In sei anni la quota di insegnanti italiani in scuole con almeno il 10% di studenti con bisogni educativi speciali è passata dal 41% al 67%. Ventisei punti in più in un solo ciclo dell'indagine OCSE-TALIS.
Un'aula molto più complessa di sei anni fa
Il dato arriva dal Rapporto TALIS 2024 - nota Italia OCSE, la più grande indagine internazionale su insegnanti e dirigenti scolastici, curata in Italia da INVALSI. La rilevazione fotografa una classe molto diversa da quella del 2018: la percentuale di docenti in scuole con più del 10% di studenti Bes è passata dal 41% al 67%, ventisei punti in più, contro una media OCSE ferma al 46%. Anche la componente linguistica pesa: il 38% dei docenti insegna in classi dove almeno uno studente su dieci non ha l'italiano come prima lingua.
La pressione soggettiva segue lo stesso trend. Gli insegnanti che dichiarano di sentirsi molto stressati sul lavoro sono saliti dal 6% al 10% in sei anni, con picchi tra i colleghi under 30. La media OCSE resta più alta (19%): il problema italiano non è l'intensità dello stress, ma la sua velocità di crescita. Le tre fonti principali di malessere non sono gli studenti in sé, ma il contorno: carico amministrativo (56%), correzione compiti (48%) e rapporti con le famiglie (48%). Nel frattempo il 44% dei docenti segnala un calo di apprendimento al rientro a settembre, un altro segnale della complessità in aumento.
Il fondo pubblico va agli studenti, non ai docenti
Il 30 marzo 2026 il Ministero dell'Istruzione ha firmato il Decreto ministeriale n. 56 del 30 marzo 2026, che ripartisce le risorse del "Fondo per il servizio di sostegno psicologico in favore degli studenti", istituito dalla legge di bilancio 2025 (articolo 1, comma 346, legge 207/2024). Sono risorse strutturali: 18,5 milioni di euro all'anno a regime.
Il fondo finanzia AscoltaMi, il servizio nazionale operativo dal 28 maggio 2026. Le famiglie ricevono un voucher da 250 euro per cinque sedute online con uno psicologo, indipendentemente dall'ISEE. Il target è scritto nel decreto: studenti dell'ultimo anno della secondaria di primo grado e del primo biennio della secondaria di secondo grado, per una platea potenziale di 75 mila beneficiari nell'anno scolastico 2026/2027.
Il piano non prevede una linea equivalente per i docenti, che sono la prima interfaccia con le difficoltà in aula e la prima trincea nella gestione dei comportamenti problematici. Non esiste un voucher per la formazione psicoeducativa dell'insegnante, né un fondo per la supervisione dei casi complessi. Il ministro ha aperto pubblicamente all'ipotesi di uno psicologo per i docenti, ma la copertura finanziaria resta un nodo politico irrisolto: nessun capitolo strutturale è ancora comparso nei bilanci del dicastero.
Cosa può fare oggi un insegnante
Chi vuole imparare a leggere le dinamiche di una classe difficile ha oggi tre strade, tutte a spese del docente o dell'istituto. La formazione d'ambito, obbligatoria e finanziata dai fondi PNRR Scuola 4.0, dedica poche ore ai temi psicoeducativi e viene spesso giudicata troppo generica dai partecipanti. La Carta del docente da 500 euro annui può essere spesa per corsi accreditati, webinar e percorsi tenuti da psicologi: è la strada più battuta ma richiede di orientarsi in autonomia tra decine di offerte private, con il residuo dell'anno precedente in scadenza il 31 agosto. Restano gli sportelli di ascolto attivati da alcune ASL o dai comuni, poco pubblicizzati e a copertura irregolare sul territorio.
Il quadro si complica dove il personale di sostegno non ha la specializzazione: al Nord un docente di sostegno su tre lavora senza titolo specifico, una lacuna che scarica sulla curricolare la parte più delicata della gestione dei comportamenti problematici.
Finché il fondo strutturale resta destinato solo agli studenti, la formazione psicologica dell'insegnante continuerà a passare dalla sua carta docente. Il prossimo banco di prova è la legge di bilancio 2027: sarà lì che si vedrà se il conto per la salute mentale del personale scolastico entrerà finalmente nei conti pubblici.