Delle 2.174 unità cancellate dagli organici del personale ATA per il 2026/2027, tutte finiscono su un solo profilo, il collaboratore scolastico, e nessuna sul primo ciclo. Il totale nazionale scende da 196.477 a 194.303 posti, DSGA inclusi.
Un taglio concentrato su un unico profilo
Il decreto interministeriale conferma la contrazione su un ruolo soltanto. Assistenti amministrativi, assistenti tecnici, cuochi, guardarobieri, infermieri e operatori dei servizi agrari restano invariati rispetto al 2025/2026. I 2.174 posti in meno riguardano esclusivamente i collaboratori scolastici delle secondarie di secondo grado: 1.294 spariscono dai licei, 880 dagli istituti tecnici, professionali e dai licei artistici. Le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado sono state escluse dal taglio per proteggere il tempo pieno e il tempo prolungato del primo ciclo.
La dotazione dei direttori dei servizi generali e amministrativi passa invece da 7.401 a 7.389, dodici posizioni in meno legate però alla riforma del dimensionamento della rete scolastica e non al taglio dei collaboratori. Anche i CPIA restano fuori dalla revisione: la circolare conferma l'assegnazione di un assistente amministrativo per ogni CTP riorganizzato e un collaboratore per ogni sede di attività.
La motivazione non è il calo di iscritti
La circolare ministeriale è esplicita sull'origine della riduzione. La imputa al decreto interministeriale n. 211 del 3 novembre 2025, attuativo dell'articolo 1 comma 828 della legge di bilancio 2025 (legge 207/2024), adottato con l'obiettivo dichiarato di conseguire un risparmio strutturale di spesa. Il calo demografico entra nel calcolo dell'incidenza degli alunni con disabilità, non della sforbiciata in sé.
La differenza è visibile nel confronto con l'organico docenti. Il potenziamento perde altri 1.407 posti per il terzo anno consecutivo, motivati questa volta dalla curva delle nascite che secondo l'ultima rilevazione ISTAT su natalità e fecondità 2024 segna un -2,6% con 369.944 nuovi nati. Docenti e ausiliari, quindi, scendono per ragioni diverse: la scuola pubblica perde personale sia dal fronte demografico sia da quello di bilancio.
La revisione dell'ordinamento professionale, che avrebbe introdotto operatori scolastici e funzionari senza incarico di DSGA, è rinviata al 2027/2028 dal decreto-legge 19 del febbraio 2026: per un altro anno restano in vigore i parametri di calcolo precedenti. Contemporaneamente la legge di bilancio 2026 ha modificato la cadenza del decreto sugli organici ausiliari da triennale ad annuale, aprendo alla possibilità di rimodulazioni ogni settembre e a ulteriori revisioni al ribasso in fase di manovra.
Cosa cambia per le scuole superiori
Ogni provincia dovrà accantonare il 3% della dotazione organica per garantire copertura alle scuole con laboratori numerosi, plessi distanti, alunni con disabilità o territori segnati da dispersione scolastica. È l'unico margine per attenuare l'impatto sui licei e sugli istituti tecnici dove i corridoi rischiano di restare scoperti nella vigilanza pomeridiana, soprattutto negli edifici articolati su più piani o con succursali distanti dalla sede centrale.
Sono previsti 1.000 posti aggiuntivi per gli assistenti tecnici destinati ai laboratori di Informatica del primo ciclo e 15 posti dedicati alla stabilizzazione. Nei casi di insegnanti tecnico-pratici in soprannumero verrà accantonato un pari numero di posti di assistente tecnico, con la terza fase della mobilità limitata al 50% delle disponibilità residuate. Le regioni che hanno adottato piani autonomi di dimensionamento continuano ad applicare i parametri 2025/2026 agli istituti nati da accorpamento, senza allinearsi ai nuovi criteri nazionali.
Sul fronte delle famiglie il sostegno economico resta aperto: i voucher scuola per il 2026/2027 sono già disponibili in cinque regioni con scadenze concentrate tra il 15 e il 30 luglio 2026.
Il calendario del prossimo anno scolastico fissa il primo suono di campanella tra il 7 e il 17 settembre 2026: entro quella finestra gli Uffici scolastici regionali dovranno chiudere il riparto e decidere, provincia per provincia, quali licei e quali istituti tecnici useranno la quota del 3% per non lasciare scoperta la vigilanza.