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Nuova Zelanda spinge l'estero, Italia perde 110mila iscritti in un anno

Nuova Zelanda stanzia 2,5 milioni per attrarre studenti esteri entro il 2027: nelle scuole italiane 110mila iscritti in meno nel 2024/25.

Il governo della Nuova Zelanda stanzia fino a 2,5 milioni di dollari neozelandesi, circa 1,3 milioni di euro, per aiutare più scuole a reclutare, iscrivere e trattenere studenti internazionali a partire dal 2027. L'obiettivo è portare le iscrizioni a 105mila entro il 2027 e trasformare l'istruzione in un settore da 7,2 miliardi di dollari neozelandesi di export entro il 2034.

Il piano di Wellington: 611 scuole già coinvolte

Education New Zealand (ENZ), l'agenzia governativa per l'internazionalizzazione dell'istruzione, ha scelto il provider academyEX al termine di una gara pubblica. Il contratto parte a ottobre 2026 e il nuovo servizio sarà operativo dal 2027.

Oggi circa 611 scuole neozelandesi iscrivono studenti stranieri, ma il governo attribuisce la bassa partecipazione a tre ostacoli ricorrenti: capacità e competenze limitate nel reclutamento, difficoltà a costruire reti all'estero, problemi nel reperire famiglie ospitanti. Il servizio metterà a disposizione strumenti, modelli e risorse insieme a formazione, coaching e consulenza su tutto il percorso dello studente straniero.

La ministra dell'Istruzione Erica Stanford ha specificato che il supporto non riguarda solo le scuole con programmi internazionali consolidati, ma anche quelle che non sono mai riuscite a entrare nel mercato. Il piano fa parte dell'International Education Going for Growth e punta a diffondere i ricavi del settore in più comunità, non solo nelle città già strutturate.

L'asimmetria con l'Italia: 110mila iscritti in meno in un anno

Mentre Wellington costruisce domanda estera, l'Italia perde iscritti sul fronte interno. Nel 2024/25 le scuole italiane statali ospitano circa 7,1 milioni di studenti, con un calo di circa 110mila unità rispetto all'anno precedente e una perdita di quasi 700mila studenti in dieci anni, secondo il Focus MIM sull'avvio dell'a.s. 2024/2025.

Il crollo è concentrato in alcune aree: Molise segna -30,1%, Basilicata -17,8%, Puglia -16,4% nel decennio. Dall'avvio dell'anno scolastico 2024/25 circa 700 istituzioni scolastiche perdono l'autonomia e vengono accorpate ad altri plessi, in attuazione della Legge di Bilancio 2023 che ha alzato la soglia minima di alunni per mantenere l'autonomia a 961 nel 2024, 948 nel 2025 e 938 nel 2026. Campania (140), Sicilia (109) e Calabria (79) guidano il conto degli accorpamenti.

A questo si somma il fenomeno delle 1.325 pluriclassi che accolgono 25.706 studenti, l'87,9% nella primaria, concentrate per il 48,4% in aree interne: la rilevazione INDIRE racconta un sistema scolastico che si contrae, non che si espande.

Il contrasto diventa più netto se si guarda al dato spesso citato come internazionalizzazione: nelle scuole italiane ci sono 914.860 alunni stranieri, l'11,2% del totale, nel 2022/23, ma il 65,4% è nato in Italia. Non sono studenti attirati con una strategia dall'estero, sono residenti. Le università contano 121.165 iscritti stranieri, il 6,3% del totale, nel 2022/23, in gran parte attratti senza una regia unitaria.

Cosa cambia per le scuole italiane

Il modello neozelandese tratta l'istruzione come leva economica, con formazione del personale, pacchetti di supporto e target quantitativi. L'Italia non ha un programma equivalente per la scuola secondaria. Le borse del Ministero degli Affari Esteri, canale principale per attrarre studenti dall'estero nell'alta formazione, valgono 10.800 euro annui per master e dottorati e 3.600 euro per i corsi di lingua: strumenti individuali, non piattaforme di sistema per gli istituti.

Per i dirigenti scolastici italiani la conseguenza pratica è concreta. Oggi la gestione quotidiana ruota su come trattenere gli iscritti residenti, gestire le pluriclassi nelle aree interne e governare gli accorpamenti dei plessi, mentre la messa in sicurezza delle scuole oltre il PNRR resta il tema di fondo richiamato dal Quirinale. Attrarre famiglie straniere con figli in età scolare richiederebbe risorse dedicate al reclutamento, servizi di homestay e reti con operatori esteri: tutte voci oggi assenti dai capitoli di spesa.

Nel frattempo la Nuova Zelanda sposta il baricentro: non chiede alle scuole di prepararsi da sole al mercato internazionale, mette risorse pubbliche sul percorso di avvicinamento. I confronti con i sistemi scolastici più performanti in Italia restano retorici finché mancano target quantitativi e budget dedicati. Senza una scelta analoga, la differenza tra chi investe e chi subisce il calo demografico si misurerà nei bilanci dei prossimi dieci anni.

Pubblicato il: 21 ottobre 2026 alle ore 13:06