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Lorito: «Napoli può tornare faro del Mediterraneo». Alla Federico II il convegno Neapolis Urbs Vergiliana
Cultura

Lorito: «Napoli può tornare faro del Mediterraneo». Alla Federico II il convegno Neapolis Urbs Vergiliana

Due giorni di confronto tra studiosi, amministratori e protagonisti della cultura partenopea. Il rettore rilancia l'ambizione della città, De Vivo avverte: «Dobbiamo trattenere i talenti in Campania»

Napoli e il suo destino mediterraneo

C'è un filo sottile che lega Virgilio alla Napoli del 2026. Un filo fatto di parole, di mare, di quella vocazione cosmopolita che la città ha coltivato per millenni e che oggi rischia di sbiadire sotto il peso delle emergenze quotidiane. A riannodare quel filo ci ha provato il convegno "Neapolis Urbs Vergiliana", che si svolge il 9 e 10 marzo 2026 nelle aule dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, il più antico ateneo laico del mondo.

Due giornate dense, che hanno riunito studiosi, amministratori pubblici e protagonisti della scena culturale per affrontare una domanda tutt'altro che retorica: quale ruolo può giocare Napoli nel Mediterraneo del XXI secolo?

Il rettore Lorito e la visione di una città-faro

Ad aprire i lavori è stato il rettore Matteo Lorito, che non si è limitato ai convenevoli istituzionali. Il suo intervento ha avuto il tono di una dichiarazione programmatica. Non un auspicio generico, ma un'affermazione radicata nella consapevolezza del patrimonio scientifico e umanistico che la Federico II custodisce.

Lorito ha insistito sul ruolo dell'università Federico II come motore di sviluppo territoriale, ponte naturale tra l'Europa continentale e la sponda sud del Mediterraneo. Un posizionamento geopolitico e culturale che, stando a quanto emerge dalle riflessioni emerse durante il convegno, richiede però investimenti strutturali e una visione strategica di lungo periodo.

Del resto, Napoli vive da anni una stagione di rinascita culturale e turistica — lo testimoniano anche iniziative come l'Inaugurata a Napoli la Mostra 'Spiritual' in Onore di Pino Daniele — ma trasformare questa effervescenza in un progetto organico resta la vera sfida.

Manfredi e il doppio ruolo: da rettore a sindaco

Tra i partecipanti, una presenza particolarmente significativa: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che prima di guidare la città è stato proprio rettore della Federico II e ministro dell'Università. Un profilo che incarna, quasi plasticamente, il legame tra accademia e governo del territorio.

Manfredi conosce da vicino le potenzialità e le fragilità del sistema universitario meridionale. La sua partecipazione al convegno ha rappresentato un segnale politico preciso: l'amministrazione comunale guarda all'ateneo non come a un mondo separato, ma come a un interlocutore strategico per il futuro di Napoli nel Mediterraneo.

De Vivo e l'allarme fuga dei talenti

Se il rettore ha indicato l'orizzonte, Arturo De Vivo ha posto il dito sulla ferita. Lo studioso della Federico II ha affrontato con franchezza il nodo più dolente: la necessità di trattenere i talenti in Campania. Un tema che in Italia si discute da decenni, spesso con toni retorici, ma che per il Mezzogiorno assume contorni drammatici.

I numeri parlano chiaro. Ogni anno migliaia di laureati e ricercatori lasciano la Campania per il Nord Italia o per l'estero, attratti da opportunità professionali che il territorio fatica a offrire. La fuga dei talenti dalla Campania non è solo un dato statistico: è un'emorragia di competenze che impoverisce il tessuto produttivo e culturale della regione.

De Vivo ha sottolineato come l'ateneo debba lavorare su due fronti: rendere più competitiva l'offerta formativa e, al contempo, costruire ecosistemi — laboratori, spin-off, reti di impresa — capaci di assorbire le professionalità formate. Senza questo secondo tassello, qualunque eccellenza accademica rischia di alimentare, paradossalmente, l'emigrazione qualificata.

Costagliola: la resilienza come tratto identitario

Una nota diversa, e per certi versi più ottimistica, è arrivata dall'intervento di Ciro Costagliola, che ha spostato il fuoco sulla straordinaria capacità di adattamento che Napoli ha dimostrato nei secoli. Dalle dominazioni straniere alle catastrofi naturali, dalle crisi economiche alle trasformazioni sociali, la metropoli partenopea ha sempre trovato il modo di reinventarsi.

Non si tratta di retorica della resilienza — parola ormai logora per l'uso eccessivo — quanto piuttosto di un'analisi storica. Napoli è una città che ha saputo assorbire influenze greche, romane, normanne, angioine, aragonesi, borboniche, trasformandole in un patrimonio culturale unico. Questa plasticità, ha suggerito Costagliola, è una risorsa concreta su cui fondare le strategie di sviluppo futuro.

È lo stesso spirito che anima i dibattiti culturali più vivaci della città, come quello emerso attorno alla Controversia a Napoli: Cambio del termine 'bambini' in 'bambin*' provoca polemiche: una comunità che discute, si accende, non accetta passivamente i cambiamenti.

Una città che cerca il proprio futuro guardando al passato

Il titolo stesso del convegno — Neapolis Urbs Vergiliana — racchiude un'intuizione: per capire dove andare, Napoli deve sapere da dove viene. Virgilio non è solo un nome su una lapide o un riferimento letterario. È il simbolo di una città che ha sempre prodotto cultura, che ha saputo attrarre menti brillanti e restituire al mondo pensiero, arte, scienza.

La Federico II, fondata nel 1224 da Federico II di Svevia, è essa stessa un monumento a questa vocazione. E i convegni sulla cultura a Napoli nel 2026, come questo, dimostrano che l'ateneo intende rivendicare quel ruolo con forza rinnovata.

La questione, naturalmente, resta aperta. Tra le ambizioni dichiarate nei convegni e la realtà di un Mezzogiorno che ancora sconta ritardi infrastrutturali e occupazionali, il divario è ampio. Ma se c'è un luogo dove la distanza tra sogno e progetto può accorciarsi, quel luogo ha buone probabilità di chiamarsi Napoli.

Pubblicato il: 9 marzo 2026 alle ore 16:58

Domande frequenti

Qual è il messaggio principale emerso dal convegno 'Neapolis Urbs Vergiliana' alla Federico II?

Il convegno ha sottolineato la possibilità per Napoli di tornare a essere un faro culturale e scientifico del Mediterraneo, valorizzando il suo patrimonio storico e accademico e rilanciando la sua vocazione cosmopolita.

Che ruolo gioca l'Università Federico II nello sviluppo di Napoli e del Mediterraneo?

La Federico II viene vista come motore di sviluppo territoriale e ponte tra Europa e Mediterraneo, grazie alla sua eccellenza scientifica e umanistica e alla capacità di attrarre e formare talenti.

Quali sono le principali sfide affrontate dal sistema universitario e dal territorio campano?

Le principali sfide sono la fuga dei talenti verso il Nord Italia o l'estero e la difficoltà nel creare opportunità professionali locali, oltre alla necessità di investimenti strutturali e una visione strategica di lungo periodo.

In che modo la resilienza di Napoli è considerata una risorsa per il futuro?

La resilienza di Napoli, testimoniata dalla capacità storica di adattarsi e reinventarsi di fronte a crisi e cambiamenti, viene considerata una risorsa concreta su cui fondare nuove strategie di sviluppo e innovazione.

Come viene interpretata la figura di Virgilio nel contesto del convegno?

Virgilio è visto come simbolo della tradizione culturale di Napoli, rappresentando la sua capacità di produrre e attrarre cultura, arte e scienza, elementi fondamentali per costruire il futuro della città.

Redazione EduNews24

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