Un docente di sostegno su tre nelle scuole del Nord non ha la specializzazione. Al Sud, invece, è appena uno su nove. Il dato ribalta l'immagine tradizionale del divario territoriale e diventa il vero convitato di pietra della discussione sul TFA XI ciclo, il percorso di abilitazione autorizzato dal Ministero con 30.241 posti per l'anno accademico 2025/2026.
Il quadro dei numeri
Nel 2024/2025 i docenti di sostegno senza specializzazione sono 57mila, il 22% del totale. In cinque anni la quota di specializzati è salita dal 63% al 78%, secondo l'ultimo rapporto ISTAT sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Migliora la media nazionale, ma nasconde due Italie: nelle regioni settentrionali il 32% dei posti è coperto da personale curricolare senza titolo, contro l'11% del Mezzogiorno.
Le scuole con più criticità sono l'infanzia (27% di non specializzati) e la primaria (28%): la secondaria di secondo grado si ferma al 10%. Sullo sfondo, 377mila alunni con disabilità nelle classi italiane, quasi 18mila in più dell'anno precedente, il 4,8% del totale iscritti.
Perché il Nord fa peggio del Sud
Il paradosso ha una spiegazione strutturale. Le università del Nord attivano poche cattedre del TFA rispetto al fabbisogno locale, mentre al Sud l'offerta accademica di scienze della formazione e pedagogia produce più aspiranti specializzati di quanti il territorio ne assorba. Chi si laurea al Sud spesso non si trasferisce, chi lavora al Nord accetta contratti da curricolare in attesa di specializzarsi.
Il Decreto ministeriale MUR n. 926 del 26 giugno 2026 prova a raddrizzare la sproporzione: dei 30.241 posti del TFA XI ciclo, 4.553 sono destinati all'infanzia, 11.698 alla primaria, 4.842 alla secondaria di primo grado e 9.148 alla secondaria di secondo grado. Le università del Nord ricevono la fetta più consistente della ripartizione territoriale.
Il ritardo delle nomine amplifica il gap. Nel 2024/2025 il 26% dei docenti di sostegno al Nord non era ancora assegnato all'inizio delle lezioni, contro una media nazionale del 22%. Un mese dopo, il 10% dei posti risultava ancora vacante. Nelle scuole dell'infanzia il ritardo tocca il 27%, nella primaria il 25%: proprio gli ordini in cui la quota di non specializzati è già più alta. Le regole di continuità nel sostegno tramite le 150 preferenze introdotte per garantire il rapporto alunno-insegnante non funzionano se a settembre il docente da confermare non è ancora entrato in servizio.
Cosa cambia per famiglie e docenti
Per le famiglie il conto è pesante: il 59,7% degli alunni con disabilità cambia insegnante di sostegno da un anno all'altro, e il tasso è più alto proprio dove più docenti sono non specializzati. Al Nord il ricorso al TAR contro l'assegnazione delle ore coinvolge il 2,9% delle famiglie, mentre nel Mezzogiorno sale al 5,3% a fronte di una media nazionale del 3,8%: la contestazione riguarda la quantità delle ore, non la qualifica del docente assegnato.
Per i docenti la posta in gioco è l'abilitazione. La distribuzione delle 11.461 cattedre di sostegno per il 2026 tramite coda GPS è la porta di ingresso di chi non ha ancora specializzazione. Chi supera il TFA XI ciclo entra invece nelle graduatorie in prima fascia. La prova preselettiva prevede 60 quesiti in due ore, con un numero di ammessi pari al doppio dei posti disponibili per ateneo. Per chi resta fuori il ruolo continua a essere quello descritto dalla Cassazione sul docente di sostegno che non è un sorvegliante: mansioni piene, formazione parziale, responsabilità didattica piena in aula.
Il divario tra 32% e 11% non si chiude con un ciclo di TFA. Servirebbero incentivi alla mobilità territoriale dei nuovi specializzati e vincoli triennali di permanenza al Nord, misure che il Ministero non ha finora previsto.