Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di nomina. Gianluca Mazzi, 57 anni, senatore veronese di Fratelli d'Italia, è ufficialmente il nuovo ministro del Turismo. Il giuramento si è svolto al Quirinale il 3 aprile 2026, chiudendo una vicenda politica che per settimane ha tenuto banco nel dibattito pubblico italiano: la sostituzione di Daniela Santanchè, costretta alle dimissioni dai procedimenti giudiziari che la vedono coinvolta.
Una scelta rapida, quasi chirurgica, da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto ridurre al minimo il vuoto di potere in un dicastero strategico per l'economia nazionale.
Chi è Gianluca Mazzi
Nato a Verona nel 1969, Gianluca Mazzi non è un volto noto al grande pubblico. Eppure nel partito di Giorgia Meloni il suo nome circola da tempo come quello di un fedelissimo, un uomo di apparato capace di muoversi con discrezione nei corridoi del potere.
La sua carriera politica affonda le radici nell'esperienza amministrativa locale. Per anni ha operato nel tessuto politico veneto, costruendo una rete di relazioni solide prima in Alleanza Nazionale, poi nel Popolo della Libertà, infine approdando a Fratelli d'Italia sin dalle prime fasi della sua fondazione. Eletto al Senato nelle elezioni politiche del 2022, Mazzi ha ricoperto il ruolo di sottosegretario alla Cultura nel governo Meloni, occupandosi in particolare di spettacolo dal vivo e promozione culturale.
Laurea in economia, una breve esperienza nel settore privato legata alla gestione di eventi e strutture ricettive nella zona del Lago di Garda: un curriculum che, secondo i sostenitori della nomina, lo rende particolarmente adatto a guidare il ministero del Turismo. I detrattori, invece, sottolineano la mancanza di un profilo di primo piano.
Le dimissioni di Santanchè e il contesto politico
Per comprendere la portata di questa nomina occorre riavvolgere il nastro di qualche settimana. Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni da ministro del Turismo a metà marzo 2026, dopo che il Tribunale di Milano aveva disposto il suo rinvio a giudizio per il caso legato alla gestione di Visibilia Editore. Le accuse, che la senatrice respinge fermamente, riguardano presunti reati di falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dell'INPS in relazione alla cassa integrazione durante il periodo Covid.
Per mesi Meloni aveva resistito alle pressioni dell'opposizione, difendendo la permanenza di Santanchè al governo. La svolta è arrivata quando i giudici hanno fissato la data del processo: a quel punto, la posizione è diventata insostenibile. Le dimissioni sono state presentate come una scelta volontaria, ma fonti parlamentari descrivono un colloquio piuttosto netto tra la premier e la sua ministra.
Il caso Santanchè ha rappresentato uno dei momenti più delicati per la tenuta della maggioranza. Le opposizioni hanno cavalcato la vicenda per settimane, chiedendo un passo indietro che è arrivato solo sotto la pressione dei fatti giudiziari.
Il profilo politico del nuovo ministro
Mazzi viene descritto da chi lo conosce come un pragmatico. Non un ideologo, non un tribuno. Un amministratore con una visione concreta del turismo come leva economica.
Durante la sua esperienza al sottosegretariato alla Cultura, si è occupato di:
- Semplificazione burocratica per gli eventi dal vivo
- Coordinamento tra enti locali e governo centrale nella promozione del patrimonio culturale
- Digitalizzazione dei servizi legati al turismo culturale
- Rapporti con le associazioni di categoria del settore ricettivo
Il suo nome era già emerso nelle settimane precedenti come possibile sostituto, ma la rosa dei candidati includeva anche altri profili. Si era parlato di Giampaolo Rossi, amministratore delegato della RAI, e di alcuni esponenti del mondo imprenditoriale turistico. Alla fine ha prevalso la logica interna al partito: Mazzi garantisce continuità, fedeltà alla linea e, soprattutto, un profilo che non presta il fianco a polemiche.
La scelta di un senatore veneto non è casuale. Il Veneto è la prima regione italiana per presenze turistiche, con oltre 70 milioni di arrivi annui tra Venezia, il Lago di Garda, le Dolomiti e la riviera adriatica. Mazzi conosce le dinamiche del settore dal punto di osservazione di un territorio che dal turismo dipende in modo strutturale.
Le reazioni nel mondo politico
La nomina ha suscitato reazioni prevedibilmente divise lungo le linee della maggioranza e dell'opposizione.
Da Fratelli d'Italia è arrivato un plauso unanime. Il capogruppo al Senato Lucio Malan ha definito Mazzi "una scelta di competenza e serietà, che rafforza l'azione del governo in un settore fondamentale per il Paese". Anche gli alleati di governo hanno espresso soddisfazione, seppur con toni diversi. La Lega, che pure aveva avanzato candidature proprie, ha accolto la decisione senza strappi. Forza Italia ha parlato di "scelta equilibrata".
Ben diverso il tono delle opposizioni. La segretaria del PD Elly Schlein ha commentato: "Cambia il nome sulla porta, ma la sostanza non muta. Questo governo continua a non avere una strategia per il turismo italiano". Il Movimento 5 Stelle ha rincarato la dose, definendo la nomina "l'ennesimo gioco delle sedie in un esecutivo che galleggia".
Dal mondo delle associazioni di categoria, invece, è arrivata un'apertura prudente. Federalberghi ha auspicato "un dialogo immediato sulle priorità del settore", mentre Confturismo-Confcommercio ha chiesto al nuovo ministro di "mettere subito mano al tema della destagionalizzazione e della formazione del personale".
Le sfide che attendono il nuovo ministro
Mazzi eredita un ministero giovane, istituito nel 2021, che ancora cerca una propria identità istituzionale. Le sfide sono molteplici e concrete.
La prima riguarda il Piano Strategico del Turismo 2026-2030, un documento che Santanchè aveva avviato ma non completato. Il piano dovrebbe definire le linee guida per la promozione dell'Italia sui mercati internazionali, con particolare attenzione ai flussi provenienti da Asia e Medio Oriente, segmenti in forte crescita.
C'è poi il nodo dell'overtourism. Città come Venezia, Firenze e Roma sono al limite della capacità di accoglienza. Il sistema del contributo d'accesso sperimentato a Venezia ha prodotto risultati controversi, e il dibattito su come gestire i flussi turistici senza soffocare le economie locali è tutt'altro che risolto.
Altre priorità urgenti:
- La digitalizzazione dell'offerta turistica italiana, ancora frammentata e poco competitiva rispetto a Paesi come Spagna e Francia
- Il contrasto al lavoro sommerso nel settore ricettivo e della ristorazione
- La gestione dei fondi PNRR destinati al turismo, circa 2,4 miliardi di euro, la cui spesa procede a rilento
- Il rafforzamento del brand Italia sui mercati emergenti
- La sicurezza digitale delle infrastrutture turistiche, un tema sempre più rilevante in un'epoca in cui anche il settore dell'ospitalità è esposto a minacce informatiche.
Il turismo rappresenta circa il 13% del PIL italiano, diretto e indiretto. Nel 2025, l'Italia ha registrato oltre 450 milioni di presenze turistiche, un dato record che tuttavia nasconde squilibri territoriali significativi: il Mezzogiorno, nonostante un patrimonio naturale e culturale straordinario, continua ad attrarre una quota minoritaria dei flussi.
Cosa cambia per il turismo italiano
L'avvicendamento ministeriale arriva in un momento cruciale. La stagione estiva 2026 è alle porte, e gli operatori del settore chiedono certezze su incentivi, normative e strategie promozionali.
Mazzi ha rilasciato una breve dichiarazione subito dopo il giuramento: "Il turismo è una risorsa strategica per l'Italia. Lavorerò con pragmatismo, ascoltando gli operatori e valorizzando ogni territorio". Parole misurate, che riflettono lo stile dell'uomo. Nessun annuncio roboante, nessuna promessa spettacolare.
Gli osservatori politici notano che la vera partita si giocherà nei prossimi 90 giorni. Mazzi dovrà dimostrare di saper imprimere una direzione al ministero, evitando di essere percepito come un semplice traghettatore. Il confronto con Santanchè, figura divisiva ma indiscutibilmente dotata di forte personalità mediatica, sarà inevitabile.
Una cosa appare chiara: con questa nomina, Meloni ha scelto la stabilità rispetto alla visibilità. In un governo che si avvicina alla seconda metà della legislatura, la priorità sembra essere evitare nuove turbolenze piuttosto che lanciare segnali di rinnovamento. Il turismo italiano, intanto, attende risposte che vanno ben oltre il nome del ministro.