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Dal coltello in classe nel Catanese al dato: minori armati raddoppiati

Un 17enne denunciato a Mascalucia per un coltello da 19 cm. I dati del Viminale: segnalazioni passate da 778 a 1.946 in cinque anni.

Un 17enne residente a Pedara, nel Catanese, è stato denunciato a piede libero per porto ingiustificato di arma da taglio dopo essersi presentato in classe con un coltello di 19 centimetri nello zaino. A far scattare l'allarme nell'istituto di Mascalucia sono stati i compagni di classe e la dirigenza scolastica.

Cosa è successo a Mascalucia

I militari della Stazione Carabinieri di Mascalucia sono intervenuti dopo la segnalazione partita dalla scuola stessa. Il minorenne era stato subito convocato in vicepresidenza alla presenza dei genitori e dei docenti. Il coltello, custodito all'interno dello zaino, è stato sequestrato. Nessuno è rimasto ferito e non sono state registrate minacce nei confronti di compagni o personale. Il ragazzo dovrà rispondere davanti al Tribunale per i Minorenni di Catania.

Un caso non isolato: i numeri del Viminale

Il fatto non è un'eccezione ma l'ultimo segmento di una curva in salita. Secondo il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, i minori segnalati per porto abusivo di armi o di oggetti atti ad offendere sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, una crescita del 150% in cinque anni. Nel solo primo semestre del 2025 erano già 1.096: se il dato si mantiene, l'anno chiuderà oltre quota 2.000, un nuovo record. La fotografia completa è nei dati del Ministero dell'Interno sulla criminalità minorile.

Il rapporto Save the Children "(Dis)armati" pubblicato a marzo 2026 ha tradotto questi numeri sul piano scolastico: il 3,5% degli studenti delle superiori, circa 87.000 ragazzi, ha dichiarato di aver usato coltelli o altre armi nel 2025. Le lesioni dolose commesse da under 18 segnano +48% a Milano, +55% a Genova, +44% a Bologna. Episodi simili si moltiplicano anche nelle scuole più tranquille: nelle ultime settimane è arrivato dalla Toscana il caso di Carrara con un alunno che ha mostrato una pistola giocattolo in classe, a conferma che il tema della percezione del rischio tra adolescenti riguarda l'intero territorio.

La direttiva sui metal detector e il limite della richiesta

Il 28 gennaio 2026 i ministri Matteo Piantedosi e Giuseppe Valditara hanno firmato una direttiva interministeriale che introduce la possibilità di installare metal detector portatili agli ingressi degli istituti, ma soltanto su richiesta del dirigente scolastico e dopo una valutazione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. I controlli restano affidati esclusivamente agli operatori di pubblica sicurezza. Il testo integrale della direttiva interministeriale del 28 gennaio 2026 è pubblicato sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Il provvedimento nasce dopo l'omicidio del 16 gennaio 2026 all'istituto Chiodo-Einaudi della Spezia, dove uno studente di 18 anni fu accoltellato da un coetaneo dentro la scuola. I metal detector alla Chiodo sono arrivati il 30 gennaio. Negli altri istituti, però, l'attivazione resta in capo ai dirigenti e ai prefetti: una scuola che non presenta "profili di criticità" formalizzati difficilmente avrà mai un dispositivo all'ingresso. È quello che è successo a Mascalucia, dove il filtro non è stato tecnologico ma umano.

Cosa resta nelle mani di docenti e studenti

L'intervento dei Carabinieri a Mascalucia è arrivato perché altri studenti hanno parlato e i docenti hanno ascoltato. È la stessa dinamica del sistema di prevenzione "orizzontale" che le linee guida del Viminale individuano come complementare ai controlli tecnologici. Per dirigenti e collegi docenti significa investire su segnalazione precoce, gestione del disagio, dialogo con le famiglie, ben prima che il Comitato provinciale possa autorizzare un controllo armato all'ingresso.

Sul fronte della sicurezza scolastica restano accese anche altre questioni: la cronaca recente racconta di un autista di bus della gita scolastica bloccato dalla polizia perché ubriaco, mentre sul versante del riconoscimento delle fragilità una sentenza del Consiglio di Stato sul diritto agli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà rilancia il tema di una scuola che intercetta i segnali deboli prima che diventino gesti gravi.

A Mascalucia la catena ha funzionato: uno studente che segnala, un docente che ascolta, una dirigente che chiama i carabinieri. Il prossimo episodio, in un'altra scuola italiana, si fermerà nello stesso punto solo se quella catena tiene anche lì.

Pubblicato il: 12 giugno 2026 alle ore 08:42