Dall'1,2% al 3,6% in sette anni: nel 2025 sono più che triplicati i ragazzi tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver colpito un insegnante. Il dato arriva dallo studio Espad Italia dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr e resta sopra i livelli pre-pandemici. In parallelo, le minacce con un'arma per ottenere qualcosa sono passate dall'1,4% al 3,5%.
La fotografia Espad 2025
Il 43,4% degli studenti tra i 15 e i 19 anni riferisce di aver agito o subìto almeno un comportamento violento nell'anno precedente: più di un milione di ragazzi e ragazze. Il 14,2% (oltre 350mila) segnala due o più episodi. Le stime si basano su oltre 17mila questionari raccolti nelle scuole italiane, come indicato nella nota stampa Cnr sulla violenza giovanile.
La partecipazione a risse resta il comportamento più diffuso (38,3%), ma in calo rispetto al 43,1% del 2018. Seguono le risse di gruppo (11,9%), il danneggiamento di beni (5,9%) e le ferite che hanno richiesto cure mediche (5%). La cornice mostra un doppio movimento: alcune condotte di gruppo scendono, mentre le condotte a maggior rischio, colpi al personale scolastico e minacce con armi, corrono nella direzione opposta.
Il divario di genere e le relazioni che tengono
Sui due indicatori in crescita la distanza tra ragazzi e ragazze è più che doppia. I maschi che dichiarano di aver colpito un docente sono il 5,1%, contro il 2,1% delle femmine; per la minaccia con arma la forbice è 5% contro 2%. Sul totale dei comportamenti violenti la prevalenza tra i ragazzi è del 49,8%, quella tra le ragazze del 37,2%: dodici punti di distanza.
L'altra chiave di lettura la offrono le relazioni. Tra chi segnala rapporti conflittuali con gli insegnanti, la quota di studenti coinvolti in comportamenti violenti sale al 48,1%, più del doppio rispetto al 19,5% di chi non riferisce difficoltà. Lo stesso schema vale per le amicizie (48% contro 24%) e per il rapporto con i genitori (43,1% contro 21,2%). Sale ancora, al 58,3%, tra chi subisce cyberbullismo. Non si tratta di rapporti diretti di causa-effetto, come precisa la stessa équipe Cnr, ma di associazioni che indicano dove si concentra il fenomeno.
Accanto ai comportamenti agiti cresce anche la violenza esibita: nel corso dell'anno 332mila studenti hanno assistito a una scena filmata con un cellulare (11,8%) o l'hanno girata in prima persona (3,8%). Più del doppio rispetto al 6% del 2018, il valore più alto mai registrato dalla serie. Sul clima quotidiano che i docenti percepiscono pesa anche l'ultima rilevazione sul calo di apprendimento a settembre: il 44% degli insegnanti segnalava già difficoltà crescenti al rientro in aula.
Cosa cambia con la legge 25/2024
Sul piano normativo il quadro è cambiato prima che uscissero i numeri di Espad. La legge 4 marzo 2024, n. 25 ha introdotto un'aggravante comune per i reati commessi con violenza o minaccia ai danni di dirigenti, docenti e personale ATA, ha aumentato fino a metà le pene per l'oltraggio e la violenza a pubblico ufficiale quando l'autore è un genitore, e ha istituito un Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico presso il Mim. La stessa legge fissa al 15 dicembre la Giornata nazionale di educazione e prevenzione.
Sul lato dei giovani, i dati Cnr indicano dove intervenire: competenze emotive, educazione digitale, lavoro costante sulle dinamiche di gruppo, rete tra scuola, famiglie e servizi territoriali. Sulla stessa linea si muove chi valorizza esperienze extrascolastiche di responsabilità, come racconta la storia dei 120 studenti volontari a Lourdes con il liceo Tosi: un altro modo di costruire relazioni tra pari.
Il prossimo passaggio istituzionale è la Giornata del 15 dicembre 2026 e la relazione dell'Osservatorio Mim. Nel frattempo il calendario scolastico corre: dopo la maturità dei 527mila studenti chiusa a giugno, il rientro di settembre riporterà in aula la generazione che questi numeri fotografano.