Il 22 ottobre 2022 Giorgia Meloni giurava a Palazzo Chigi come prima presidente del Consiglio donna della storia d'Italia. Quasi quattro anni dopo, l'esecutivo di centrodestra si appresta a diventare il governo più longevo della storia repubblicana, superando il record del secondo governo Berlusconi. In un Paese che ha visto avvicendarsi 68 esecutivi in ottant'anni, spesso logorati da crisi interne, la sola durata è un dato politico di peso: certifica una stabilità che l'Italia non conosceva da vent'anni.
Continuità sui conti e nodi strutturali
Sarebbe però riduttivo leggere il traguardo come un mero esercizio di cronologia. La stabilità ha prodotto continuità d'azione, soprattutto sul fronte economico. Il deficit/Pil, che nel 2022 sfiorava l'8%, è sceso sotto la soglia europea del 3%; lo spread si è ridimensionato, restituendo credibilità ai conti pubblici. L'occupazione ha toccato livelli record, con oltre un milione di occupati in più rispetto al 2022 e un tasso oltre il 63%. La disoccupazione giovanile è scesa dal 24% di fine 2022 a circa il 19%, grazie anche a decontribuzioni per le assunzioni under 35 e agli incentivi legati all'Assegno di Inclusione. Sulla formazione, la continuità al ministero dell'Istruzione e del Merito e a quello dell'Università e della Ricerca ha permesso di rafforzare filiera tecnico-professionale e ITS, mentre l'export è cresciuto nonostante un contesto internazionale ostile.
Sarebbe disonesto, tuttavia, raccontare solo la metà della storia. La crescita del Pil resta anemica, ferma da anni intorno allo 0,5% annuo, ben al di sotto della media europea: l'Italia tiene i conti in ordine, ma non torna a correre. I salari reali non hanno ancora recuperato il potere d'acquisto eroso dall'inflazione, la produttività ristagna e la pressione fiscale complessiva resta tra le più alte d'Europa, nonostante i tagli all'Irpef per il ceto medio. Sono i nodi strutturali di un Paese che la sola stabilità politica non basta a sciogliere.
Coalizione a tre gambe e scenario internazionale
A questo si aggiungono le tensioni fisiologiche di una coalizione a tre gambe. Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia condividono l'agenda di governo ma restano portatrici di sensibilità diverse su dossier delicati come l'autonomia differenziata, la riforma della giustizia, il premierato e, non di rado, la politica estera. Le frizioni non hanno mai raggiunto il punto di rottura, ma hanno più volte rallentato l'iter di riforme identitarie per ciascun partner, imponendo mediazioni interne spesso più faticose del confronto con l'opposizione.
Infine, va ricordato il contesto in cui questo governo ha operato: forse il più turbolento dal dopoguerra a oggi. Insediatosi mentre l'Europa affrontava le conseguenze dell'invasione russa dell'Ucraina e la più grave crisi energetica di una generazione, l'esecutivo ha dovuto gestire l'impennata dell'inflazione, la crisi mediorientale aperta dopo il 7 ottobre 2023, le tensioni commerciali internazionali riaccese dai dazi statunitensi e un quadro geopolitico multipolare in cui l'Italia ha cercato, non senza difficoltà, di ritagliarsi un ruolo di cerniera tra Washington e Bruxelles.
Il record di longevità, dunque, non è un punto d'arrivo ma la fotografia di un equilibrio raggiunto: quello di un governo capace di tenere insieme una maggioranza eterogenea e di attraversare senza scosse una fase storica eccezionalmente instabile, ma ancora alle prese con i nodi strutturali, crescita, produttività, fisco, che da decenni frenano il Paese. La stabilità è una condizione necessaria per le riforme di lungo periodo; non è, da sola, una garanzia che vengano fatte.
Domande frequenti
Perché il governo Meloni è considerato il più longevo della storia repubblicana?
Il governo Meloni si appresta a superare il record di durata del secondo governo Berlusconi, in un contesto storico in cui l'Italia ha visto 68 esecutivi in ottant'anni. La durata rappresenta un dato politico rilevante, segnando una stabilità inedita negli ultimi vent'anni.
Quali risultati economici ha ottenuto il governo Meloni?
Durante il governo Meloni il deficit/Pil è sceso sotto il 3%, lo spread si è ridotto e l'occupazione è cresciuta, con oltre un milione di occupati in più e un tasso superiore al 63%. Anche la disoccupazione giovanile è diminuita e l'export è aumentato nonostante le difficoltà internazionali.
Quali sono i principali limiti e nodi strutturali dell’Italia sotto il governo Meloni?
Nonostante la stabilità, la crescita del Pil resta bassa (attorno allo 0,5% annuo), i salari reali non hanno recuperato il potere d'acquisto e la produttività è stagnante. Inoltre, la pressione fiscale rimane tra le più alte d'Europa e permangono difficoltà nel risolvere questi problemi strutturali.
Come hanno influito le differenze interne alla coalizione di governo?
Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia condividono la guida del governo ma hanno visioni diverse su temi come autonomia, giustizia e politica estera. Le divergenze hanno rallentato alcune riforme, imponendo mediazioni interne spesso più complesse del confronto con l’opposizione.
In quale contesto internazionale ha operato il governo Meloni?
Il governo Meloni ha dovuto affrontare un quadro internazionale molto instabile, segnato dalla guerra in Ucraina, crisi energetica, crisi mediorientale e tensioni commerciali. L'Italia ha cercato di mantenere un ruolo di ponte tra Stati Uniti e Unione Europea, operando in un contesto geopolitico multipolare.
La stabilità del governo è sufficiente per risolvere i problemi dell’Italia?
La stabilità politica è una condizione necessaria per attuare riforme di lungo periodo, ma da sola non basta. I nodi strutturali come crescita economica, produttività e pressione fiscale richiedono interventi più profondi per essere superati.