Alla Vittoria Alata di Brescia, simbolo del trionfo militare romano, oggi mancano scudo, stilo ed elmo: al loro posto scorrono schizzi di sangue lungo la cornice dorata. È Bloody Victoria, la fotografia con cui Luisa Menazzi Moretti prende la dea Nike e la trasforma in testimone dei 56 conflitti armati attivi censiti oggi dal Global Peace Index.
Bloody Victoria al Museo Santa Giulia
L'opera fa parte della mostra collettiva La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un'eterna bellezza, curata da Giovanna Calvenzi e allestita al Museo di Santa Giulia dal 17 luglio al 1 novembre 2026. L'esposizione apre il palinsesto del bicentenario della scoperta della statua, ritrovata il 21 luglio 1826 in un'intercapedine del Capitolium di Brescia insieme a un eccezionale deposito di bronzi antichi.
Quaranta autori (da Gabriele Basilico a Gianni Berengo Gardin, da Franco Fontana a Silvia Camporesi) reinterpretano una delle rarissime figure bronzee romane sopravvissute intatte. Nell'opera di Menazzi Moretti la fotografia porta la statua all'altezza dello spettatore: la dea non domina più dall'alto, ma entra nello spazio dell'uomo e nel tempo presente. Il gesto della mano sospeso nel vuoto sostituisce il nome del vincitore che la Nike, in origine, avrebbe dovuto incidere sullo scudo. La rassegna bresciana si inserisce nel filone delle grandi mostre monografiche ospitate a Santa Giulia, come il progetto dedicato a Franca Ghitti nella stessa sede.
56 conflitti attivi e oltre 181mila morti in un anno
Il dato che Menazzi Moretti porta dentro l'opera arriva dal Global Peace Index 2026, pubblicato dall'Institute for Economics and Peace: 56 conflitti armati attivi che coinvolgono almeno 92 Paesi, con 103 Stati implicati in almeno un conflitto esterno negli ultimi cinque anni (erano 59 nel 2008). I conflitti interni internazionalizzati sono aumentati di oltre il 175% dal 2010, e le vittime da conflitto interno sono passate da circa 29.000 nel 2008 a oltre 181.000 nell'ultimo anno rilevato, un incremento superiore al seicento per cento.
Il rapporto elenca Ucraina, Gaza, Iran, Yemen, Congo, Sudan e Myanmar tra gli scenari operativi più densi. Nella sua iconografia originaria la Nike incideva il nome del vincitore sullo scudo, il piede sull'elmo del vinto: nell'immagine contemporanea quel gesto è impossibile, perché, dice la fotografa, la distinzione stessa tra vincitore e vinto si dissolve davanti alla violenza. Non è un'immagine di guerra, precisa Menazzi Moretti, ma un'immagine che rivela la guerra dentro il mito della vittoria.
Duecento anni fra scavo, restauro e riletture d'autore
La statua, alta poco meno di due metri e datata al I secolo d.C., è considerata uno dei bronzi antichi meglio conservati al mondo. Il restauro condotto tra 2018 e 2020 dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha stabilito che si tratta di un'opera pensata come Vittoria Alata già in fase di fusione, prodotta da un'officina attiva sul territorio bresciano, e non di un assemblaggio di parti diverse come si era ipotizzato per decenni. Dopo l'intervento la statua è tornata nella cella orientale del Capitolium, con l'allestimento firmato dall'architetto Juan Navarro Baldeweg.
L'autrice di Bloody Victoria, Luisa Menazzi Moretti, è originaria di Udine e lavora sulla fotografia come strumento civile: nel suo percorso l'immagine non si limita a registrare la realtà, ma ne porta in superficie le parti sommerse. La mostra al Santa Giulia proietta questa impostazione sulla storia bicentenaria del bronzo: dove nel 1826 gli operai trovarono un simbolo di trionfo perfettamente conservato, oggi il bicentenario si celebra con una fotografia che sostituisce il nome del vincitore con lo spazio bianco lasciato allo sguardo di chi guarda.
La rassegna resta aperta al pubblico fino al 1 novembre 2026, all'interno di un complesso museale che unisce area archeologica e collezioni permanenti. Dopo quella data la Vittoria Alata torna sola nel Capitolium, e chi vorrà rivederla dovrà scegliere quale immagine ricordare: la dea intatta o la fotografia che ne ha registrato il sangue di duecento anni dopo.
Domande frequenti
Che cos'è l'opera 'Bloody Victoria' di Luisa Menazzi Moretti?
È una fotografia che reinterpreta la statua della Vittoria Alata di Brescia, sostituendo i simboli tradizionali di trionfo con schizzi di sangue per testimoniare i 56 conflitti armati attivi nel mondo secondo il Global Peace Index.
In quale mostra e dove è esposta 'Bloody Victoria'?
L'opera fa parte della mostra collettiva 'La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un'eterna bellezza', allestita al Museo di Santa Giulia dal 17 luglio al 1 novembre 2026.
Quali dati sui conflitti attuali vengono riportati nell'opera e nell'articolo?
Il Global Peace Index 2026 segnala 56 conflitti armati attivi, coinvolgendo almeno 92 Paesi e oltre 181.000 morti in un anno, con un forte aumento rispetto agli anni precedenti.
Qual è il significato della reinterpretazione della Nike nella fotografia?
La fotografia trasforma la Nike da simbolo di vittoria militare a testimone della violenza contemporanea, eliminando la distinzione tra vincitori e vinti e invitando il pubblico a riflettere sulla guerra.
Quali sono le caratteristiche storiche della statua della Vittoria Alata di Brescia?
La statua, risalente al I secolo d.C., è uno dei bronzi antichi meglio conservati al mondo, restaurata tra il 2018 e il 2020, e fu ritrovata nel 1826 nel Capitolium di Brescia insieme a un importante deposito di bronzi.
Cosa accadrà alla statua e alla mostra dopo il 1 novembre 2026?
Dopo la chiusura della mostra, la statua della Vittoria Alata tornerà nella cella orientale del Capitolium e chi vorrà rivederla dovrà scegliere tra l'immagine storica e la reinterpretazione contemporanea proposta dalla fotografia.