggiano a regimi totalitari opposti.

Intanto, il cda di "Più libri più liberi" e l'Aie, investiti dalle critiche istituzionali, hanno espresso rammarico per la piega presa dal dibattito, dichiarando che l'intervento della Presidente del Consiglio indurrà gli organizzatori a un «ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale». Nel frattempo, lo scontro resta aperto e solleva un interrogativo profondo: può una rassegna che nel nome celebra la libertà di lettura imporre una barriera all'ingresso basata sul pensiero?

Domande frequenti sulla clausola di antifascismo

Cos'è il "patentino antifascista" della fiera Più libri più liberi?

È la dichiarazione formale di antifascismo che l'Aie chiede agli editori espositori per ottenere uno stand alla prossima edizione di "Più libri più liberi". Senza la sottoscrizione, la casa editrice non viene ammessa alla fiera.

Perché l'Aie ha introdotto la clausola?

Per escludere sigle vicine alla galassia neofascista come Passaggio al Bosco, dopo le proteste dell'edizione precedente in cui autori e sigle indipendenti coprirono i propri libri cantando "Bella ciao" per mezz'ora.

Cosa ha detto Giorgia Meloni sul caso?

La Presidente del Consiglio ha definito la clausola una forma di censura camuffata da lotta antifascista, sostenendo che sia incompatibile con una società democratica e rappresenti un tentativo di cancellare le idee non di sinistra.

L'Aie ha confermato la "dichiarazione di antifascismo"?

Dopo le critiche istituzionali e l'intervento della Premier, il cda di "Più libri più liberi" ha annunciato un «ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale», lasciando la decisione finale sospesa.

Il dibattito sulla clausola tocca un nodo centrale dell'editoria italiana: il confine tra criterio di ammissione e filtro ideologico. La prossima edizione di Più libri più liberi dirà se la dichiarazione entrerà nel regolamento o se l'Aie sceglierà una strada diversa.

Domande frequenti

Cos'è la dichiarazione di antifascismo richiesta dalla fiera Più libri più liberi?

È un modulo che gli editori espositori devono sottoscrivere per dichiarare formalmente il proprio antifascismo, requisito necessario per ottenere uno stand alla fiera.

Per quale motivo è stata introdotta la clausola di antifascismo alla fiera?

La clausola è stata introdotta per escludere editori vicini alla galassia neofascista, dopo le proteste della scorsa edizione contro la presenza di alcune case editrici di tale orientamento.

Quali sono state le reazioni del governo all'iniziativa dell'Aie?

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli hanno criticato duramente la clausola, considerandola una forma di censura e una barriera ideologica incompatibile con il pluralismo culturale.

Come hanno reagito gli editori alla decisione dell'Aie?

Alcuni editori, come Francesco Giubilei, hanno definito la misura una decisione dissennata, sostenendo che la fiera dovrebbe vendere libri e non rilasciare patenti morali o ideologiche.

La clausola di antifascismo verrà sicuramente applicata alla prossima edizione della fiera?

Dopo le critiche istituzionali, l'Aie ha annunciato un approfondimento ulteriore e la decisione definitiva sull'introduzione della clausola non è ancora stata presa.

Qual è la questione centrale sollevata dal dibattito sulla clausola di antifascismo?

Il dibattito riguarda il confine tra criteri di ammissione a una fiera culturale e l'imposizione di filtri ideologici che potrebbero limitare la libertà di espressione e la pluralità del confronto culturale.

Pubblicato il: 14 giugno 2026 alle ore 16:25

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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