Quanto è ancora competitiva l'università italiana? Cosa dicono i dati 2026
Il QS World University Rankings 2027 evidenzia un miglioramento significativo delle università italiane, con 15 atenei posizionati nella top 500 mondiale, un aumento rispetto ai 12 del 2017. Il Politecnico di Milano si conferma l'unica università tra le prime 100, al 87° posto, mentre altre grandi università come la Sapienza di Roma e l'Alma Mater di Bologna mostrano passi avanti rilevanti. Questi risultati riflettono un progresso diffuso: il 56% degli atenei italiani classificati migliorano la loro posizione. Tuttavia, la situazione appare complessa se si considerano gli indicatori di attrattività e mobilità. Solo il 5,7% degli studenti iscritti sono stranieri, con concentrazioni significative in pochi atenei specializzati, mentre il 10,4% dei dottori di ricerca formati in Italia lavora all'estero, principalmente per migliori opportunità professionali e retributive. L'85,3% dei laureati italiani trova occupazione, ma persistono squilibri territoriali evidenti, con molti studenti del Sud che si trasferiscono al Centro-Nord per studiare. Va sottolineata inoltre l'importanza di interpretare correttamente i dati: il posizionamento assoluto di un ateneo può celare trend positivi di crescita, e il fenomeno del brain drain è complesso, con ricercatori italiani che si spostano anche per progetti competitivi. Il quadro complessivo indica progressi importanti ma lascia aperta la sfida di attrarre e trattenere talenti, elementi chiave per il futuro dell'istruzione superiore italiana.