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Rassvet a 500 km su 800: la Russia resta indietro nella corsa LEO

La costellazione russa Rassvet resta a metà quota con 32 satelliti su 924. Confronto con Starlink, Kuiper e la corsa cinese alle mega-costellazioni LEO.

Il programma Rassvet, presentato dalla Russia come la risposta a Starlink, ha portato in orbita 32 satelliti in due lanci tra marzo e luglio 2026, ma nessuno ha raggiunto la quota operativa di 800 chilometri. La quota massima toccata finora è poco superiore ai 500 chilometri, e almeno tre esemplari risultano già persi.

I numeri del programma russo

L'operatore Bureau 1440 punta a mettere in orbita 924 satelliti entro il 2035, con un obiettivo intermedio di circa 300 unità entro fine 2027. I 32 lanciati finora sono poco più di un decimo del target 2027 e appena il 3,5% dell'obiettivo di lungo periodo. Dei 16 satelliti della prima tranche della costellazione Rassvet, dodici si sono assestati intorno ai 500 chilometri, uno è rientrato in atmosfera già a giugno e altri due non manovrano da due mesi, secondo i dati diffusi dall'Institute for the Study of War e dal registro dell'astronomo Jonathan McDowell. La seconda tranche, lanciata a luglio, mostra segnali analoghi: due satelliti non hanno mai risposto ai comandi di risalita, tre si sono fermati dopo i primi tentativi, undici sono in salita lenta. Il tasso di guasti conclamati supera il 9%.

Il collo di bottiglia sono i motori a plasma

Il difetto tecnico ha un nome preciso. I razzi vettori Soyuz-2.1b rilasciano i satelliti in orbita parcheggio, tra 300 e 500 chilometri, e la risalita fino agli 800 chilometri è affidata ai motori a plasma di bordo. Sono propulsori elettrici a bassa spinta: consumano poco propellente ma richiedono mesi di funzionamento continuo per modificare l'orbita. Se il motore si accende male, non si accende del tutto, o si spegne dopo poche settimane, il satellite resta a quota parcheggio senza modo di recuperare.

La scelta russa di affidarsi alla propulsione elettrica ricalca quella di Starlink, che però schiera vettori Falcon 9 in grado di rilasciare i satelliti già a 550-600 chilometri, riducendo il salto orbitale da compiere. Amazon Leo, l'ex Project Kuiper, usa Atlas V, Vulcan Centaur e New Glenn con rilasci a quota nominale e propulsione chimica di supporto. Il margine dei satelliti russi è più stretto di partenza: qualsiasi difetto sul motore a plasma diventa una condanna orbitale, non un ritardo.

Bureau 1440 non ha comunicato se i tre satelliti guasti provengano dallo stesso lotto di produzione o siano fallimenti indipendenti. Fino a quando questa informazione resta interna, il tasso del 9% rappresenta il dato più concreto sulla catena di produzione russa.

Il divario con la corsa globale alle costellazioni LEO

Il confronto con le altre mega-costellazioni fissa la posizione russa. A fine agosto 2026 Starlink ha superato gli 11.100 satelliti in orbita, di cui oltre 11.080 operativi, secondo il registro McDowell. Le due costellazioni cinesi Guowang e Qianfan hanno raggiunto insieme circa 400 satelliti attivi, con obiettivi rispettivi di 13.000 e 15.000 unità entro il 2030. Amazon Leo, ex Project Kuiper, viaggia intorno ai 390 satelliti in orbita, contro un target FCC di 1.618 entro luglio 2026 su cui l'azienda ha chiesto proroga.

L'Europa parte dopo tutti: il piano IRIS² accelerato dalla Commissione europea prevede 348 satelliti tra orbita bassa e media, con primo lancio nel 2029. Rassvet, in questo panorama, non è ultima per ambizione dichiarata, ma è l'unica costellazione con più di due lanci alle spalle a restare ancora sotto la quota operativa. Anche i piani spaziali di più lungo respiro, dalla campagna Artemis III con Parmitano in orbita agli esperimenti sull'eclissi del 12 agosto 2026 tra Artico e orbita geostazionaria, mostrano tempi lunghi ma traguardi più vicini a quelli dichiarati.

Il prossimo lancio Rassvet è atteso entro fine 2026. Se i satelliti non raggiungono gli 800 chilometri entro il terzo tentativo, Bureau 1440 dovrà scegliere tra riprogettare la propulsione elettrica o abbassare stabilmente la quota di esercizio, sacrificando la copertura per cui la rete era stata pensata.

Pubblicato il: 4 settembre 2026 alle ore 16:29