Un lettore di Tecnica della Scuola propone di importare il modello statunitense delle strutture separate per i bulli, dove gli studenti più problematici imparano un mestiere al posto delle lezioni ordinarie. I dati Istat del 2023, pubblicati a giugno 2025, raccontano però un'altra storia: in Italia il bullismo a scuola colpisce il 21% dei ragazzi tra 11 e 19 anni più volte al mese, e la cornice legislativa per intervenire esiste già.
Il modello statunitense non è più quello che sembra
Negli Stati Uniti le disciplinary alternative schools esistono da decenni e nel 2019-2020 hanno assorbito il 27% delle sanzioni disciplinari gravi, in crescita rispetto al 20% del 2009-2010. Il quadro di efficacia non è però rassicurante: il 19% degli studenti trasferiti abbandona del tutto il percorso scolastico e un sondaggio su oltre mille dirigenti pubblici ha mostrato che il 69% considera sospensioni ed espulsioni inefficaci nel ridurre i comportamenti problematici. Per questo la ricerca educativa statunitense spinge da anni verso approcci diversi: la restorative justice, applicata nei distretti che l'hanno testata, ha dimezzato il numero di sospensioni. In parallelo i report degli osservatori segnalano una sovrarappresentazione dei ragazzi afroamericani e con disabilità in questi istituti, al punto che la questione è diventata un tema di diritti civili. Importare oggi quel modello significa importare anche i suoi effetti collaterali.
I numeri italiani raccontano una geografia inattesa
L'indagine Istat Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi, condotta su 39.214 individui e rappresentativa di 5,14 milioni di 11-19enni, segna il 68,5% che ha subito almeno un episodio offensivo o aggressivo nei dodici mesi precedenti. Dentro quel bacino, il 21% rientra nella definizione tecnica di vittima di prepotenze più volte al mese e l'8% ha subito atti almeno settimanali. La fascia 11-13 anni è la più esposta, al 23,7% contro il 19,8% dei 14-19enni. I ragazzi stranieri sono vittime con cadenza mensile nel 26,8% dei casi, contro il 20,4% degli italiani, con i rumeni al 29,2% e gli ucraini al 27,8%. La sorpresa più grande riguarda la geografia: nel Nord-ovest denuncia episodi offensivi il 71% dei ragazzi, mentre nel Mezzogiorno la quota scende al 66,5%. Gli episodi continuativi toccano il 22,1% al Nord-est e il 21,6% al Nord-ovest, contro il 20% al Sud. Il racconto del Sud difficile si rovescia: le aree più ricche e scolarizzate contano più vittime.
La legge 70 c'è dal 2024, i problemi sono altri
L'Italia ha approvato il 17 maggio 2024 la Legge 70 su prevenzione e contrasto del bullismo in Gazzetta Ufficiale, in vigore dal 14 giugno dello stesso anno, che estende al bullismo le tutele già previste per il cyberbullismo dalla Legge 71 del 2017. Il testo introduce un codice interno obbligatorio in ogni istituto, un comitato permanente di monitoraggio con studenti, docenti e famiglie, un ruolo più incisivo del dirigente scolastico fino alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni e rilevazioni statistiche Istat almeno biennali. Nel frattempo il Parlamento è tornato sul tema con nuove iniziative, come racconta la cronaca della VII Commissione della Camera su IA a scuola e classi montane. Sul fronte formativo la quarta edizione della piattaforma ELISA, promossa dal MIM con l'Università di Firenze per l'anno scolastico 2024/2025, ha coinvolto 43.208 docenti di 1.858 istituti statali con percorsi di 25 ore per i referenti e cinque ore per il corpo docente, numeri che vanno letti insieme a cosa dicono i numeri sulla dignità del lavoro nella scuola italiana. Nel monitoraggio ELISA circa il 28% degli studenti ha riferito di essere stato vittima almeno una volta e quasi il 19% ha ammesso di aver partecipato attivamente a episodi di prepotenza.
La questione, allora, non è dove mandare i bulli ma perché, con un impianto normativo rinnovato e una piattaforma di formazione nazionale, i numeri Istat continuino a non scendere. Come scegliamo di raccontare la ripartenza della scuola nel 2026 dirà anche quanto siamo disposti a guardare in faccia i dati prima di cercare scorciatoie.
Domande frequenti
Cosa prevede la Legge 70 del 2024 contro il bullismo nelle scuole italiane?
La Legge 70 estende al bullismo le tutele già previste per il cyberbullismo, introduce un codice interno obbligatorio in ogni scuola, un comitato permanente di monitoraggio con studenti, docenti e famiglie, e potenzia il ruolo del dirigente scolastico fino alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni. Inoltre, prevede rilevazioni statistiche Istat almeno ogni due anni.
Quali sono i principali dati Istat 2023 sul bullismo nelle scuole italiane?
Secondo i dati Istat 2023, il 21% degli studenti tra 11 e 19 anni subisce atti di bullismo più volte al mese, mentre il 68,5% ha subito almeno un episodio offensivo nell'ultimo anno. I ragazzi stranieri e quelli residenti nel Nord Italia risultano più colpiti rispetto ad altre categorie.
Come funziona il modello statunitense di scuole separate per bulli e quali sono i suoi limiti?
Negli Stati Uniti, le disciplinary alternative schools accolgono studenti con problemi disciplinari, ma il 19% di chi vi entra abbandona la scuola e il 69% dei dirigenti ritiene inefficaci sospensioni ed espulsioni. Inoltre, queste scuole presentano una sovrarappresentazione di studenti afroamericani e con disabilità, sollevando questioni di diritti civili.
Quali strumenti formativi sono stati messi in campo in Italia per contrastare il bullismo?
La piattaforma nazionale ELISA, promossa dal Ministero dell'Istruzione e dall'Università di Firenze, offre percorsi formativi per docenti e referenti scolastici; nell'anno scolastico 2024/2025 ha coinvolto oltre 43.000 docenti di 1.858 istituti statali con corsi specifici su prevenzione e gestione del bullismo.
Perché, nonostante il nuovo impianto normativo e la formazione, il fenomeno del bullismo non diminuisce?
Nonostante le nuove leggi e i programmi di formazione, i dati Istat mostrano che il bullismo resta stabile, suggerendo che il problema non è solo normativo o organizzativo, ma riguarda anche la cultura scolastica e la capacità di affrontare il fenomeno in modo sistemico e condiviso.