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Dispersione scolastica all'8,2%, è il dato più basso di sempre: in Campania recuperati 8mila studenti

L'Italia centra il target europeo del 9% con cinque anni di anticipo. Il decreto Caivano e Agenda Sud tra i fattori decisivi del calo, soprattutto nel Mezzogiorno

* Il minimo storico della dispersione scolastica * Il caso Campania: 8mila studenti recuperati * Decreto Caivano e Agenda Sud: gli strumenti che hanno funzionato * Il target europeo superato con cinque anni di anticipo * Le sfide che restano

Il minimo storico della dispersione scolastica {#il-minimo-storico-della-dispersione-scolastica}

Un numero che vale più di molte analisi: 8,2%. È il tasso di dispersione scolastica registrato in Italia nel 2025, il più basso nella storia della Repubblica. Un dato che segna un'inversione di tendenza netta rispetto a un fenomeno che per decenni ha rappresentato una delle ferite più profonde del sistema educativo italiano, con punte che ancora pochi anni fa sfioravano il 13%.

Il calo non è frutto del caso. Dietro questa percentuale ci sono interventi normativi mirati, investimenti nelle aree più fragili del Paese e, va detto, un cambio di approccio che ha privilegiato la prevenzione rispetto alla semplice registrazione statistica del problema. L'abbandono scolastico, che colpisce in modo sproporzionato le regioni del Sud e le periferie urbane, è stato affrontato con una strategia che per una volta sembra aver prodotto risultati misurabili.

Il caso Campania: 8mila studenti recuperati {#il-caso-campania-8mila-studenti-recuperati}

Il dato nazionale, per quanto significativo, rischia di nascondere la vera notizia. Che arriva dalla Campania, storicamente tra le regioni con i tassi di abbandono più alti d'Italia. Qui la dispersione scolastica è scesa al 9,7%, un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe apparso irrealistico.

Il numero che colpisce di più, però, è un altro: 8mila studenti recuperati. Ottomila ragazze e ragazzi che avevano abbandonato i banchi, o stavano per farlo, e che sono stati intercettati, riagganciati, riportati dentro un percorso di istruzione. Non si tratta di una stima generica, ma dell'esito concreto di interventi governativi che hanno coinvolto scuole, comuni, servizi sociali e famiglie.

La Campania resta una regione dove le sacche di povertà educativa sono profonde, dove il contesto socioeconomico di interi quartieri e comuni spinge molti minori fuori dal circuito scolastico prima del tempo. Ma il dato del 2025 dimostra che, quando le risorse arrivano e gli strumenti ci sono, anche le situazioni più difficili possono essere aggredite. In un quadro in cui la scuola italiana affronta sfide di ogni tipo, dalla protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti nella Regione Lazio alle questioni legate all'inclusione, il recupero di migliaia di studenti nel Mezzogiorno rappresenta un segnale di segno opposto.

Decreto Caivano e Agenda Sud: gli strumenti che hanno funzionato {#decreto-caivano-e-agenda-sud-gli-strumenti-che-hanno-funzionato}

Due nomi ricorrono nell'analisi di questo risultato: il decreto Caivano e Agenda Sud.

Il primo, varato nel 2023 sull'onda dell'emergenza sociale esplosa nell'omonimo comune dell'hinterland napoletano, ha introdotto un principio che ha fatto discutere: sanzioni per i genitori che non mandano i figli a scuola. Multe e, nei casi più gravi, conseguenze penali per chi viola l'obbligo scolastico. Una misura che molti hanno criticato come punitiva nei confronti delle famiglie più fragili, ma che stando ai numeri ha avuto un effetto deterrente significativo. Il messaggio, in sostanza, è stato chiaro: l'istruzione non è facoltativa, e lo Stato è pronto a far valere questo principio.

Accanto al bastone, la carota. Agenda Sud ha convogliato risorse aggiuntive verso le scuole delle regioni meridionali, finanziando attività di tutoraggio, prolungamento dell'orario scolastico, laboratori pomeridiani e percorsi personalizzati per gli studenti a rischio. Un approccio che ha cercato di rendere la scuola non solo obbligatoria, ma anche più attrattiva, più capace di rispondere ai bisogni reali di chi la frequenta.

La combinazione di questi due strumenti ha funzionato soprattutto nelle aree dove il fenomeno della dispersione si intreccia con la marginalità sociale, la criminalità organizzata e la mancanza di servizi. Non è un caso che i risultati più evidenti siano arrivati proprio dalla Campania.

Va ricordato, peraltro, che il tema dell'inclusione scolastica si declina su molti fronti. Come emerso dalla recente sentenza del Consiglio di Stato sugli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà, garantire a tutti il diritto effettivo all'istruzione significa anche mettere ciascuno nelle condizioni di poter apprendere.

Il target europeo superato con cinque anni di anticipo {#il-target-europeo-superato-con-cinque-anni-di-anticipo}

C'è anche una dimensione europea in questa storia. L'Unione Europea, nell'ambito dello _Spazio europeo dell'istruzione_, aveva fissato per il 2030 un target del 9% per il tasso di abbandono scolastico precoce nei Paesi membri. L'Italia, tradizionalmente in ritardo su questo indicatore, ha centrato l'obiettivo con cinque anni di anticipo.

Un sorpasso che pochi avrebbero pronosticato. Ancora nel 2020, il tasso italiano era al 13,1%, ben al di sopra della media UE. Il calo di quasi cinque punti percentuali in un quinquennio è un risultato che non ha molti precedenti nel panorama europeo, e che colloca l'Italia in una posizione inedita: non più fanalino di coda, ma esempio di recupero accelerato.

Questo non significa che il problema sia risolto. Un tasso dell'8,2% vuol dire che decine di migliaia di giovani ogni anno lasciano comunque la scuola senza completare un percorso di istruzione secondaria superiore. Ma la traiettoria è quella giusta.

Le sfide che restano {#le-sfide-che-restano}

Sarebbe un errore leggere questi dati come un punto d'arrivo. La dispersione scolastica implicita, quella che non si misura con l'abbandono fisico ma con i livelli di apprendimento insufficienti di chi resta in classe, continua a rappresentare un'emergenza silenziosa. I risultati delle prove INVALSI e delle indagini internazionali OCSE-PISA continuano a mostrare divari territoriali profondi nelle competenze di base.

C'è poi la questione della sostenibilità degli interventi. Agenda Sud e il decreto Caivano hanno prodotto risultati, ma richiedono continuità di finanziamento e di azione. La storia della scuola italiana è piena di programmi avviati con slancio e poi lasciati a metà, con effetti che si dissolvono nel giro di pochi anni.

La sfida, adesso, è duplice: consolidare il calo della dispersione esplicita e aggredire quella implicita, che è più difficile da misurare e ancora più difficile da combattere. Perché un ragazzo seduto al banco ma incapace di comprendere un testo o risolvere un problema elementare è, a tutti gli effetti, un disperso che nessuna statistica registra.

Intanto, segnali di vitalità arrivano anche da altri ambiti della vita scolastica. Iniziative come i Giochi della Gioventù, che hanno coinvolto più di centomila studenti, dimostrano che la scuola può essere anche luogo di partecipazione e appartenenza, fattori che, come la ricerca educativa insegna, sono tra i più efficaci antidoti all'abbandono.

L'8,2% è un traguardo. Ma la partita, quella vera, è ancora lunga.

Pubblicato il: 14 aprile 2026 alle ore 08:28