La Germania contro il calo demografico: il costo ricade su chi non ha figli
La recente riforma della Pflegeversicherung, o assicurazione per l'assistenza agli anziani in Germania, introduce un aumento del sovrapprezzo contributivo per i lavoratori senza figli, portandolo dallo 0,6% allo 0,7%. Questo incremento si aggiunge all'aliquota base del 3,6%, portando il contributo totale al 4,3% per chi non ha prole, mentre chi ha figli beneficia di aliquote più basse proporzionali al loro numero. La misura nasce dalla sentenza del Bundesverfassungsgericht del 7 aprile 2022, che ha dichiarato incostituzionale non riconoscere un'impostazione contributiva diversa in base al numero di figli. L'obiettivo principale è contenere un deficit stimato di 22,5 miliardi di euro nel biennio successivo, dovuto all'invecchiamento della popolazione e al conseguente aumento della spesa per l'assistenza agli anziani non autosufficienti. La struttura del sovrapprezzo segue un percorso ben definito: l'aliquota standard del 3,6% è ripartita tra datore di lavoro e dipendente, mentre l'aumento per i senza figli è a carico esclusivo del lavoratore a partire dai 23 anni. La legge prevede inoltre una riduzione dell'aliquota per chi ha uno o più figli, fino al quinto, che funge da incentivo indiretto alla natalità. Tale decisione si basa sul principio del patto intergenerazionale, riconoscendo a chi educa più figli un ruolo fondamentale nel sostenere il sistema previdenziale attraverso la crescita della futura forza lavoro. Il contesto demografico tedesco mostra un calo del tasso di fecondità a 1,35 figli per donna nel 2024, quota che colloca il paese tra i più bassi in Europa, anche se leggermente superiore all'Italia, dove il dato è pari a 1,18. Questa situazione genera pressioni crescenti sui sistemi di welfare e previdenza, sottolineando l'urgenza di politiche efficaci. Tuttavia, è importante evitare interpretazioni errate: la riforma non è una penalizzazione arbitraria, ma un adeguamento necessario che rispetta un principio costituzionale specifico. Altri paesi europei, come l'Italia, non hanno ancora normato sistemi contributivi differenziati in base alla prole, ma il caso tedesco può fornire spunti per future riflessioni anche oltre confine.