Sei carichi utili europei, cinque CubeSat universitari e un esperimento privato tedesco, hanno raggiunto l'orbita bassa il 5 settembre 2026 a bordo del razzo Spectrum di Isar Aerospace, decollato alle 22:12 ora italiana dallo spazioporto norvegese di Andøya. Il manifesto elenca TU Berlin, TU Wien, la norvegese NTNU, l'Università di Maribor in Slovenia, la bulgara EnduroSat e l'azienda Dcubed. Non figura alcun ateneo italiano.
Il secondo lancio di Spectrum e la scommessa di Andøya
Il vettore è alto 28 metri, ha due stadi e dieci motori a propano e ossigeno liquidi, con una capacità di 1.000 kg in orbita bassa. Il primo tentativo, a fine marzo 2025, era terminato pochi secondi dopo il decollo. Il secondo volo della missione Onward and Upward si è concluso con la separazione dei carichi utili e la circolarizzazione dell'orbita: Isar Aerospace diventa la prima azienda privata a raggiungere l'orbita da uno spazioporto dell'Europa continentale, esclusi i siti russi (Comunicato ESA sul lancio orbitale di Isar Aerospace).
Il risultato pesa sull'agenda europea. Con l'European Launcher Challenge decisa al Consiglio ministeriale ESA di novembre 2025, l'Agenzia ha assegnato contratti per 544 milioni di euro complessivi a cinque provider di lancio, con l'obbligo di raggiungere l'orbita entro il 2027. Isar è la prima a incassare la milestone. La nuova stagione europea di accesso allo spazio si intreccia con il ritorno italiano nel volo umano, atteso con Artemis III e Luca Parmitano in orbita lunare.
Sei atenei europei a bordo, nessuno italiano
Il manifesto della missione elenca il CubeSat CyBEEsat della TU Berlin (transceiver miniaturizzato e celle solari perovskitiche resistenti alle radiazioni), TriSat-S dell'Università di Maribor, Platform 6 dell'azienda bulgara EnduroSat, FramSat-1 della norvegese NTNU, SpaceTeamSat1 del team studentesco della TU Wien e l'esperimento Let It Go della tedesca Dcubed. Cinque paesi rappresentati: Germania, Slovenia, Bulgaria, Norvegia, Austria. Zero atenei italiani.
Il paradosso si legge nella storia industriale. L'Italia è il paese europeo di Vega C, il piccolo lanciatore Avio da 2.300 kg in orbita bassa costruito a Colleferro. Ma Vega C ha un costo per volo attorno ai 48 milioni di euro e serve un mercato istituzionale, non i CubeSat da pochi chili che le università mettono in orbita a decine ogni anno. Isar Aerospace copre proprio questa fascia bassa a costo ridotto.
Il vuoto italiano non è solo scientifico. Il contratto ESA che finanzia lo sviluppo del vettore di Isar Aerospace vale 197,8 milioni di euro ed è coperto interamente da Germania, Austria e Norvegia. L'Italia, tra i maggiori contribuenti al bilancio ESA, non partecipa a questa specifica linea di finanziamento. Ne consegue che gli studenti italiani di ingegneria aerospaziale non hanno hardware in volo sul nuovo lanciatore né un canale istituzionale di accesso ai voli successivi.
L'Italia dei CubeSat e la finestra ELC
Le competenze italiane sui nanosatelliti esistono. Con il programma ALCOR dell'Agenzia Spaziale Italiana, ASI ha selezionato 20 missioni CubeSat su 49 proposte ricevute nella prima call, coinvolgendo consorzi con Sapienza, Politecnico di Milano, Alma Mater di Bologna e Kayser Italia. Il Politecnico di Torino ha portato il progetto ELECTRA alla Concurrent Design Facility dell'ESA. Manca però l'aggancio con i nuovi vettori privati europei: le missioni ALCOR viaggiano su lanciatori esterni, non sui razzi in via di qualifica del Vecchio Continente.
La finestra dell'European Launcher Challenge resta aperta fino al 2030 per ogni volo operativo dei cinque challenger. Un ateneo italiano o un consorzio industriale che voglia far salire un payload sui prossimi voli di Isar Aerospace, PLD Space Miura o Rocket Factory Augsburg deve muoversi ora, mentre i manifesti dei voli 3 e 4 di Isar sono in definizione. Le occasioni si affiancano ad altri programmi di ricerca europei, dalle osservazioni del CNR per l'eclissi totale del 12 agosto 2026 fino a studi di frontiera come l'avversione europea agli insetti tracciata a 9.000 anni fa.
Isar Aerospace ha annunciato l'aumento della produzione delle componenti per accelerare i voli nei prossimi mesi. Il primo CubeSat di un ateneo italiano sul nuovo lanciatore tedesco si gioca nella call di manifesto entro fine 2026.