Il Ministero rivendica un calo dell'81% delle aggressioni al personale scolastico tra settembre e dicembre 2025-26. A Parma, però, i due insegnanti picchiati con cinghie nel parco Ex Eridania il 22 maggio scorso hanno scelto di non denunciare gli studenti: l'episodio, documentato da un video diffuso sui social e confermato dalla Questura, non finirà nei dati ufficiali del MIM.
Cosa ha detto Valditara a Rai Uno
Intervenuto a Cinque Minuti il 4 giugno 2026 nello studio di Bruno Vespa, il ministro Giuseppe Valditara ha definito sbagliata la decisione dei due docenti di non sporgere querela. Trattandosi di minorenni, ha spiegato, non si va in galera ma si avvia un percorso educativo considerato fondamentale per evitare la recidiva. Sulla possibile bocciatura dei tre studenti, sospesi per trenta giorni dal consiglio d'istituto dell'ITIS, il ministro si è detto convinto: "penso che sarà così". Il messaggio politico è esplicito: basta giustificazionismo, basta perdonismo, i comportamenti violenti vanno sanzionati e l'autorità dei docenti va ripristinata.
Il -81% del MIM dipende dalle denunce
Il dato sulle aggressioni docenti presentato dal ministero è netto: 4 casi rilevati tra settembre e dicembre 2025-26, contro i 21 dello stesso quadrimestre dell'anno precedente. La serie storica fissa 71 episodi nel 2023-24 e 51 nel 2024-25. Il sistema di rilevazione, istituito con il Decreto Interministeriale n. 157 del 4 agosto 2025 che ha creato l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, registra però solo le segnalazioni accompagnate da una denuncia formale. L'aggressione di Parma, con due insegnanti percossi e un video diffuso, non rientra nelle statistiche perché nessuno ha sporto querela. Lo stesso vale per la quota silenziosa di episodi che dirigenti e docenti continuano a gestire internamente, per evitare strascichi con le famiglie o per timore di esposizione mediatica. Nel 2023-24 quasi un'aggressione su due, il 47,8%, proveniva da un genitore, mentre il 44,9% riguardava direttamente gli alunni: un quadro in cui la scelta di non denunciare incide pesantemente sulla rappresentazione del fenomeno. Nei primi quattro mesi di quest'anno, secondo la stessa rilevazione, Emilia Romagna e Piemonte sono le uniche regioni con due episodi censiti: tutte le altre, comprese aree storicamente più esposte, risultano a quota zero. Una geografia troppo netta per essere realistica, se confrontata con i dati Inail 2025, che colloca le insegnanti di scuola primaria tra le categorie più esposte ad aggressioni e violenze sul lavoro.
Cosa cambia per chi sta in classe
La richiesta del ministro sposta il baricentro: senza querela, l'iter educativo dei minori si ferma sulla soglia disciplinare interna e l'episodio resta fuori dal monitoraggio nazionale. Per chi insegna, denunciare non è più una scelta privata ma uno snodo che condiziona sospensioni, ripetenze e statistiche pubbliche. Il clima di sfiducia è già misurabile: un'indagine recente sul rifiuto di accompagnare gli studenti in gita mostra quanto la percezione di rischio stia incidendo sulle attività extracurriculari. Il nodo dell'autorità citato da Valditara intercetta anche il dibattito sulla nuova formazione iniziale dei docenti rivista nel Milleproroghe, che molti chiedono di rafforzare proprio sulla gestione dei conflitti in aula.
Il primo rapporto dell'Osservatorio arriva nel 2027
Il primo rapporto dell'Osservatorio nazionale è atteso entro il 31 gennaio 2027 e dovrà essere trasmesso al Parlamento. Sarà il momento in cui l'incidenza delle non denunce diventerà misurabile, perché l'organismo dovrà incrociare i dati ministeriali con le segnalazioni delle questure. Se il -81% reggerà includendo anche gli episodi noti alle forze dell'ordine ma non querelati, la lettura del trend cambierà davvero. Per ora, l'invito ministeriale a denunciare convive con un sistema che dalle denunce dipende interamente. Sul fronte degli studenti coinvolti nei percorsi educativi previsti dal codice penale minorile, l'attenzione si sposta anche sulle tutele e gli strumenti compensativi riconosciuti dal Consiglio di Stato, che restano un riferimento per chi attraversa fasi educative complesse.